Pressioni mafiose e traffici di droga: due indagini si incrociano

Una vendita immobiliare con «metodo mafioso» nel Luganese collegherebbe l’inchiesta antidroga ticinese all’arresto di un presunto referente della ’ndrangheta in Svizzera.
LUGANO - Le indagini sul presunto esponente della ’ndrangheta arrestato nel Canton Zurigo il 14 maggio 2025 e la maxi inchiesta antidroga avviata dalla procura ticinese dopo il blitz del febbraio 2025 a Pregassona sarebbero collegate. A fare da trait d’union, secondo quanto riferisce la RSI, sarebbe una controversa operazione immobiliare nel Luganese.
Al centro della vicenda c’è la vendita sottocosto di una palazzina, di proprietà della madre di una consumatrice di droga. La donna sarebbe stata più volte intimidita da trafficanti attivi nella regione, che le avrebbero contestato presunti debiti di droga contratti dalla figlia, fino a spingerla a cedere l’immobile.
A questo episodio avrebbe preso parte anche il 37enne italiano arrestato a Zurigo, poi rilasciato. Una decisione della Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale fa riferimento, non a caso, a un’operazione immobiliare in Ticino, definita come fonte di un sistema opaco di commissioni riscosse con il cosiddetto “metodo mafioso”. L’uomo respinge però le accuse, sostenendo di aver svolto un ruolo di mediatore.
Gli inquirenti lo sospettano inoltre autore di traffici di armi, droga e monete false, incluso un piano per importare 200 chili di cocaina dal Sud America. Durante una perquisizione nella sua abitazione zurighese sono state sequestrate armi, stupefacenti, contanti e telefoni con immagini di riti di affiliazione. Secondo gli atti, sarebbe il referente svizzero della cellula lombarda della cosca Mancuso, pur senza precedenti in Italia per associazione mafiosa.



