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SVIZZERA

Il racconto di una sopravvissuta: «Ogni notte rivedo quelle fiamme nei miei incubi»

La 18enne Roze, sfuggita quasi per miracolo all'inferno del Constellation, è rientrata da poco in Svizzera: «So che guarirò, ma è comunque molto dura».
Il racconto di una sopravvissuta: «Ogni notte rivedo quelle fiamme nei miei incubi»
20min/Daniela Bertuzzi
Il racconto di una sopravvissuta: «Ogni notte rivedo quelle fiamme nei miei incubi»
La 18enne Roze, sfuggita quasi per miracolo all'inferno del Constellation, è rientrata da poco in Svizzera: «So che guarirò, ma è comunque molto dura».

MORGES (VD) - È riuscita a sfuggire all'inferno grazie all'intervento di un passante che ha aperto, con la forza, una delle finestre della vetrata “Constel”. Roze (18 anni) porta sul suo corpo, soprattutto sulle mani e sul volto, i segni di quell'inferno di fiamme: «Mi sono coperta il volto, a bruciarle è stato solo il calore».

Le cicatrici più profonde, però, sono quelle che restano invisibili agli occhi: «Ha flashback costanti di quella serata», racconta il padre a 20 minutes, «per questo resto di fianco al suo letto d'ospedale, ogni notte. Per lei, e per noi, è stato un periodo molto difficile».

«Eravamo tutti ammassati tentando di uscire, fra le fiamme che divoravano il locale, c'era gente per terra... spinta o schiacciata dagli altri... io sono riuscita a salvarmi per un colpo di fortuna», ricorda.

Dopo essere stata ricoverata in Belgio, a Liegi, dove ha subito diversi interventi per le ustioni riportate, questo lunedì è poi rientrata in Svizzera. Attualmente si trova in ospedale a Morges (VD).

«Sono contenta di essere sulla strada della guarigione», racconta la giovane, «ma mi accompagna il sapere che a molti altri è andata molto peggio. Le immagini che ho visto mi tormentano negli incubi... le fiamme, le urla, le persone a terra e i paramedici che provano a rianimare i corpi di quei ragazzi sull'asfalto... Anche la proprietaria, che non ha provato ad aiutare nessuno».

Oltre al dolore e all'angoscia, in lei bruciava anche la rabbia per quanto successo. Questa, a suo dire, oggi si è placata: «Ora per me è importante che la giustizia possa fare il suo lavoro, senza intrusioni e seguendo le procedure. È giusto che i responsabili vengano trovati».

Per questo la giovane ha consegnato la sua fotocamera alla polizia: «Gestivo i social per conto dei signori Moretti», racconta, «è incredibile ma la camera ha resistito al calore estremo, e gli inquirenti stanno esaminando video e foto di quella sera», comprese le immagini dei famigerati bengala.

Per la 18enne è previsto un recupero completo, senza danni permanenti: «Devo cambiare le bende sulle mani ogni due giorni e dovrò tenerle per un anno circa. Per circa due anni, invece, dovrò tenerle lontane dal sole», conferma.

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