«Io, abusato sessualmente da un prete a 11 anni»

La storia di un uomo sconvolto da una violenza subita in collegio. La sua è stata una vita in salita. A un certo punto la decisione di segnalare l'episodio alla Curia.
LUGANESE - A volte la nostra discussione si deve interrompere. Perché Andrea (vero nome noto alla redazione) si blocca. E deve piangere. Raccontare un abuso sessuale subito da un prete 60 anni prima è ancora terribilmente traumatico per quest'uomo del Luganese che oggi di anni ne ha 71. «Frequentavo il collegio don Bosco a Maroggia, che nel frattempo è stato chiuso. Ero stato messo in castigo. E in una notte fui percosso e violentato».
Giro di vite – Il 71enne si racconta a tio.ch in un periodo in cui il tema degli abusi in ambito clericale è sempre d'attualità. I dettagli legali vanno ancora sistemati, ma pochi mesi fa è stato stabilito che le autorità ecclesiastiche ticinesi in futuro saranno obbligate a denunciare le segnalazioni di eventuali abusi entro 30 giorni anche al Ministero Pubblico. A fine 2024 invece è stato istituito il Gruppo di ascolto delle vittime in ambito religioso (GAVA). Un gruppo neutrale, esterno alla Diocesi, che attualmente segue una decina di casi nella Svizzera italiana.
Il documento scandalo – Nel settembre del 2023 invece l'Università di Zurigo ha reso pubblico il "rapporto sul progetto pilota per la storia degli abusi sessuali nel contesto della Chiesa cattolica romana in Svizzera dalla metà del XX secolo". Documentando oltre un migliaio di abusi in tutto il Paese. Ed evidenziando criticità con archivi e documenti per la Diocesi di Lugano.
Quei 10'000 franchi di risarcimento – La segnalazione di Andrea risale al 2018. L'ha fatta a un'apposita commissione della Curia, istituita anni prima. Il suo caso è stato preso sul serio. Analizzato. «Mi hanno fatto parlare con diversi esperti. Per appurare che quello che raccontavo potesse essere realistico. Fondato. È stato accertato. Ho ricevuto delle scuse da parte della Diocesi. E anche 10'000 franchi simbolici come risarcimento morale. Ci sono rimasto un po'. Non ne faccio una questione di soldi. Ma tutto questo dolore non può valere solo quella cifra».
Quanti strascichi – Andrea ha trovato il coraggio di farsi avanti dopo che le autorità ecclesiastiche avevano aperto le porte a eventuali persone vittime di abusi. «Anche perché in tutto quel tempo non avevo mai dimenticato. Avevo sempre in testa le sensazioni e gli odori di quella orrenda notte. E poi avevo la fobia dei preti. Appena ne vedevo uno, tremavo come un bambino. Nella mia vita ho trovato rifugio nell'arte. Però generalmente è stato tutto complicato. Sono stato sposato e ho avuto tre figli. Ma nelle relazioni chiaramente il trauma riemergeva sempre. Trasformandosi in blocchi».
«Più volte ho pensato di uccidermi» – Il 71enne torna alla sua infanzia e alla sua adolescenza. «Di base ero un ragazzo agitato. Dopo lo choc di quella notte non ho trovato il coraggio di parlarne ai miei genitori. Non volevo farli soffrire. Ero chiuso in me stesso. Il mio stato d'animo però era irrimediabilmente cambiato. L'inquietudine era aumentata. Mi sembrava di avere addosso un macigno. Più volte ho pensato di uccidermi. Non lo nego. Anche in età adulta. La psicoterapia mi ha aiutato. Ma ho provato un po' di tutto. Sono stato anche da uno sciamano».
«Voglio dare coraggio alle vittime» – Il presente di Andrea è solo parzialmente alleggerito dall'avere avuto la forza di vuotare il sacco. «Il mio carnefice al momento della mia segnalazione era già morto. L'abbiamo identificato tramite una foto d'epoca. Mi chiedo se abbia fatto del male anche ad altri ragazzi. So che un mio ex compagno di scuola si è sparato un colpo diventando più grande. E non ho mai capito perché. Il male che mi ha fatto quell'uomo non sarà mai colmato purtroppo. Quante volte mi sono svegliato impaurito nel cuore della notte. Capita ancora adesso. Sono cose che ti macchiano. E che non vanno più via. Io oggi ne parlo anche per dare coraggio a chi ha subito qualcosa di simile. Il coraggio di segnalare. Di non chiudersi. E comunque di vivere».



