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«Rara crudeltà»: 19 anni per il marito e carcere a vita per il cognato

È stato un assassinio quello commesso ai danni di una 40enne, nel settembre 2024, a Chiasso. Ed entrambi gli uomini saranno espulsi dalla Svizzera.
Tio/20Minuti - Davide Giordano
«Rara crudeltà»: 19 anni per il marito e carcere a vita per il cognato
È stato un assassinio quello commesso ai danni di una 40enne, nel settembre 2024, a Chiasso. Ed entrambi gli uomini saranno espulsi dalla Svizzera.

LUGANO - «Hanno agito in modo razionale, freddo e controllato, senza fermarsi nemmeno davanti al fatto che durante il soffocamento la donna si è dimenata per dieci minuti». È con queste parole che oggi il giudice Amos Pagnamenta ha annunciato la condanna sia del marito che del cognato della 40enne srilankese uccisa l'11 settembre 2024 a Chiasso.

Pene pesanti - Entrambi sono stati riconosciuti colpevoli di assassinio. Per il marito è stata ordinata una pena di 19 anni di carcere, più l'espulsione dalla Svizzera per 15 anni, mentre per il cognato è stato confermato il carcere a vita, più l'espulsione per 15 anni.

La Corte si è quindi allineata alle proposte formulate dalla pubblica accusa.

«Gravità estrema» - «Il gesto commesso dai due fratelli è di gravità estrema», ha sottolineato Pagnamenta. «Hanno colpito subdolamente la donna mentre dormiva e in seguito all'uccisione hanno trovato la lucidità per andare a pagare il parchimetro e fare un acquisto al supermercato volto a depistare la polizia. Per non parlare della recita del marito affranto che probabilmente merita un Oscar».

«Ha fatto scoprire il cadavere alla figlioletta» - Per quanto concerne il marito 45enne, «il movente non è stato tanto la gelosia, quanto piuttosto la paura che la donna se ne andasse portando via la figlia. Ma la modalità adottata è di rara crudeltà. Denota poi una grande bassezza di spirito il fatto che abbia fatto scoprire il corpo della donna alla loro figlia di sei anni».

«Vigliacco e codardo» - Per quanto riguarda invece il cognato, «il movente è tra i più futili che ci possano essere: egli non tollerava l'onta verso la famiglia che temeva derivasse dal comportamento della donna. È inoltre evidente che il piano è stato premeditato: lui ha portato i guanti e il sacchetto che sono stati utilizzati per il soffocamento. E ha agito da vigliacco, da codardo, sorprendendo una donna mentre dormiva».

«Ha mentito su tutta la linea» - In corso d'inchiesta, inoltre, il 50enne «ha mentito su tutta la linea, cambiando versione ogni volta che le sue dichiarazioni non risultavano più credibili. E si è trincerato davanti a strumentali "non ricordo" ogni volta che si è trovato in difficoltà».

Come elementi allevianti, d'altra parte, il giudice ha citato la collaborazione dimostrata dal marito in corso di inchiesta. Dopo un'iniziale titubanza l'uomo ha infatti confessato tutto e «ha raccontato i fatti come si sono svolti».

«Non vuole assumersi nessuna responsabilità» - Il cognato, al contrario, «è stato il promotore del delitto. E senza di lui probabilmente la vicenda non sarebbe nemmeno mai accaduta». L'uomo, inoltre, «non ha ammesso nulla e questo dimostra che non ha voglia di assumersi nessuna responsabilità. E anche in carcere ha avvicinato il fratello tentando di farlo ritrattare e farsi scagionare».

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