"200 franchi bastano!", l'ACSI dice no: «È uno sconto ingannevole»

Per la Svizzera italiana sarebbe un incredibile autogol, afferma l'associazione dei consumatori
BELLINZONA - La riduzione del canone radiotelevisivo indebolirebbe le offerte mediatiche per le minoranze linguistiche e la partecipazione democratica. È quanto sostiene l'esecutivo retico che raccomanda agli aventi diritto al voto di dire no l'8 marzo all'iniziativa "200 franchi bastano!". La maggior parte dei partiti cantonali e pure le organizzazioni linguistiche seguono la linea del Governo. A esprimersi in modo favorevole è invece l'Unione arti e mestieri.
Le regioni periferiche sarebbero colpite in misura superiore alla media da un taglio del canone. A causa della loro posizione geografica, del plurilinguismo e le condizioni strutturali, i Grigioni costituiscono per i media un mercato «di modesto interesse», scrive oggi il Governo retico in un comunicato.
Il dimezzamento del canone metterebbe a rischio la sopravvivenza di programmi in lingua italiana e romancia nella loro forma attuale. «L'offerta giornalistica della Radiotelevisione romancia RTR e della Radiotelevisione svizzera RSI sarebbero a rischio. La loro visibilità e la loro sopravvivenza non sarebbero garantite senza un finanziamento solidale», ha detto stamattina il consigliere di Stato Jon Domenic Parolini (Centro) durante l'incontro mensile con i media.
Secondo il direttore del Dipartimento dell'educazione, cultura e protezione dell'ambiente i media privati non riuscirebbero a colmare la lacuna che verrebbe a crearsi. Inoltre c'è il rischio che le redazioni vengano centralizzate, portando a uno smantellamento delle sedi regionali. Questa lontananza dal territorio e la diminuzione di un giornalismo regionale porterebbe a minori informazioni sugli sviluppi comunali e cantonali, che aiutano la formazione democratica della popolazione.
In che modo la posizione sia stata condivisa all'interno del Governo, non è noto. «Non diciamo la proporzione», ha risposto il presidente del Governo retico, Martin Bühler (PLR), alla domanda di un giornalista.
Partiti contrari, ma manca l'UDC - La maggior parte dei partiti grigionesi sono contrari a un dimezzamento del canone, necessario per finanziare i programmi radiotelevisivi. Il PS ha già formulato la sua raccomandazione lo scorso novembre. Secondo i socialisti i media indipendenti e di qualità sono indispensabili in questi tempi, in cui le forze conservatrici guadagnano terreno e la disinformazione dilaga, si legge sul sito.
Secondo il Centro, se l'iniziativa venisse approvata verrebbe limitata fortemente l'informazione di alta qualità in tutte e quattro le lingue nazionali e ciò colpirebbe in modo particolare la Svizzera romancia. Il partito rende attenti anche sulle ripercussioni per la copertura sportiva. La perdita di visibilità di sport minori ed eventi sportivi avrebbe conseguenze sulla sponsorizzazione, sulla vita associativa e sulla promozione delle giovani leve.
Anche il PLR è contrario al dimezzamento del canone radiotelevisivo. All'assemblea dei delegati a inizio anno le voci contrarie all'iniziativa erano 58, 3 invece a favore e 4 gli astenuti. L'UDC retico non ha ancora formulato la propria raccomandazione di voto. Lo farà l'11 febbraio durante l'assemblea del partito a St. Moritz.
Dibattito all'interno dell'Unione arti e mestieri - Il dimezzamento del canone ha scatenato discussioni controverse all'interno del comitato cantonale dell'Unione arti e mestieri. Dopo un intenso dibattito, il comitato ha deciso di raccomandare il "sì" all'iniziativa. Secondo il direttivo le imprese sono colpite in modo sproporzionato dal canone radiotelevisivo.
In un recente comunicato il comitato ha sottolineato che con la loro posizione non sono contrari al servizio pubblico radiotelevisivo, che rimane necessario in un cantone trilingue. L'Unione arti e mestieri, così scrive, si impegnerà per far sì che la copertura regionale non venga indebolita.
L'associazione che conta quasi 7'000 membri era favorevole già nel 2018 all'iniziativa "No Billag", che intendeva abolire totalmente il canone radiotelevisivo. Gli aventi diritto di voto bocciarono in modo chiaro, con oltre il 70% di voti, la proposta.
Organizzazioni linguistiche allarmate - Sul fronte delle lingue minoritarie la preoccupazione di un possibile dimezzamento del canone si fa sentire. Sia la Lia Rumantscha (LR) che la Pro Grigioni Italiano (PGI) ritengono che le conseguenze sarebbero molto negative.
Secondo il presidente della PGI, Franco Milani, la visibilità delle minoranze linguistiche diminuirebbe pericolosamente. «Si ridurrebbe lo spazio dedicato alle notizie locali, nazionali e internazionali nella loro lingua, ma pure l'offerta culturale e più in generale tutti i contenuti che prima erano trasmessi in una lingua minoritaria sarebbero drasticamente penalizzati», ha continuato Milani, interpellato da Keystone-ATS.
Per la quarta lingua nazionale, parlata dallo 0,5% della popolazione svizzera, la perdita di visibilità sarebbe dolorosa. «Una drastica riduzione dei mezzi finanziari della SSR comprometterebbe gravemente la comprensione tra le regioni linguistiche», ha argomentato Urezza Famos, presidente della LR.
L'iniziativa in breve - La popolazione si esprimerà sull'iniziativa "200 franchi bastano!" l'8 marzo. Nell'ottica dei promotori a livello nazionale - UDC, Unione svizzera delle arti e mestieri e Giovani PLR - la proposta di modifica costituzionale punta a far sì che l'ente radiotelevisivo torni a concentrarsi sul suo mandato, ovvero di fornire un servizio pubblico di base.
Il progetto prevede la riduzione del canone radiotelevisivo dagli attuali 335 franchi all'anno a 200. Le aziende sarebbero esentate dal pagamento.
Il Consiglio federale ha sottoposto al parlamento un controprogetto indiretto, che non verrà sottoposto a votazione. Esso prevede la riduzione progressiva del canone radio-tivù da 335 franchi a 312 nel 2027 e a 300 franchi nel 2029.



