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LUGANESE

I soldi non tornano, la truffa diventa un caso diplomatico

Un'azienda del Luganese si è vista sottrarre, nel 2019, oltre 9 milioni di franchi. Soldi che sono finiti in una banca bulgara. Una minima parte è stata restituita, ma un Tribunale di Sofia ha deciso di non restituire il resto
Depositphotos (stetsik)
Fonte CdT
I soldi non tornano, la truffa diventa un caso diplomatico
Un'azienda del Luganese si è vista sottrarre, nel 2019, oltre 9 milioni di franchi. Soldi che sono finiti in una banca bulgara. Una minima parte è stata restituita, ma un Tribunale di Sofia ha deciso di non restituire il resto

LUGANO - Ha assunto una cornice diplomatica un caso di truffa informatica che, nel 2019, aveva colpito un'azienda del Luganese, sottraendole oltre 9 milioni di franchi, poi depositati in una banca bulgara. Parte di quei soldi, quasi 3 milioni, erano in seguito stati restituiti ma - come riferisce oggi il Corriere del Ticino - in queste settimane un Tribunale d'Appello di Sofia ha stabilito che la parte restante del denaro recuperato (pari a circa 3,6 milioni di franchi) non sarebbe tornata alla legittima proprietaria ma sarebbe finita nelle casse dell'erario bulgaro.

Per questo motivo, negli scorsi giorni gli inquirenti svizzeri hanno segnalato il fatto all'Ufficio federale di giustizia chiedendo di tentare di risolvere la controversia cercando una soluzione diplomatica.

La situazione, scrive il procuratore pubblico Andrea Gianini, titolare dell'incarto, nella missiva inviata all'UFG, è «totalmente irrita ai sensi degli accordi internazionali sottoscritti». Ed esaurite le vie legali - la decisione del tribunale è infatti non appellabile -, solo con la diplomazia «potrebbe essere evitata la prospettiva che gli attivi vengano definitivamente sottratti all’azienda».

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