«Non sappiamo mai cosa succede tra le mura di casa altrui»

Il delitto di Via Mirasole visto dall'occhio attento del criminologo clinico Franco Posa: «Ci credo che quello fosse un quartiere tranquillo. Ma questo non lo rende immune dal male».
Il delitto di Via Mirasole visto dall'occhio attento del criminologo clinico Franco Posa: «Ci credo che quello fosse un quartiere tranquillo. Ma questo non lo rende immune dal male».
BELLINZONA - C'è ancora incredulità in Via Mirasole a Bellinzona alcuni giorni dopo il dramma che nella notte tra martedì e mercoledì ha visto morire una donna di 46 anni per mano del figlio 24enne. Il giovane viveva proprio lì, in quell'appartamento al terzo piano del numero civico 15. La madre e il compagno 61enne, rimasto gravemente ferito, si trovavano sul posto per cercare di calmare il ragazzo. «Ma non dobbiamo stupirci che in un quartiere tranquillo possano capitare tragedie del genere», spiega il criminologo clinico Franco Posa.
Il microcosmo – Il criminologo pone l'accento sull'aspetto simbolico delle mura di casa. «A volte racchiudono un microcosmo completamente estraneo a quanto c'è attorno».
«Il mito del vicino insospettabile» – Nelle ore dopo il fatto di sangue si è sentito più volte ripetere che quella è una zona di brave persone. «Ci credo. Ma l'opinione comune non lo rende immune dal male che comunque può insinuarsi anche negli ambienti apparentemente più pacifici. Si continua a credere al mito del vicino insospettabile. Ma ogni persona ha un potenziale deviante. Potenziale influenzato da una moltitudine di fattori quali l'educazione, il contesto in cui si cresce, i valori che si sposano, le personali esperienze di vita, la predisposizione caratteriale...».
Le ipotesi di reato – Nei confronti del giovane, che attualmente si trova ricoverato in una struttura sanitaria a Mendrisio, sono stati ipotizzati i reati di assassinio (subordinatamente omicidio intenzionale) e tentanto omicidio intenzionale (subordinatamente lesioni gravi).
«L'importanza di una rete» – Il ragazzo era conosciuto dalle autorità per alcuni suoi precedenti. Aveva avuto a che fare con risse, con droga ed era già stato sia in clinica sia in carcere. Qualche giorno prima del delitto, a conferma del suo disagio crescente, avrebbe fatto del male anche al suo stesso cane. «Un dramma simile – precisa Posa – ci fa riflettere su quanto sia di cruciale importanza avere una rete sociale di sostegno sul territorio. Rete, già presente, che continua a dispiegare una concreta efficacia».
«Guscio protettivo» – Posa torna poi a parlare del luogo del delitto. Quell'appartamento in cui abitava il 24enne che sui social mostrava foto di armi e si dichiarava vicino al mondo della musica trap. «Le mura di casa sono un mezzo per distaccarsi dalle relazioni sociali. Un guscio protettivo. Si cerca di tenere là dentro l'emotività, il tormento, il disagio fino a giungere alla possibilità che si materializzi un'espressione di impulsività, a volte con caratteristiche definibili come esplosive».
Matricidio – Come interpretare questo matricidio? Molti si chiedono se questa tragedia potesse essere evitata in qualche modo. «Statisticamente – dice Posa – nel matricidio, rispetto ad altri tipi di crimine, si osserva una maggiore percentuale di predisposizione alla psicopatologia da parte dell'autore». E sembra il caso del giovane in questione che negli ultimi anni, secondo i racconti dei suoi conoscenti, si comportava in maniera piuttosto disfunzionale, finendo spesso al centro di situazioni delicate.
Due pensieri – Sotto la lente dunque due pensieri ben distinti. «Quello egodistonico che fa desistere il soggetto dal perpetrare atti di violenza nel confronto dei genitori. E quello egosintonico in cui la persona agisce in armonia coi propri bisogni, coi propri istinti, sollevandosi così da quello che è il senso di colpa fino a giungere alla commissione del reato».
Era sotto l'effetto di sostanze? Stando a fonti non ufficiali quella notte il ragazzo era sotto l'effetto di sostanze. «E questo, qualora fosse confermato, potrebbe avere contribuito all'innescarsi di un automatismo allucinatorio o di un episodio dissociativo acuto».





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