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LUGANO

Natale stressante: «Oggi tre minuti di attesa sono già troppi»

Il periodo dell'Avvento visto dall'occhio attento di Giovanni Scozzari, storico maronatt di Piazza Dante: «Quanta frenesia inutile».
Foto Tio.ch/ PM
Natale stressante: «Oggi tre minuti di attesa sono già troppi»
Il periodo dell'Avvento visto dall'occhio attento di Giovanni Scozzari, storico maronatt di Piazza Dante: «Quanta frenesia inutile».

LUGANO - A Lugano è una specie di simbolo. Un occhio vigile e silenzioso su Piazza Dante. Giovanni Scozzari, 77 anni, è il maronatt per eccellenza sulle rive del Ceresio. Un uomo semplice che a un certo punto della sua vita aveva anche studiato storia dell'arte a Ginevra. Poi ha scelto di seguire le orme del padre. «E da 45 anni vendo le mie castagne. Un mestiere che ho potuto fare anche grazie a mia moglie Jacqueline, insegnante. Grazie a lei avevamo due stipendi in casa».

Il mondo che cambia – Giovanni abita a Vezia. In passato durante l'estate lavorava in un chiosco. Adesso l'estate la occupa curando l'orto. «Autunno e inverno invece sono sempre consacrati alla castagna. Non posso più farne a meno. E dal mio osservatorio vedo il mondo che cambia».

«C'è chi mi chiede soldi» – E un po' ci soffre anche. «Pensate che sempre più spesso c'è gente che si confida con me. Mi racconta di fare fatica ad arrivare a fine mese. Di non riuscire a pagare le bollette. Addirittura c'è chi mi domanda dei soldi, o di avere delle castagne in regalo. È un sintomo di una società che non sta tanto bene».

Quanta esasperazione – Padre e anche nonno, il 77enne di Vezia vive l'Avvento con un certo distacco emotivo. «Mi piace l'atmosfera natalizia, per carità. Ma non riesco più a concepire lo stress, la corsa all'ultimo regalo, a quello più costoso. C'è una frenesia esasperante. La gente non ha più pazienza per niente. C'è chi arriva e vuole essere servito immediatamente. Entro dieci secondi. Tre minuti di attesa oggi sono già troppi. Sono qui in Piazza Dante da mezzo secolo e vedo che la concezione del tempo è totalmente cambiata».

Incollati al telefonino – Un personaggio dal volto umano. La gente è abituata a vederlo lì, nella sua postazione accanto alla fontana. Quasi come se facesse parte dell'inventario. Per alcuni è uno zio. Per altri un padre. Per altri un confidente. «A me spiace vedere tutta quella gente incollata al telefonino, si perdono i rapporti umani. E i rapporti umani sono importanti soprattutto sotto Natale, quando le emozioni emergono con maggiore prepotenza».

L'arte che resiste – Con lui si parla anche di arte, la sua materia. Quella che ha messo da parte ma non ha mai dimenticato. «Lugano si è un po' tanto modernizzata. Peccato. Per fortuna ci sono ancora alcuni scorci e alcuni monumenti che resistono».

Il cappone ripieno – E poi si arriva a parlare di come il maronatt trascorrerà il 25 dicembre, il giorno della Natività. «Festeggio il Natale in modo laico. Non sono particolarmente religioso. Lo vedo come un momento per stare con mia moglie, con le mie figlie e con le mie nipotine. Ci ritroviamo e io cucino il cappone ripieno».

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