Archivio Keystone
L'OSPITE
19.07.2020 - 22:110

Niente esercito, niente Svizzera

Daniel Grumelli, Presidente Giovani UDC Ticino

BELLINZONA - Caro Cavalli, cari giovani rossi,

vi scrivo perché negli ultimi giorni non ho potuto non notare il fatto che in certi vostri ambienti della politica ticinese vige un’idea non corretta del nostro esercito. Un’opinione, quella della sinistra, spesso dovuta dall’ignoranza di persone che la scuola reclute non l’hanno nemmeno fatta. Ciò fa si che molti giovani battenti bandiera rossa scrivano discorsi e argomenti privi di senso e fondamento.

La neutralità... che decisione saggia quella presa già nel XVII secolo vero? La scelta dopo secoli di conflitti di non profilarsi con alcun Stato. Eppure è proprio grazie a un sistema di milizia affinato con il tempo, a una presenza capillare sul territorio, che ci ha garantito sino ai giorni nostri pace e stabilità all’interno del continente europeo. La nostra è una neutralità armata da sempre, ciò ha reso la nostra amata Svizzera il Paese che conosciamo: quieto e tranquillo. Perché volere cambiare tutto ciò? A che scopo?

Molti dei tuoi compagni, caro Cavalli, ancora oggi credono che l’esercito serva solamente a “farsi la guerra”. Ebbene caro Franco, ai nostri tempi in Svizzera la figura dell’esercito è ben maggiore a quella che pensate. Interventi laddove le forze civili non intervengono, messa in sicurezza di aree e zone di grandi dimensioni, difesa dello spazio aereo nazionale, controllo e presenza lungo i confini nazionali, sostegno alla popolazione in situazioni di emergenza, e non solo di guerra. Alluvione del 2005 in Svizzera interna ti dice qualcosa?

Un esempio palese lo abbiamo visto fino a qualche settimana fa: l’Esercito si è preso a carico la messa in atto delle direttive emanate dalla Confederazione per contrastare il Covid19. Le ambulanze verdi che vedevamo per strada, trasportavamo pazienti affetti da Coronavirus, non erano in giro a “giocare alla guerra”. Le postazioni di triage in tutta la Svizzera hanno avuto come obiettivo la messa in sicurezza di luoghi pubblici potenzialmente a rischio. Il tutto a beneficio vostro cari giovani socialisti e di tutta la popolazione. Non dimentichiamo poi le reclute e i volontari rientrati in servizio che hanno dato un aiuto logistico a quelle strutture che ne avevano bisogno.

Le migliaia di giovani reclute che ogni anno vengono chiamate a svolgere il proprio servizio militare, non si addestrano solamente a “fare la guerra”. C’è ben altro! Impari a conoscere i tuoi limiti, impari ad apprezzare le persone per quello che sono, così come fai con i camerati. Impari a essere una persona migliore sconfiggendo paure e timori grazie all’aiuto del resto della sezione. Impari a destreggiarti nelle altre lingue nazionali. Impari a maneggiare armi, fucili d’assalto, e pistole per esempio, ma allo stesso tempo vieni messo al corrente di come metterli in sicurezza. La scuola reclute è una scuola di vita. Entri da ragazzo adolescente ed esci da uomo. Termini i tuoi mesi in divisa affrontando la vita in modo diverso grazie all’esperienza dovuta alla caserma ma soprattutto al cameratismo e alle persone che hai conosciuto. Lo stesso vale per un altro tassello importante della salvaguardia e la protezione della popolazione: la protezione civile.

Caro Franco, cari giovani socialisti, cari giovani comunisti, e cari tutti,
le disgrazie sono qualcosa che non vorremmo mai succedessero, soprattutto quando sono giovani ragazzi e perdere la vita. L’Esercito svizzero non è perfetto, ha lacune e migliorie da fare senza ombra di dubbio, ma non è qualcosa da smantellare. Di errori ce ne sono stati e sicuramente ce ne saranno altri. È impensabile che in un sistema di grandi dimensioni sia tutto perfetto. Ma non bisogna fare di tutta l’erba un fascio.

L’Esercito fa parte della nostra società, delle nostre tradizioni. Fa parte di noi come società, del nostro essere svizzeri. Una Svizzera senza un esercito di milizia, o senza esercito del tutto, sarebbe la fine della Svizzera che conosciamo noi. Una nazione da molti considerata un faro. E cari miei, che vi piaccia o no, il nostro amato sistema di milizia è parte integrante di esso. Ditemi, chi si occuperebbe della salvaguardia della popolazione in caso di altre pandemie? Chi garantirebbe la protezione della popolazione in caso di catastrofi naturali se non addirittura altro? Voi battenti bandiera rossa? Non credo proprio!

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