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«I soldi scarseggiano»: la doppia sofferenza delle vittime di Crans-Montana

Tra le famiglie delle vittime dell’incendio del "Le Constellation" c'è chi lamenta ritardi nell'erogazione degli aiuti finanziari promessi dal Canton Vallese.
Imago (archivio)
Fonte Blick
«I soldi scarseggiano»: la doppia sofferenza delle vittime di Crans-Montana
Tra le famiglie delle vittime dell’incendio del "Le Constellation" c'è chi lamenta ritardi nell'erogazione degli aiuti finanziari promessi dal Canton Vallese.

SION - Lo scorso 14 gennaio, il Consiglio di Stato vallesano aveva stabilito che alle vittime del rogo di Crans-Montana sarebbe stato concesso un aiuto finanziario urgente. Si trattava di un importo forfettario di 10'000 franchi per ogni vittima e ferito dell'incendio del "Le Constellation". C'è però chi si lamenta di non aver ancora ricevuto l'aiuto in questione.

Lo racconta al Blick una mamma vallesana doppiamente colpita dalla tragedia, con due figlie ancora ricoverate in ospedale. La maggiore delle due, Farah, 20 anni, è stata colpita in modo particolarmente duro per le gravi ustioni che sta curando in una clinica specializzata a Morges, nel Canton Vaud. Meissa (18), la sorella minore, è invece ospedalizzata presso la clinica Suva di Sion.

«Le bollette continuano ad arrivare nella cassetta della posta. Per esempio, quelle dell'assicurazione sanitaria», spiega mamma Leila che con il marito fa quotidianamente la spola tra i due ospedali. «La mattina - continua - andiamo a trovare Farah, il pomeriggio siamo con Meissa e la sera la trascorriamo con nostra figlia più piccola, Naiel», che di anni ne ha 14.

Come detto, a un mese dalla tragedia e a oltre due settimane dalla decisione di aiuto finanziario da parte del Cantone vallesano, per loro non è ancora arrivato alcun aiuto per far fronte alle bollette delle assicurazioni, oltre che alle «spese di viaggio considerevoli» e a quelle minori, come i pasti fuori casa.

Insomma tutto diventa complicato: «I soldi scarseggiano», «questi costi li abbiamo ora», aggiunge la 51enne che, insieme al marito, ha dovuto mettersi in malattia dal lavoro. Anche perché la famiglia prevede di dover investire risorse nel recupero psicologico delle figlie, per consentire loro di «elaborare ciò che hanno vissuto e ritrovare la fiducia nella vita», perché «non hanno subito solo danni fisici».

Il perché dei ritardi – Perché dunque questo ritardo nello stanziamento di fondi che venivano definiti urgenti? «È stato necessario effettuare diversi importanti controlli amministrativi - racconta Jérôme Favez, responsabile dei servizi sociali del Canton Vallese, che aggiunge: «È stato necessario identificare le vittime e i loro familiari che non si erano fatti avanti spontaneamente». Ma non solo, a complicare l'iter si è aggiunto anche il dover identificare i tutori legali nel caso delle vittime minori o il verificare, nel caso di persone decedute, se queste «fossero sposate e, in caso contrario, ottenere informazioni sui loro genitori».

Poi arriva la rassicurazione. Attualmente, sono state «completate 45 pratiche - aggiunge il funzionario - e possono ora essere inoltrate al Dipartimento cantonale delle finanze per l'erogazione. I pagamenti dovrebbero arrivare sui conti dei beneficiari entro mercoledì». Per tutti gli altri, l'attesa dovrebbe durare fino al massimo alla fine della prossima settimana. Entro tale scadenza tutti dovrebbero ricevere il contributo.

Critico è però l'avvocato delle vittime, Sébastien Fanti, che definisce i 45 fascicoli fin qui elaborati «una miseria», e spinge affinché si proceda «in fretta. E non solo su questo punto».

L'impegno del Cantone - In fatto di aiuti alle famiglie, oltre ai 10 mila franchi in via di liquidazione, va infine ricordato che, a fine mese, il Consiglio di Stato vallesano ha previsto di stanziare 10 milioni di franchi alla fondazione a sostegno di chi è rimasto colpito dal rogo di Capodanno. Due iniziative, dunque, che si aggiungono alla decisione del Cantone di farsi carico anche delle spese per i funerali delle 41 persone decedute.

La «sussidiarietà» della Confederazione – Anche il Consiglio federale - lo ricordiamo - ha teso la mano verso le vittime, garantendo «un sostegno sufficiente». Il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) è stato infatti incaricato di verificare, entro la fine di febbraio, l'esistenza di eventuali lacune nell'attuale offerta di sostegno e di valutare le forme di aiuto «sussidiarie» da parte della Confederazione.

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