Nuovi farmaci, il CEO di Novartis: «Serve un maggiore sostegno statale»

Il dirigente americano vuole scongiurare «un possibile ritardo nella commercializzazione» qualora dovesse ritenere insoddisfacenti i prezzi applicati.
BASILEA - Il presidente della direzione di Novartis Vas Narasimhan definisce la Svizzera come il luogo più attraente in Europa per un'azienda farmaceutica, ma non ha escluso possibili ritardi nella commercializzazione di nuovi medicinali se i prezzi saranno ritenuti inadeguati. In un'intervista con l'agenzia Awp il dirigente americano con origini indiane ha affrontato innanzitutto il tema strategico della Cina, riconosciuto come mercato di crescita fondamentale. «La Cina è il nostro secondo mercato più grande e dispone ormai di un ambiente normativo molto moderno» ha detto. «Allo stesso tempo, la concorrenza locale sta crescendo fortemente: le aziende cinesi diventeranno sempre più concorrenti globali. Questo ci costringe a innovare più velocemente e a rimanere competitivi». Interrogato sul ruolo della Svizzera in questo contesto globale, il 49enne ne ha elogiato il posizionamento unico. «Circa la metà dei nostri investimenti in ricerca e sviluppo avviene nella Confederazione. Ciò è dovuto all'apertura verso i talenti internazionali, alle condizioni quadro stabili e al forte sostegno statale». Conclusione netta: «All'interno dell'Europa, la Svizzera è attualmente la sede più attraente per la ricerca e la produzione».
Il discorso è poi inevitabilmente approdato al tema dei prezzi dei farmaci, su cui Novartis ha recentemente sollevato la voce con un appello pubblico per aumenti nell'Unione europea. Il dirigente - che a livello personale è partito nel 2018 con una remunerazione di 6,7 milioni e l'anno scorso è arrivato a 24,9 milioni - ha illustrato la difficoltà di fondo: «Il problema centrale è che le innovazioni nel nostro settore sono finanziate principalmente dagli Stati Uniti, mentre la differenza di prezzo con l'Europa è diventata sempre più grande. Vogliamo riequilibrarla».
La ricetta proposta dal CEO si articola in tre punti fondamentali. «Primo, una valutazione più equa dei nuovi medicinali: attualmente in Europa vengono spesso misurati con prodotti di confronto molto vecchi. Poi, budget più alti per le terapie innovative: questi in Europa, in base al prodotto interno lordo, sono circa la metà di quelli degli USA». E terzo? «Una politica più favorevole all'innovazione». La conseguenza: «Se questi tre punti venissero attuati, potremmo riequilibrare la situazione entro tre-cinque anni. Allo stesso tempo, il nostro obiettivo rimane chiaro: i pazienti devono continuare ad avere accesso ai nostri medicinali». In quest'ambito comunque quando il giornalista chiede se Novartis potrebbe trattenere farmaci dal mercato svizzero in caso di prezzi insoddisfacenti il manager non ha fornito garanzie assolute. «Questo lo vorremmo evitare» ha chiosato, lasciando però uno spiraglio a scenari diversi: «Potrebbero comunque verificarsi ritardi nelle immissioni sul mercato o modelli alternativi: siamo in discussione con il governo elvetico su questo». Il messaggio a chi decide in Europa e nella Confederazione è un appello a considerare le priorità. «L'industria farmaceutica è uno dei settori economici più forti d'Europa: nella ricerca, nella produzione e nell'occupazione. Molte altre industrie ricevono un notevole sostegno statale. Una parte di questo dovrebbe confluire in farmaci innovativi: questa sarebbe una decisione politica sensata».
Riguardo alle tensioni commerciali e all'accordo raggiunto a dicembre con l'amministrazione statunitense, il padre di due figli si è mostrato fiducioso. «Abbiamo già investito molto in capacità produttive negli Stati Uniti, in modo da poter produrre localmente anche per il mercato americano», ha detto. «Inoltre siamo esenti da dazi per i prossimi tre anni», ha aggiunto. Un punto di relativa certezza, in un panorama globale che per Big Pharma rimane in costante e complessa evoluzione.



