Tra diplomazia e pressioni interne: Ignazio Cassis è sempre lì

Ampiamente criticato in patria, all'estero si muove per mantenere al centro la diplomazia elvetica: il capo del DFAE è in realtà ben consapevole del ruolo che riveste
Ampiamente criticato in patria, all'estero si muove per mantenere al centro la diplomazia elvetica: il capo del DFAE è in realtà ben consapevole del ruolo che riveste
BERNA - Non è un periodo facile per il capo del Dipartimento degli affari esteri (DFAE), Ignanzio Cassis. Tra le polemiche innescate dai costi del suo jet privato e la denuncia alla Corte penale internazionale legate alla causa palestinese, oggi Cassis torna al centro dell’attenzione sulle pagine della NZZ.
Cassis al centro di un paradosso - Insomma, secondo il quotidiano, Cassis sembra vivere in un paradosso: da un lato impegnato nella promozione del dialogo e della stabilità internazionale, dall’altro costantemente sotto il fuoco delle critiche, soprattutto in patria. A destra è accusato di essere eccessivamente vicino all'Unione europea. A sinistra, è visto come un sostenitore di Israele, in particolare per la gestione della guerra di Gaza: il rifiuto di parlare di «genocidio» e il richiamo al rispetto del diritto internazionale hanno scatenato proteste tali da costringerlo a essere scortato dalla polizia a Bellinzona. Critiche sono arrivate anche dall’interno dello stesso DFAE, amplificate dalle ex consigliere federali Micheline Calmy-Rey e Ruth Dreifuss.
La posizione del consigliere federale è complessa - Nonostante le pressioni, Cassis riesce comunque mantenere una posizione decisa sui dossier internazionali. Ha definito gli accordi con l’UE «indispensabili», sottolineando la loro importanza strategica, e mantiene un approccio filosofico e riflessivo per la politica estera. Al World Economic Forum di Davos, ha annunciato una «nuova era», criticato il comportamento di Donald Trump verso la Svizzera e Karin Keller-Sutter e pianificato prossimi viaggi a Kyiv e Mosca per discutere di pace.
Una ricerca di equilibrio costante - Per la NZZ, la carriera di Cassis riflette dunque un costante equilibrio tra ambizioni internazionali e critiche interne. Da un lato, cerca di rafforzare il ruolo della Svizzera nei contesti multilaterali e di affrontare conflitti complessi come quello in Ucraina; dall’altro, deve confrontarsi con pressioni politiche e mediatiche che ne mettono in discussione ogni mossa. Il ministro appare consapevole dell'unicità e del ruolo delicato che riveste: non cerca solo di influenzare il mondo, ma di interpretarlo e mediare, pur esponendosi alle critiche quotidiane dei cittadini e dei partiti.




