A pezzi ma in pista: Lindsey com'è possibile? Lo spiega il luminare

Andrea Panzeri ha analizzato il caso-Vonn: «Se, avendolo tra le mani, il ginocchio di una mia top atleta mi desse un buon feeling...»
«Il legamento crociato è una piccola corda di pochi centimetri di lunghezza e pochi millimetri di diametro, ma è molto importante per la stabilità».
Andrea Panzeri ha analizzato il caso-Vonn: «Se, avendolo tra le mani, il ginocchio di una mia top atleta mi desse un buon feeling...»
«Il legamento crociato è una piccola corda di pochi centimetri di lunghezza e pochi millimetri di diametro, ma è molto importante per la stabilità».
CORTINA - Domenica mattina sarà al cancelletto di partenza che si apre sull’Olympia delle Tofane, la mitica pista di Cortina d’Ampezzo dove si disputerà la discesa femminile. Accanto a lei ci saranno avversarie agguerrite e, alcune, con la metà dei suoi anni. Le sfide non hanno in ogni caso mai spaventato Lindsey Vonn la quale, da un anno a questa parte (almeno), sta lavorando proprio per l’appuntamento a cinque cerchi. La quale, da una settimana a questa parte, ha un “problemino”: un legamento crociato, quello del ginocchio sinistro, completamente rotto.
Ma come può un’atleta in quelle condizioni pensare di competere per una medaglia olimpica? Una risposta ce l’ha data Andrea Panzeri, luminare dell’ortopedia che negli anni ha seguito, con ripetuti interventi, la carriera di Sofia Goggia. Responsabile dell’Unità Operativa di Sport Trauma e Research Center presso l’Istituto Clinico San Siro, coinvolto nelle Olimpiadi in quanto presidente della Commissione Medica della Federazione Italiana Sport Invernali (FISI), il “doc” opera anche a un passo dal confine: è Direttore Sanitario del Centro di Terapia Riabilitativa di Como.
«Ovviamente posso parlare solo per esperienza, non del caso specifico di Lindsey perché non l'ho visitata. Quello che posso dire è che esistono degli atleti che anche con il crociato rotto - vengono solitamente chiamati coper - riescono comunque a compensare l’instabilità con la muscolatura, la sensibilità, l’esperienza, la capacità di stare sullo sci, il tipo di pista. Le variabili che possono influire su questo tipo di decisione, quella di gareggiare, sono tantissime».
Non è una pazzia, dunque?
«No, e quello di Lindsey non è neppure un caso isolato. Noi, come Italia, stiamo facendo la stessa cosa con la giovane Flora Tabanelli, che lo scorso anno ha vinto i Mondiali. Si è rotta il crociato due mesi fa e gareggerà. C’è poi un atleta francese dello snowboard cross che si è fatto male 35 giorni prima di Sochi, non si è operato e ha preso la medaglia. Tutto dipende da com’è la situazione acuta del ginocchio, ma stiamo parlando di un atleta di altissimo livello che conosce alla perfezione il suo corpo. Il legamento crociato è una piccola corda di pochi centimetri di lunghezza e pochi millimetri di diametro, ma è molto importante per la stabilità. Però in base al tipo di trauma il ginocchio risponde in modo diverso».
Il risultato non è scontato, la discesa sarà comunque in sicurezza…
«Quella che hanno fatto è sicuramente una scelta condivisibile. Se, avendolo tra le mani, il ginocchio di una mia top atleta mi desse un buon feeling, e il professionista stesso stesse bene e fosse fiducia, anche io direi “proviamoci”».
L’ultima parola spetta al campione, in questo caso a Lindsey Vonn, o al responsabile medico?
«Al dottore, ma solo se c'è una situazione over risk. Se uno ha una frattura del piatto tibiale non si scappa. In questo caso, con un'atleta di oltre 40 anni, con quell’esperienza… diciamo che, se non ci fossero proprio cose pazzesche, non mi opporrei».








