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SORENGO

Perso uno sponsor da due milioni di franchi all'anno

Quanti grattacapi per la Franklin University. Non solo un rettore licenziato. Ma anche un donatore in fuga, l'obbligo di cambiare nome da parte della Confederazione e quegli strani rapporti con la Cina. 
Tio/ Davide Giordano
Perso uno sponsor da due milioni di franchi all'anno
Quanti grattacapi per la Franklin University. Non solo un rettore licenziato. Ma anche un donatore in fuga, l'obbligo di cambiare nome da parte della Confederazione e quegli strani rapporti con la Cina. 
Nel frattempo i vertici della scuola rispondono a tutte (o quasi) le domande formulate da tio.ch.

SORENGO - Lo sponsor se ne sarebbe andato sbattendo gentilmente la porta. Quel donatore che ogni anno stanziava ben due milioni di franchi alla Franklin University di Sorengo a un certo punto si sarebbe stufato. E avrebbe detto basta. Dopo la notizia del licenziamento dell'ormai ex rettore (anche se i vertici della scuola parlano di separazione di comune accordo) trapelano nuovi dettagli sul presente, e sul recente passato, della Franklin University di Sorengo.

L'uomo che getta la spugna – Un facoltoso donatore avrebbe gettato la spugna circa un anno fa. In primis per i comportamenti ritenuti inadeguati dell'ex rettore, ma anche per la situazione caotica che si sarebbe venuta a creare attorno all'istituto. Un certo peso l'avrebbe avuto la bufera innescata a fine 2024 dall'autorevole quotidiano NZZ che aveva sottolineato come alcuni studenti superassero gli esami in maniera sorprendente senza averne i mezzi. Anche La Regione in seguito si occupò della questione. 

Situazione economica – Uno smacco per una scuola che ogni anno stanzierebbe borse di studio per un totale di circa 6 milioni di franchi e che al momento avrebbe un'ipoteca sugli immobili con Banca Stato ammontante a circa 40 milioni. Senza contare i crediti Covid, ricevuti durante la pandemia, da rimborsare allo Stato. Ne deriverebbe una situazione economica fattasi col tempo sempre più critica e complicata. Resa ancora più difficile dal calo degli allievi (diverse decine in meno) registrato negli ultimi anni.

Scintille con Berna – Come se non bastasse ci sarebbero state scintille con Berna. Una decina di anni fa il Franklin College era riuscito ad accreditarsi come università. Otto anni più tardi, al momento della nuova certificazione, non è arrivata la riconferma. Col conseguente obbligo di cambiare nome: da università a istituto universitario. Preso atto di ciò, la Franklin ha voluto fare causa alla Confederazione per il cambiamento di nome. E il tribunale amministrativo federale di San Gallo in seguito le ha dato torto.

Il cambiamento – Al momento il nome della scuola è Franklin University Switzerland. Ma entro pochi mesi dovrà cambiare. E trasformarsi verosimilmente in Franklin Switzerland, con la dicitura in caratteri ridotti che recita "Un'università americana e un istituto universitario svizzero". 

Il presunto rapporto con la Cina – Spunta anche un accordo di collaborazione tra la Franklin University e un'entità che avrebbe reclutato studenti in Cina. Studenti a cui la Franklin direttamente non avrebbe mai impartito una sola ora di lezione, pur concedendo loro il Master in Business Administration (MBA). Il "programma" sarebbe durato per alcuni anni per poi essere interrotto. 

Parla la direzione
I vertici della Franklin non si sono sottratti alle domande di tio.ch. Pubblichiamo di seguito le loro risposte.

Partiamo dall’ormai ex rettore, in carica da oltre tre anni, da cui vi siete separati recentemente. A noi risulta licenziato in tronco. Voi parlate invece di una normale separazione consensuale. Dove sta la verità?

«Possiamo confermare che il mandato del rettore si è concluso di comune accordo. E che la leadership e la governance dell’istituzione stanno garantendo la continuità delle operazioni e della supervisione accademica. Franklin non commenta questioni individuali di lavoro o processi interni relativi al personale».
 
Circa un anno fa un importante vostro sostenitore avrebbe deciso di smettere di donarvi 2 milioni di franchi all'anno. Cosa potete dirci a tal proposito?
«Franklin non commenta informazioni relative a singoli donatori o a decisioni personali, nel rispetto della riservatezza e dei rapporti di fiducia che sostengono l’istituzione. I sostenitori sono sempre liberi di adeguare nel tempo il proprio livello di contribuzione, anche dopo aver effettuato donazioni significative, in base alle loro priorità filantropiche. Franklin continua a beneficiare del sostegno di una comunità ampia e internazionale di fondazioni e partner».
 
Al momento il nome della scuola è Franklin University Switzerland. Ma entro pochi mesi dovrete cambiare nome. Vi adeguerete come richiesto dalla Confederazione? 
«Certamente sì, e in effetti lo stiamo già facendo. Abbiamo sempre operato in conformità con i nostri enti di accreditamento svizzeri e statunitensi. Ciò è stato confermato da una revisione approfondita da parte dell’Agenzia svizzera di accreditamento e garanzia della qualità e dalla riconferma, senza condizioni, del nostro status di accreditamento da parte del Consiglio svizzero di accreditamento nel settembre 2025».
 
Come vi esprimete a proposito del curioso rapporto tra la Franklin e un'entità che avrebbe reclutato studenti in Cina?
«Franklin non ha mai conferito un MBA o altri titoli accademici in Cina. Nel 2021 è stato avviato un programma di executive education in collaborazione con un’istituzione educativa terza, con un curriculum progettato da Franklin e docenti locali selezionati da Franklin. Nel 2023 il programma è stato interrotto per motivi finanziari. Il processo è stato portato a termine con piena trasparenza e in collaborazione con i nostri enti di accreditamento svizzeri e statunitensi».
 
Negli ultimi anni avete subito un calo di diverse decine di studenti. Come lo giustificate?
«I livelli di iscrizione hanno subito fluttuazioni in linea con tendenze globali e socio-economiche più ampie che interessano l’istruzione superiore a livello mondiale. Tra queste rientrano i cambiamenti nella mobilità degli studenti internazionali, le evoluzioni demografiche nei principali mercati di provenienza, le incertezze geopolitiche ed economiche e il mutare dei processi decisionali degli studenti. A livello globale, le iscrizioni alle università possono essere volatili, e ciò non riguarda solo Franklin».
 
Avete in mente progetti di rilancio per la vostra scuola? 
«Pur respingendo il presupposto secondo cui Franklin avrebbe bisogno di un rilancio, rivalutiamo costantemente il nostro piano strategico e apportiamo aggiustamenti in risposta a condizioni mutevoli. Lo facciamo da 55 anni e la nostra intenzione è rimanere prosperi per altri 55 anni».

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