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«È colpa del profumo»

Molestie, violenza verbale e ambienti tossici nei luoghi di lavoro: le testimonianze raccolte da Tio.ch e i numeri della Confederazione.
Ti-Press (archivio)
«È colpa del profumo»
Molestie, violenza verbale e ambienti tossici nei luoghi di lavoro: le testimonianze raccolte da Tio.ch e i numeri della Confederazione.
La psicologa: «La persona si sente violata nella propria integrità»

BELLINZONA - «Era l’inizio degli anni Novanta. Uno dei miei superiori mi ha baciata sul collo mentre scrivevo a macchina, scusandosi e dicendomi che non poteva resistere. La cosa si è ripetuta in ascensore. Mi ha detto: “È colpa del profumo”».

Le testimonianze - Il frammento fa parte di alcune testimonianze raccolte da Tio.ch. Il tema riguarda le molestie subite sul posto di lavoro. La violenza non concerne solo la sfera privata: può manifestarsi anche fra una scrivania e l’altra, quando una persona usa il proprio potere per sminuire, umiliare o escludere un’altra.

«Un ambiente tossico» - «A 15 anni sono stata spinta contro il muro mentre portavo delle fotocopie - denuncia Giulia (nome di fantasia), oggi 55enne - gli apprezzamenti e le domande riguardanti il mio seno sono proseguite fino al termine dell’apprendistato, lasciandomi insicura e spaventata». La donna, nel suo racconto, prende in rassegna alcuni posti di lavoro in cui, sia a causa di atteggiamenti sessisti sia a causa di comportamenti prevaricatori, si respirava «un ambiente tossico».

«Seguita sotto casa, poi ho dato le dimissioni» - Una sera, dopo la cena di Natale, la donna è stata infastidita da un alto dirigente di mezza età. «Mi ha seguita fino a casa. Non c’erano i telefonini e sono rimasta chiusa in auto nel mio posteggio sotto casa fino alle due di notte, quando lui è andato via. La mattina dopo ho denunciato il fatto al capo e ho dato le dimissioni». La donna sottolinea come si sia dovuta difendere più volte da abusi verbali: «Mi ero quasi abituata a subire commenti idioti ritenuti “uno scherzo”».

«Controlli ossessivi e atteggiamenti punitivi» - Ma le umiliazioni non sono un retaggio di un mondo del lavoro tossico e risalente a tanti anni fa. Tutt’altro. Un'altra nostra lettrice racconta di un’esperienza lavorativa infarcita di «controlli ossessivi, atteggiamenti punitivi e comportamenti riconducibili a una forma di mobbing».

«Divulgate informazioni private, come la condizione economica» - Non solo: «La responsabile delle risorse umane oltrepassava costantemente la privacy di tutto il personale. Commenti sulla vita privata, sulle attività nel tempo libero e sulle frequentazioni erano una pratica quotidiana». Parallelamente, «venivano divulgate ad alta voce informazioni riservate riguardanti altri collaboratori: difficoltà economiche, precetti e situazioni personali che avrebbero dovuto rimanere confidenziali».

La reazione dell'azienda - Dopo diverso tempo, «è stato possibile rispondere a tono e indicare chiaramente ciò che funzionava nella gestione interna. La reazione dell’azienda è stata quella di rigirare la responsabilità sugli altri, continuando a togliere denaro, a usare intimidazione e a giocare con la vita delle persone senza alcun ritegno».

Lo studio - Nel dicembre 2024, l'Ufficio federale per l'uguaglianza tra donna e uomo (UFU) e la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) hanno pubblicato uno studio sulle molestie sessuali sul posto di lavoro.

Atteggiamenti sessisti? Sì per il 52% - Alle lavoratrici e ai lavoratori intervistati sono stati presentati dodici comportamenti potenzialmente molesti con la domanda se li avessero mai subiti sul lavoro negli ultimi 12 mesi o nel corso della loro intera vita lavorativa. Più della metà (52%) degli intervistati ha subito almeno uno dei comportamenti sessisti o sessuali indicati nel corso della propria vita lavorativa.

I dati - Le donne (58,8%) sono più spesso colpite rispetto agli uomini (45,9%). Riguardo agli ultimi 12 mesi, circa un terzo degli intervistati (30,3%) è stato coinvolto; il 34,5% delle donne e il 26,5% degli uomini. Le lavoratrici e i lavoratori della Svizzera tedesca segnalano episodi leggermente più frequenti (53%) rispetto ai lavoratori della Svizzera romanda (51%) e del Ticino (44%).

