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CANTONE

Il canto del cigno, prima dell'addio

I Sunset'99 hanno pubblicato l'EP "End of Our World", l'ultimo atto prima dello scioglimento definitivo
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Il canto del cigno, prima dell'addio
I Sunset'99 hanno pubblicato l'EP "End of Our World", l'ultimo atto prima dello scioglimento definitivo

LUGANO - «Dopo 6 anni intensi, il nostro percorso come Sunset'99 giunge al termine. Per cause di forza maggiore, abbiamo deciso di chiudere questo stupendo capitolo della nostra vita». È il messaggio che la band ticinese ha affidato ai social nelle scorse settimane. Gilles, batterista della formazione, ha spiegato come è maturata la scelta della separazione e cosa c'è in "End of Our World", l'EP di tre brani uscito il 30 gennaio e che rimarrà come vero e proprio canto del cigno.

Avete ricevuto svariate dimostrazioni d'affetto da parte di altre band della scena ticinese. Cosa hanno suscitato in voi?
«Hanno fatto molto piacere. Ha aiutato a renderci conto che, seppur nel nostro piccolo, eravamo presi in considerazione nell'ambiente».

Queste reazioni hanno dato spazio a qualche ripensamento?
«Ci abbiamo pensato tanto, prima di annunciare l'addio. Ed era già successo: pensavamo di farlo, poi ci dicevamo che avremmo dovuto tenere botta e provare a vedere come sarebbe andata. È come in una relazione affettiva: se vedi che le cose non girano non è che te ne vai e stop, provi a farla funzionare. Se poi non c'è niente da fare, te ne fai una ragione e dici: "È meglio per tutti"».

Siete dispiaciuti?
«Tantissimo. Però è la cosa giusta. Ed è arrivata anche in modo abbastanza naturale, dato che ci siamo resi conto, nel tempo, che stavamo andando in quattro direzioni diverse. A livello artistico, ma anche umano».

Una fine, sì, ma "controllata".
«È stato il modo più sincero di rispettare quello che abbiamo costruito, senza sparire nel nulla, di punto in bianco. Ci sono state delle discussioni, come in tutte le band, ma sono state sincere. Non c'è stato nessuno che ha puntato il dito contro un altro. Si è voluto evitare di vivere male il suonare insieme, che non diventasse più un hobby ma qualcosa che non ci faceva stare bene. Rimangono l'affetto, il divertimento e la gratitudine per quello che abbiamo fatto insieme. Così come dei ricordi stupendi».

Prima di lasciare, avete assemblato "End of Our World".
«Ogni canzone esplora un genere diverso. Le abbiamo pescate tra il materiale che avevamo e abbiamo deciso di produrle. Due le abbiamo fatte a Firenze, una a Milano. Sono delle sperimentazioni: stavamo cercando di capire in che direzione andare e, come si può capire ascoltandole, stavamo imboccando delle strade diverse».

I brani spaziano tra il rock, il pop e qualcosa che si avvicina al pop con elementi dance. Cosa raccontano dei Sunset'99?
«Ci descrivono tutte, con le nostre caratteristiche e i gusti musicali differenti. Chi ama i Green Day, chi preferisce i Queen, oppure gli Iron Maiden. È un bel miscuglio, ma coerente con quello che siamo stati».

Nel vostro futuro ci sarà sempre la musica?
«Assolutamente sì. Ero molto legato alla band, era diventata un'identità. Non smetterò di fare musica e lo stesso vale per gli altri».

Hanno avuto un qualche ruolo le ben note difficoltà che i musicisti ticinesi devono affrontare (mancanza di luoghi e occasioni per suonare)?
«Certo, devi impegnarti tantissimo per trovare una data, ma noi veniamo da un'estate nella quale abbiamo fatto una decina di concerti. È un argomento di fondo, ma nel nostro caso i motivi sono stati altri».

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