Blockchain, a Lugano «un centinaio di aziende» nate dopo il Plan B

Lo conferma il Municipio rispondendo a un'interrogazione della consigliera comunale Carola Barchi
LUGANO - Sono «poco più di un centinaio» le realtà aziendali attive nel settore della tecnologia blockchain a Lugano, nate successivamente al lancio del Plan B. A confermarlo è il Municipio di Lugano, rispondendo a un'interrogazione della consigliera comunale Carola Barchi (PLR).
Questo numero, precisa tuttavia Palazzo Civico, deve «essere considerato parziale», in quanto «sul territorio cittadino sono infatti presenti circa 18’000 attività economiche, delle quali solo una quota molto limitata intrattiene contatti diretti con l’amministrazione comunale».
Non solo. «Le indicazioni relative allo scopo sociale riportate nel Registro di commercio - si legge - non risultano sempre sufficientemente precise per consentire una chiara identificazione del settore di attività riconducibile all’iniziativa Lugano Plan B. Per le medesime ragioni non è possibile fornire dati attendibili relativi all’introito fiscale generato né al numero di posti di lavoro». E «fatta salva qualche eccezione, si tratta in larga parte di attività ancora in fase di avvio», ovvero delle start-up, «spesso non ancora redditizie».
Per questo motivo, sottolinea l'esecutivo luganese, «si presume quindi che l’introito fiscale attuale sia tutto sommato limitato rispetto al potenziale, e potrà essere quantificato in modo aggregato solo nei prossimi anni».