Colleghi dello stesso rango - Secondo lo studio, i comportamenti potenzialmente molesti provengono più spesso da colleghi dello stesso livello gerarchico. Le donne (36%) segnalano più spesso degli uomini (26%) molestie da parte dei superiori. I subordinati sono raramente responsabili di comportamenti potenzialmente molesti. Tuttavia, gli uomini (7%) segnalano un po' più spesso delle donne (4%) episodi in cui i responsabili sono colleghi subordinati.

I settori - Comportamenti potenzialmente molesti provengono spesso anche da persone esterne all'azienda (ad es. clienti, pazienti). I dipendenti di settori che prevedono frequenti contatti con la clientela (ad esempio, ristorazione, assistenza, commercio al dettaglio) ne sono maggiormente colpiti.

Comportamenti molesti: peggio gli uomini - Per quanto riguarda il sesso degli autori, si può affermare che i comportamenti potenzialmente molesti sono complessivamente molto più frequenti tra gli uomini e meno frequenti tra le donne. Sia gli uomini (67%) che le donne (85%) segnalano più frequentemente episodi in cui uno o più uomini erano gli autori.

«Un fenomeno complesso» - Stefania Mastrillo, psicologa del lavoro del Laboratorio di psicopatologia del lavoro, contattata da Tio.ch, sottolinea come le violenze e le molestie sul luogo di lavoro siano, innanzitutto, un fenomeno complesso.

Violenza verbale, umiliazioni e mortificazioni - «Possono derivare da una serie di fattori individuali, sociali e legati all’organizzazione del lavoro - spiega - Si manifestano in molte forme, ma secondo la nostra esperienza quelle più frequentemente riferite riguardano la violenza verbale, come comunicazioni vessatorie, umiliazioni o svalutazioni, e i comportamenti ostili, tra cui il controllo e l’isolamento del lavoratore o della lavoratrice». Dinamiche che, nel tempo, «portano la persona a sentirsi violata nella propria integrità».

Dalle forme aggressive a quelle più sottili - Per quanto riguarda il Ticino, «la comunicazione ostile è, statisticamente, la forma di violenza più segnalata nei luoghi di lavoro. Il ventaglio delle violenze verbali è ampio: accanto alle modalità apertamente aggressive esistono forme più sottili, ma non meno pesanti per chi le subisce».

Linguaggio tagliente o svalutante - Per esempio «il sarcasmo ripetuto, così come un linguaggio tagliente o svalutante, quando non richiesti né accettati, possono risultare vessatori quanto urla, insulti e minacce. Ogni attacco all’integrità personale può generare conseguenze significative sul benessere psicologico, con possibili ripercussioni sul benessere psicologico, come ansia, umore depresso o altre forme di disagio».

Sensibilità in crescita - Rispetto al passato, sottolinea la psicologa, «se ne parla sempre di più e c’è maggiore consapevolezza. Vengono organizzati sempre più incontri formativi e informativi, pensati per sensibilizzare sul tema sia i lavoratori, che in questo modo imparano a riconoscere le diverse situazioni e sanno a chi rivolgersi in caso di bisogno, che i datori di lavoro, a cui vengono forniti gli strumenti necessari per riconoscere i campanelli d’allarme e intervenire tempestivamente di fronte a comportamenti inadeguati».

"L'uguaglianza previene la violenza" - Le disuguaglianze di potere permettono a un individuo o a un gruppo di «esercitare controllo sugli altri. In situazioni di squilibrio di potere, l’uso della forza diventa uno strumento per mantenere il controllo, preservare il proprio status o ottenere nuovi privilegi a scapito degli altri». Quindi, come ricorda la campagna nazionale “L’uguaglianza previene la violenza”, la parità può rappresentare un efficace fattore di protezione contro molte forme di violenza, anche nei luoghi di lavoro.

Le condizioni per tutelare il benessere dei lavoratori - Nei contesti professionali in cui l’equità di trattamento è un valore fondante, «è più probabile che si sviluppi una cultura aziendale improntata al rispetto. In queste realtà - conclude Mastrillo - infatti, solitamente esistono procedure di segnalazione sicure e anonime, maggiore attenzione alla formazione dei dipendenti sul riconoscimento e la gestione dei comportamenti inappropriati, e politiche di tolleranza zero: tutte condizioni che contribuiscono a tutelare la salute e il benessere dei lavoratori».

«Essere gentili? Vuol dire essere deboli» - La conferma arriva anche da una nostra lettrice: «A comportarsi bene, seguendo regole ed essendo gentili, spesso passa il messaggio che si è deboli e quindi prevaricabili, se non peggio. Eppure, si potrebbe lavorare meglio in un ambiente sano e sereno, dove la gente sa cosa sono il rispetto e l’empatia».

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