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CANTONEL'auto-inchiesta rischia di far cadere i sussidi pubblici ad Unitas

31.03.22 - 14:10
Quattordici deputati chiedono di vincolare gli aiuti a una verifica indipendente sui "fattacci" dentro l'associazione
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L'auto-inchiesta rischia di far cadere i sussidi pubblici ad Unitas
Quattordici deputati chiedono di vincolare gli aiuti a una verifica indipendente sui "fattacci" dentro l'associazione
L'interpellanza sollecita inoltre una presa di posizione del Governo sulla richiesta di dimissioni del Comitato e degli amministratori delle fondazioni che sostengono l'associazione dei ciechi ed ipovedenti

BELLINZONA - Vincolare i sussidi pubblici, che riceve Unitas, alla realizzazione di un audit indipendente. Lo chiede un’interpellanza interpartitica presentata oggi da Marco Noi e altri tredici deputati. A far storcere il naso ai parlamentari sono le modalità di “inchiesta interna” con cui il Comitato e la Direzione dell’associazione ciechi e ipovedenti della Svizzera italiana intendono far luce sugli episodi di molestie e mobbing, nei confronti soprattutto di donne, emersi da diverse testimonianze. Di recente Unitas ha infatti affidato il compito di raccogliere le segnalazioni e allestire un rapporto all’avvocato Raffaella Martinelli Peter, la stessa persona che aveva coordinato le indagini sui casi di molestie alla RSI.

Un «disagio vecchio e profondo» - Una procedura che i quattordici granconsiglieri definiscono «improponibile», alla luce anche della recente lettera con cui una trentina di soci hanno chiesto, imputando agli organi stessi l’accettazione di questi comportamenti diventati oggi di pubblico dominio, le dimissioni del Comitato e degli amministratori delle due fondazioni che erogano gli aiuti dentro Unitas. «Appare evidente - scrive Marco Noi - che il profondo disagio in seno all’Unitas non è cosa relativamente recente ma risale a oltre un ventennio fa». Il deputato ricorda il tragico suicidio nel 2001 di un’operatrice che «lasciò uno scritto - chiamato “testamento morale” - dove descriveva un clima opprimente in seno a Unitas, contraddistinto da mobbing e vessazioni perpetrate su di lei (ma anche su altri) da persone che considerava “responsabili della sua morte”». Un evento tragico, «da cui peraltro è molto delicato trarre delle conclusioni, ma che non può certamente essere ignorato», che fa da sfondo alle rivelazioni più recenti sfociate, ricorda ancora l'interpellanza, in «un non luogo a procedere per prescrizione del termine di denuncia».

Un "auto-audit" «improponibile» - A mettere in crisi la procedura di audit interno, secondo Noi (inteso il deputato), è il fatto che «la persona cui vengono addebitati i “comportamenti inappropriati” non è semplicemente “un membro di Unitas”, bensì con ogni probabilità una figura apicale e cardine degli ultimi 30 anni almeno di Unitas». Anche per questo l’interpellanza ritiene «difficilmente sostenibile o addirittura improponibile che un audit sui fatti venga commissionato proprio da quei vertici associativi potenzialmente anch’essi oggetti dell’audit stesso». In queste delicatissime situazioni, «mandante, mandato e mandatario dell’audit devono essere assolutamente neutrali ed equidistanti dalle parti coinvolte, soprattutto a tutela della parte più vulnerabile costituita dall’utenza». Da qui la domanda al Consiglio di Stato se «non è intenzione del Cantone condizionare l’elargizione dei sussidi a una verifica propria o commissionata a un mandatario indipendente?». Sul piatto non ci sono spiccioli, dal momento che - secondo quanto appurato da Tio/20Minuti - il Canton Ticino versa a Unitas complessivamente più di 2 milioni di franchi all'anno.

Le domande al Consiglio di Stato nell'interpellanza del deputato Marco Noi e cofirmatari Claudia Crivelli Barella, Sabrina Gendotti, Fiorenzo Dadò, Roberta Soldati, Tiziano Galeazzi, Tamara Merlo, Maura Mossi Nembrini, Sabrina Aldi, Andrea Censi, Angelica Lepori Sergi, Matteo Pronzini, Lea Ferrari e Massimiliano Ay.

1. Quali controlli ha esercitato ed esercita il Consiglio di Stato per tutelare gli utenti e i dipendenti delle associazioni finanziate dal cantone?

2. È giudizioso, secondo il CdS, che l’audit su Unitas sia commissionato e pagato da Unitas stessa?

3. Non è intenzione del Cantone condizionare l’elargizione dei sussidi a una propria verifica o commissionata a un mandatario indipendente?

4. Come si pone il CdS - a fronte della richiesta da parte di volontari, soci e utenti - delle dimissioni del comitato di Unitas e dei consigli di fondazione?

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