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20.11.2020 - 06:000

«Pronti ad accogliere pazienti di cure intense da altri cantoni»

In tutta la Svizzera ci sono ancora 314 letti disponibili. Ma potrebbero rendersi necessari spostamenti sovraregionali

L'UFSP: «Dall'Italia invece non è arrivata nessuna richiesta ufficiale. Se pervenisse, verrà esaminata».

BELLINZONA - «Gli 876 letti per terapia intensiva certificati e riconosciuti dalla Società svizzera di medicina intensiva (SSMI), normalmente disponibili in Svizzera per il trattamento degli adulti, attualmente sono praticamente tutti occupati». È questa la frase che ha creato scalpore ieri, soprattutto in Italia. Perché in Svizzera i media avevano riportato la comunicazione della SSMI interamente: «Oltre alla creazione di nuovi posti, il sovraccarico ha potuto essere evitato grazie al rinvio di operazioni non urgenti».

Ancora 314 letti liberi in cure intense - La situazione, seppur delicata, non è così tragica. Lo ha confermato il consigliere federale Alain Berset in conferenza stampa da Lugano: «Ci sono 511 persone affette da Covid-19 nelle cure intense, 315 con altre patologie. Abbiamo ancora 314 letti liberi» (dato del 18 novembre). La preoccupazione, piuttosto, è per il personale di cura: «Ogni letto in cure intense ha bisogno di personale specializzato e oggi è questo che ci preoccupa». 

Trasferimento di pazienti tra cantoni - Negli scorsi giorni i Cantoni hanno ricevuto l'appello: «Effettuate trasferimenti sovraregionali di pazienti a partire da un’occupazione dell’80%, per mantenere la capacità d’accoglienza regionale». Una procedura per cui anche il Ticino ha dato la sua disponibilità, come confermato dal direttore della Divisione della salute pubblica, Paolo Bianchi: «Abbiamo definito una procedura di valutazione e decisione, un protocollo. Non per forza ce ne sarà bisogno, ma siamo pronti e se il tasso di occupazione dei letti da parte dei pazienti ticinesi, così come l'evoluzione del fabbisogno lo consentirà, lo potremo fare». Quella del trasferimento di pazienti in altri cantoni è anche una questione di «reciprocità e spirito di solidarietà». Durante la prima ondata tre ticinesi sono stati accolti Oltralpe. Ma - precisa l’avvocato - «non bisogna dimenticare che si tratta di un’operazione che comporta dei rischi. Non è tutto facile come sembra. Bisogna tenere in considerazione le difficoltà e i rischi sanitari del trasporto di pazienti che sono molto complessi». Si tratta infatti di persone il cui stato di salute è precario. Il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, Raffaele De Rosa, ha confermato che «a oggi in Ticino non ci sono pazienti da altri cantoni, ma se servirà saremo solidali».

Nessuna richiesta (ufficiale) dall'Italia - Ma nel nostro cantone si è parlato molto anche della situazione sanitaria della vicina Lombardia. «Nel triangolo Como-Monza-Varese siamo al limite delle possibilità e del collasso», aveva detto la scorsa settimana Claudio Zanon, direttore sanitario dell'ospedale Valduce di Como. E aveva poi lanciato l'appello alla Svizzera: «Se gli ospedali possono dare una mano che ci contattino, o contattiamo noi loro, ma se tra Paesi confinanti ci diamo una mano è meglio perché quello che succede oggi a noi potrebbe capitare a voi domani». Una richiesta che per ora si è fermata solo ai media. «Ufficialmente all’Ente ospedaliero cantonale (EOC) non è arrivata alcuna richiesta in questo senso - precisa Mariano Masserini, responsabile del servizio comunicazione -. Ma sono richieste che devono passare attraverso i canali istituzionali tramite le autorità sanitarie dei paesi coinvolti». E da Berna fanno sapere: «Attualmente l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) non è a conoscenza di richieste di trasferimento di pazienti covid dall'estero. Nel caso in cui verranno avanzate, la Svizzera le esaminerà. L'UFSP è comunque in contatto regolare con tutti i Paesi confinanti, compresa l'Italia».

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