«Su Crans-Montana persa ogni credibilità»

L'avvocato Tuto Rossi durissimo con gli inquirenti vallesani. Ora arrivano gli investigatori italiani: «Tutte le lacune finiranno sui giornali».
L'avvocato Tuto Rossi durissimo con gli inquirenti vallesani. Ora arrivano gli investigatori italiani: «Tutte le lacune finiranno sui giornali».
BELLINZONA/ CRANS-MONTANA - Arriveranno gli investigatori italiani. Negli scorsi giorni la Procura vallesana ha concesso l'assistenza giudiziaria all'Italia per quanto riguarda le indagini sulla strage di Capodanno al Constellation di Crans-Montana. «Un'anomalia – sostiene l'esperto avvocato bellinzonese Tuto Rossi –. Di solito il trattato internazionale di cooperazione tra Italia e Svizzera prevede simili opzioni quando ci sono problemi di criminalità transfrontaliera. Però non è illegale. Ci può anche stare. Il problema adesso è un altro».
Cioè?
«Che i procuratori pubblici vallesani vengono considerati incompetenti. Probabilmente anche a giusta ragione».
Si spieghi meglio.
«La procura pubblica vallesana si è dimostrata sin dall'inizio non all'altezza della situazione. Non si è resa conto dell'enormità di quello che è capitato. E così ha combinato un pasticcio dietro l'altro. Ora la procura dà l'impressione di reagire alla pressione della stampa internazionale anziché di agire autonomamente».
Magari in realtà non è così.
«Può essere. Ma questa sensazione di sfiducia subentra quando non sei più credibile. E la procura pubblica vallesana ha accumulato troppi errori grossolani. Manca una figura forte, di riferimento che risponda con autorevolezza alle critiche internazionali e che possa dimostrare coi fatti che si sta prendendo sul serio l’istruttoria penale. Adesso anche se la procura vallesana dovesse adottare decisioni perfette, l'opinione pubblica le considererebbe come un ripiego forzato, per rimediare alle sviste dei primi giorni d’inchiesta».
Quali sono stati secondo lei gli errori più gravi commessi dalla procura vallesana?
«Permettere ai coniugi Moretti, proprietari del Constellation, di inquinare le prove. E permettere al Municipio di Crans-Montana di trasmettere con tutta calma i documenti che voleva. Invece tutta la documentazione sui controlli antincendio doveva essere immediatamente sequestrata. Si è trattata l’inchiesta penale come se ci fosse stato soltanto un incendio, invece di un incendio con una quarantina di giovani bruciati vivi e decine di ustionati gravi».
Le critiche non arrivano solo dall'Italia. I giornali della Svizzera tedesca parlano di "valle del silenzio".
«È vero, non soltanto la stampa italiana bensì anche quella svizzero-tedesca si è scagliata contro quella che è stata definita come l’omertà vallesana. Ha riportato l’opinione di molta gente che pensa che il Constellation non fosse un bar sconosciuto dal sindaco e dalle autorità comunali. In questi villaggi tutti si conoscono. E forse si chiude troppo facilmente un occhio. Accade in tutto il mondo, per carità. Bastava ammetterlo e scusarsi subito».
Invece il sindaco si è presentato in conferenza stampa a fianco della procuratrice pubblica...
«Appunto. Con un discorso preparato appositamente da un'agenzia specializzata in situazioni di catastrofe. Il sindaco non si è scusato, perché secondo i consiglieri del Municipio scusarsi sarebbe stato come ammettere di avere una colpa. Era evidente. Tuttavia ha dovuto ammettere che da anni non c'erano più controlli in quel locale».
Cosa si sarebbe dovuto fare nei giorni immediatamente dopo il dramma?
«Appena possibile mettere in carcere preventivo tutti i sospettati. Il sindaco andava interrogato subito. Magari non era possibile farlo il primo gennaio, ma almeno il due o il tre... Ci sono state troppe ingenuità, probabilmente commesse in buona fede. Però le inchieste non possono basarsi sulla presunta buona fede degli interrogati».
Le famiglie delle vittime dicono che il Consiglio federale si sta dimostrando freddo e distaccato. Che ne pensa?
«Mi pare che le cose siano partite così male sin dall'inizio che adesso è difficile rimediare. La Confederazione si è fidata della procura vallesana. Troppo. Per un caso così grosso occorreva nominare un procuratore di autorevolezza indiscussa, esterno al Vallese. Non solo. Non bisognava aspettare che l'Italia insistesse per mandare i suoi detective. Essendoci vittime anche straniere la richiesta di collaborazione internazionale doveva partire dalle autorità vallesane, che invece hanno banalizzato la situazione».
Il Canton Vallese ha deciso di stanziare circa 10'000 franchi per ogni famiglia colpita in un modo o nell'altro dalla tragedia.
«Io ne avrei dati almeno il doppio come inizio viste le tante spese con cui sono confrontate queste famiglie. E poi subito. Non passando attraverso la burocrazia e la lentezza. Questo avrebbe dovuto essere un aiuto immediato a cui ne sarebbero seguiti altri pagati dal Comune di Crans-Montana. Ma anche in questo caso la comunicazione è stata pessima».
Intanto in Italia ci attaccano.
«È inutile piangere perché ci attaccano. Certo alcuni attacchi sono sguaiati. In alcuni casi, si può persino pensare che ci siano persone che ne approfittato per regolare i loro conti personali con la Svizzera. Tuttavia il materiale per attaccarci glielo hanno fornito le autorità vallesane, che non hanno fatto fino in fondo la loro parte. E comunque, tornando alla stampa: i media in generale fanno bene a fare emergere le magagne se qualcuno tende a nascondere la sporcizia sotto il tappeto. È il loro dovere in una società democratica».
Cosa accadrà se gli investigatori italiani in Vallese dovessero trovare buchi evidenti nell'inchiesta?
«Tutto finirà sui giornali. E non ha senso ribattere che nell’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi o sul sabotaggio volontario della funivia del Mottarone gli italiani hanno fatto di peggio. Non esiste la compensazione del dolore. E una tragedia non ne cancella un’altra. Perché il problema in questo caso è tutto nostro. E in questa circostanza specifica, grazie all’incompetenza della procura vallesana, stiamo facendo una figuraccia. Faccio l'avvocato da una vita e posso dire che la giustizia svizzera, che generalmente funziona bene, non meritava un danno d'immagine simile».




