Dopo i racconti dell’orrore, i salesiani si fanno vivi

«Pronti ad ascoltare le vittime di presunti abusi», spiega via mail un coordinatore. Ma nel frattempo parla un altro ex studente: «Ti fanno andare fino a Milano e poi...»
MAROGGIA - C’era qualcosa che non quadrava al Collegio salesiano don Bosco di Maroggia. Gli articoli di tio.ch sui presunti abusi sessuali subiti da due ex allievi negli anni ’60 hanno suscitato la reazione della Commissione per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili dell’Ispettoria salesiana lombardo emiliana, con sede a Milano. È lo stesso coordinatore a farsi vivo. «Siamo disponibili ad ascoltare chiunque si dichiari vittima di abusi sessuali in ambito ecclesiale», sostiene in una mail inviata alla redazione.
Due storie diverse e angoscianti – I nostri due interlocutori avevano raccontato due situazioni diverse, ma con lo stesso angosciante sfondo. Il primo, oggi 71enne, aveva subito una violenza sessuale completa nell’arco di una notte, mentre si trovava in castigo. Il secondo, di un anno più grande, aveva subito palpeggiamenti in maniera ripetuta. Gli autori degli atti sarebbero stati due preti ben distinti. A testimoniarlo le stesse vittime che li hanno identificati su alcune foto d’epoca.
Come si dovrebbe procedere – Ora il coordinatore delI’Ispettoria salesiana apre le porte alle stesse vittime. «Raccolta la segnalazione, questa sarà ritualmente trattata ai sensi della legge canonica, fermo restando la possibilità per l’autore della segnalazione di ricorrere all’autorità giudiziaria dello Stato, alla luce della reciproca indipendenza e autonomia degli ordinamenti canonico e civile».
L'indirizzo mail – E poi aggiunge: «A tal fine, chiunque volesse presentarci una segnalazione potrà inviare un messaggio di posta elettronica al seguente indirizzo: tutelaminori.ile@salesiani.it».
Un'altra testimonianza – Nel frattempo però a contattare tio.ch è anche un 38enne che nei primi anni 2000, poco prima della chiusura definitiva del don Bosco, ha vissuto un’altra situazione terribile presso il collegio di Maroggia. È lo stesso uomo che già aveva rilasciato un’intervista alla RSI qualche tempo fa.
Segni indelebili – «Al don Bosco – ricorda – ho assistito alla scena in cui un docente abusava di una ragazzina. Da quel momento sono stato perseguitato sia da alcuni preti sia da alcuni compagni. Mi bullizzavano, mi inseguivano, mi picchiavano. Ho ancora i segni della loro violenza sul mio corpo: uno sul collo, lasciato da un filo di ferro, e uno sul braccio. Io avevo 12-13 anni».
Caso segnalato, ma... – Il nostro interlocutore avrebbe già segnalato il suo caso all’Ispettoria salesiana in questione nel 2024. «Sono stato contattato. Mi sono stati offerti accoglienza e ascolto presso la sede di Milano. E poi un percorso spirituale. Non ho accettato. Ma come? Proprio l'ambiente che mi ha traumatizzato ora vuole farmi fare un percorso? E poi perché dal Ticino mi sarei dovuto spostare io fino a Milano? Con chi? Ho attacchi di panico quando sfioro questa tematica. Da solo non sarei potuto andare. Non mi sembra il modo di mettere a proprio agio delle vittime. Non si considera che si tratta di persone che spesso hanno ancora traumi forti».
«Quel docente insegna ancora» – Il caso del 38enne probabilmente non sfocerebbe nemmeno in un risarcimento economico. «Perché non ho subito abusi sessuali in prima persona. Ma ne ho visto uno. E in seguito sono stato preso di mira. A tal punto che ancora oggi mi guardo sempre alle spalle. Ho scritto anche al vescovo De Raemy. Non mi ha ancora risposto. Ho scritto anche ad altre autorità civili. Mi hanno risposto che non possono fare niente. È assurdo: a differenza degli altri due casi, in cui i preti sono nel frattempo deceduti, le persone che mi hanno rovinato sono ancora vive. Il docente abusante attualmente insegna in Italia. Voglio che sulla situazione di Maroggia si prenda una posizione pubblica davanti alla popolazione».
«Mi dicevano che i preti queste cose non le fanno» – Il 38enne ricorda quando all’epoca aveva tentato di parlare con parenti e conoscenti di cosa stesse vivendo. «Tutti mi dicevano che “i preti non fanno queste cose”. E che era impossibile ciò che affermavo. Adesso sto partecipando come testimone al famoso studio dell’Università di Zurigo sugli abusi in ambito ecclesiale. Spero che la mia storia serva per migliorare le cose e togliere questo velo di omertà».
Ribadita la disponibilità – Ricontattata via mail l'Ispettoria salesiana lombardo emiliana ribadisce la massima disponibilità. «Per la nostra Ispettoria il bene del minore e dell’adulto vulnerabile sono valori supremi da custodire e da tutelare», scrive il coordinatore, evidenziando come tali principi siano già ben esplicitati pubblicamente sul sito della comunità religiosa.




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