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L'OSPITE
31.07.2019 - 12:000

Ragione, buon senso e verità sconfiggono Philip Morris

Alberto Polli, presidente dell'Associazione svizzera non fumatori

La rinuncia da parte del DFAE allo sponsor del tabacco è una bella notizia per tutto il mondo della prevenzione anti-tabagica. La Philip Morris International ha una sede per il medio oriente proprio a Dubai, perché non offre la sua disponibilità all’organizzazione di quel paese? Bene ha fatto Cassis a rinunciare a questa collaborazione «per evitare che l'immagine positiva della Confederazione ne esca compromessa».

Philip Morris sostiene che il suo prodotto IQOS è stato concepito per smettere di fumare. Avete mai visto un’azienda che inventa e mette sul mercato un prodotto contro i suoi interessi e quindi per autodistruggersi. La verità è che le multinazionali del tabacco si trovano in difficoltà (per modo di dire) perché i fumatori diminuiscono e in tutti gli Stati gli spazi dove si può fumare si restringono. I produttori cercano quindi nuovi accoliti e lo propongono in modo subdolo cercando di accalappiare i giovani con nuovi prodotti tecnologicamente attraenti. Non da ultimo sperano di poter entrare ancora negli spazi indoor dove il tabacco è stato estromesso. L’e-sig è una piaga - ci dicono alcuni direttori di scuola media – che coinvolge gli allievi che pensano di imitare i grandi con un prodotto e un aggeggio che ritengono innocuo. Addirittura ci è stato riferito di una mamma che si è recata in un chiosco a chiedere una e-sig per suo figlio che fa la terza media «perchè a scuola ce l’hanno tutti». Giustamente il gerente del chiosco non gliel’ha venduta. I giovani acquistano tramite Internet.

Sconfitta la Philip Morris: una volta tanto ci voleva dopo le menzogne degli anni Ottanta in cui la multinazionale negava gli effetti nocivi del fumo passivo e quelle odierne sulle e-sigarette. Oggi Philip Morris se la prende con i militanti fra i quali annovera la Lega polmonare, la Lega contro il cancro, l’Associazione Svizzera non-fumatori, i medici, i Servizi sanitari cantonali e tutte quelle organizzazioni della salute che operano per contrastare il prodotto, che se usato come indica il produttore, causa più di 9'500 decessi prematuri all’anno in Svizzera. Per una volta la ragione e il buon senso hanno prevalso anche dopo qualche pressione politica che Cassis ha accolto positivamente.

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