Crans-Montana: due ragazzi lottano per la vita

Il direttore della Chirurgia dell’ospedale pediatrico di Zurigo: «Una sfida psicologica anche per il personale. Si tratta di giovani con ferite che non guariranno mai del tutto».
ZURIGO - Oggi, mercoledì 4 febbraio, cinque vittime dell'incendio di Crans-Montana si trovavano ancora ricoverate presso l’Ospedale pediatrico di Zurigo.
Due di loro sono tuttora in terapia intensiva, mentre tre sono ricoverati in un reparto di degenza. La SRF ha intervistato il dottor Ueli Möhrlen, direttore della Chirurgia dell’ospedale pediatrico, che ha fornito aggiornamenti sulle condizioni dei pazienti.
Tre pazienti in via di miglioramento - Secondo Möhrlen, i tre pazienti ricoverati nel reparto normale sono «completamente coperti». Ciò significa che «hanno la loro pelle a coprire tutte le ustioni», spiega il direttore della Chirurgia. «Stanno ora entrando nella fase di riabilitazione, in modo che possano tornare a muoversi e a svolgere le loro attività quotidiane».
La situazione è diversa per i pazienti in terapia intensiva: «Lì si tratta realmente di stabilire se sopravviveranno». Questi «non sono ancora completamente coperti», presentano quindi ferite estese. Il problema, tuttavia, non riguarda solo le ustioni in sé, «ma include anche gli altri apparati che hanno ceduto e non funzionano ancora in modo indipendente».
Un forte carico, anche per il personale - L’ospedale pediatrico è tornato alla normalità. «Oltre agli ustionati di Crans-Montana dobbiamo assistere anche molti altri pazienti», afferma Möhrlen. Questo pone il team dell'ospedale di fronte a sfide importanti, perché: «i pazienti ustionati sono molto impegnativi. Da un lato, per il personale infermieristico che fornisce terapia intensiva, e dall'altro, per il personale medico che esegue procedure ripetute».
Gli ustionati non possono essere operati in un'unica seduta: «Si tratta di interventi lunghi e ripetuti».
Curare i pazienti ustionati rappresenta anche una sfida psicologica per il personale, spiega Möhrlen: «Si tratta di giovani con ferite che non guariranno mai del tutto. Il team sanitario lo sa». A questo si aggiunge il supporto fornito ai genitori preoccupati.



