Gli ultimi giorni all'Auditorio. «Mi mancherà tantissimo»

Giovedì 5 febbraio l'Orchestra della Svizzera italiana terrà il concerto di commiato da questa sala, poi si trasferirà a Pambio in attesa della nascita della Città della Musica
Giovedì 5 febbraio l'Orchestra della Svizzera italiana terrà il concerto di commiato da questa sala, poi si trasferirà a Pambio in attesa della nascita della Città della Musica
LUGANO - Mentre Lugano sperimenta una nevicata con intensità maggiore del previsto, che imbianca tetti e strade creando qualche disagio alla circolazione, i musicisti dell'Orchestra della Svizzera italiana (OSI) si riuniscono all'Auditorio Stelio Molo della RSI per le prove dell'ultimo appuntamento della rassegna OSI in Auditorio.
Quello di domani, giovedì 5 febbraio, non è un concerto come tutti gli altri: quello che vedrà protagonista la star della viola Antoine Tamestit sarà infatti l'addio dell'orchestra all'Auditorio. Un luogo carico di storia e bellezza, al posto del quale sorgerà la futura Città della Musica. La sensazione, varcandone la soglia, è davvero quella di stare vivendo gli ultimi istanti di una storia. Lo stabile che ospitava gli studi radiofonici RSI è ormai vuoto: spente le luci, silenziosi i corridoi. Il suono degli strumenti in fase di accordatura è l'unico che si percepisce, insieme ai passi un po' affrettati dei maestri che, a causa proprio della neve, sono più in ritardo del solito.
Emozioni contrastanti - L'OSI ha concesso ai media di poter assistere alla prima giornata di prove. Tamestit sarà solista e direttore dell'Andante e Rondò Ungarese di C.M. von Weber, nella formula Play&Conduct. Inoltre dirigerà l'orchestra nella Sinfonia in fa minore di Franz Joseph Haydn e nella Seconda Serenata di Johannes Brahms. Per oltre un'ora abbiamo ascoltato l'OSI addentrarsi tra gli spartiti sotto l'attenta direzione di Tamestit, che ha fornito in inglese la sua interpretazione dei brani e ha dato preziose indicazioni.
C'è un'atmosfera un po' strana, nell'Auditorio. Gli addetti ai lavori lo confermano. È un mix di emozioni contrastanti: c'è sicuramente il dispiacere di lasciare la sala che ha ospitato l'orchestra per tanti anni, ma anche la curiosità di trasferirsi, dalla prossima settimana, nel Docks di Pambio, in quella che sarà la nuova casa dell'OSI fino all'edificazione della Città della Musica.
Si fa (ancora) la storia - Un evento storico, quello del 5 febbraio, al quale si arriva «con un po' di nostalgia», ammette la direttrice artistica Barbara Widmer. È la conclusione di 90 anni di una storia gloriosa, che ha visto l'Orchestra della Svizzera italiana alle prese con le pagine dei più grandi musicisti e con collaborazioni di assoluto valore. Igor Stravinskij, Richard Strauss, Martha Argerich: sono alcuni dei nomi che sono risuonati nella sala. Quello che resterà dell'Auditorio, assicura Widmer, sarà «la storia, tutti i momenti e l'identità dell'orchestra che si è sviluppata nel tempo». Il Docks, casa provvisoria (ma parliamo sempre di anni), diventerà «un luogo dove la musica è la regina di casa, dove tutti gli attori sono presenti e si possono creare nuove sinergie».
Si guarda già al ritorno - Il misto di nostalgia e curiosità è percepibile anche tra i maestri dell'OSI. Enrico Fagone, primo contrabbasso, spiega: «Non posso contare sulle dita di una mano quante notti ho passato in questo luogo a preparare importanti concerti. Il bello dell'Auditorio era il suo essere aperto 24 ore su 24». Il Docks, prosegue Fagone, sarà un luogo nel quale trovare nuovi stimoli e riversare idee fresche. Già ora, però, sono «altissime le aspettative sul ritorno» in questa sala, quando sarà completamente rinnovata. «Sarà un luogo ancora più bello, in cui ogni musicista, ogni ballerino, ogni cantante può avere il proprio spazio». Un luogo che sarà in grado di rispondere alle mutate esigenze degli artisti rispetto all'epoca della costruzione dell'Auditorio.
Alberto Biano, primo fagotto, considera «le registrazioni, le incisioni discografiche, i concerti» ricordi indelebili della sua esperienza. Membro dell'Orchestra dal 2008, Biano ricorda con particolare affetto gli anni sotto la direzione artistica di Alain Lombard. «È una sensazione molto strana», spiega a proposito di queste ultime giornate all'interno dell'Auditorio. «Mi mancherà tantissimo». Ma il pensiero è già rivolto al futuro, al momento del ritorno in quella che sarà la nuova casa, nel contesto della Città della Musica. «Non vedo l'ora».







