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CANTONE

«Dovremo passare l'inverno senza vaccino contro il Covid»

Il consigliere federale Berset è tornato in Ticino a distanza di otto mesi esatti dalla prima visita durante la pandemia

Ha lodato il sistema sanitario e ospedaliero del nostro cantone, ma alla popolazione ha ricordato: «Al primo sintomo andate a fare il tampone!».

 

L'ultima volta che era stato in Ticino per parlare di coronavirus era il 19 marzo, in piena prima ondata (poi ci era tornato il 1. agosto in occasione della Festa nazionale). Aveva definito il nostro cantone «un pioniere» nel prendere misure drastiche per rallentare la diffusione dell'epidemia e proteggere il sistema sanitario, lodando il suo «coraggio». Oggi è tornato e si è rivolto alla popolazione da Palazzo Civico, a Lugano.

Il capo del Dipartimento federale dell'interno (DFI), esattamente otto mesi fa, da Bellinzona aveva annunciato: «Questo virus ci cambierà un po' tutti». E lo ha confermato oggi: «Quest'anno è stato tutto diverso. Pasqua, l'estate, le vacanze autunnali. Anche il Natale 2020 non sarà un Natale normale».

Oggi il consigliere federale è tornato in Ticino, accompagnato da una delegazione dei suoi collaboratori. Proprio nel giorno in cui nel nostro cantone si registrano ben 15 morti per Covid-19. Una cifra che non si vedeva dal 31 marzo e 12 aprile. Ha visitato la Clinica Luganese Moncucco, accompagnato dal direttore del DSS Raffaele De Rosa. Poi si è recato all'ospedale regionale Italiano. «L'organizzazione e la professionalità dei vostri ospedali e del personale sanitario mi hanno molto colpito - ha detto Berset -. Avete imparato parecchio dalla situazione primaverile».

14:20
Tipress
13:15

La conferenza stampa si è conclusa alle 13.00. Grazie per averla seguita su Tio.ch!

13:00

La popolazione sta perdendo fiducia nella politica, stando ai sondaggi...

Berset: «In primavera c'è stato un enorme riconoscimento per il lavoro della politica. Anche delle lodi, forse anche sproporzionate. Oggi invece è come se tutto fosse negativo. E anche questo è sproporzionato. Noi cerchiamo di fare gioco di squadra tra Confederazione e Cantoni. 
Ora la situazione è diversa perché perdura da più tempo. Sta nella natura delle cose che vorremmo poter voltare pagina. È ovvio che siamo stufi e meno "positivi" rispetto alla primavera scorsa. 
Ma a livello di "lavoro" nostro non cambia nulla. Però le persone non devono smettere di rispettare le misure.
Perché siamo più "aperti" e meno stretti di altri Paesi? Perché ci fidiamo della popolazione e del loro rispetto delle norme. Se si rispettano le misure contro il propagarsi dei contagi, la vita è più libera, si può fare molto di più».

12:54

Come sono effettivamente messe le cure intense in Svizzera? Ieri si è parlato (in Italia) di una situazione fuori controllo...

Berset: «Oggi la situazione è seria. Ma non abbiamo ancora raggiunto i limiti. Oggi non è ancora impossibile trattare i pazienti o avere qualcuno che non ha avuto accesso a queste cure. I "letti certificati" sono completi, ma ne sono stati creati altri per la pandemia, che non sono ancora completi. La qualità delle cure è garantita. Ci sono 511 persone con covid nelle cure intense, 315 con altre patologie e 314 letti liberi. C'è ancora disponibilità. Il problema oggi non è questo. Ma sta nel personale. Ogni letto in cure intense ha bisogno di personale specializzato e oggi è questo che ci preoccupa». 

De Rosa: «Il Canton Ticino ha sviluppato un protocollo che permette di interfacciarsi meglio con il resto dei Cantoni. Ad oggi non ci sono pazienti da altri cantoni. Ma si potrà dare una risposta qualora ci fossero delle richieste, nello spirito di solidarietà».

12:52

Berna aiuterà i Cantoni a gestire le spese per la gestione del Covid?

Berset: «Berna ha detto chiaramente che non era disposto a entrare in materia sul mancato introito derivato dal rimandare le operazioni non urgenti. Ma sulle spese legate al Covid sicuramente sì».

12:51

La gente comincia a essere un po' stufa e forse si ribella alle norme anti-Covid...

Berset: «Ci vuole un legame molto stretto tra le misure e il fatto che vengano accettate. Per questo continuiamo a spiegarle e cerchiamo di imparare strada facendo... Oggi sappiamo che ci si contatta di più nel privato. E quindi sono stati limitati quei contatti. Le misure d'igiene e distanziamento rimangono. È il male minore... ma le scuole restano aperte, si va al lavoro... Bisognerà vedere se i ristoranti e i negozi resteranno aperti. Bisogna trovare il sistema per gestire la situazione, ma devono essere misure adeguate.
Sarebbe peggio perdere il controllo della situazione e sovraccaricare il sistema sanitario».

12:48

Che dire del Natale e della situazione dei commerci?

Berset: «Quest'anno è stato tutto diverso. Pasqua, l'estate, le vacanze autunnali. Natale 2020 non sarà un Natale normale. Lo dobbiamo accettare. Abbiamo un virus in circolazione e una situazione poco stabile. Abbiamo una diminuzione dei casi da una settimana pari circa al 23%. Ma il livello è ancora elevato. Se vogliamo riprendere il controllo  non ci possiamo accontentare. Dobbiamo dimezzare il numero dei contagi. Per salvaguardare gli ospedali e il sistema sanitario. Bisogna vedere come evolve la situazione. Negozi e ristoranti non verranno chiusi automaticamente. Ma ci sono delle condizioni.
Sarà un Natale diverso, ma lo festeggeremo. Dobbiamo essere innovativi. Magari con meno persone ma più originale. Sono più preoccupato da Capodanno onestamente. Ma bisogna accettare che è un anno diverso e trovare un sistema che ci porti nel 2021 nel modo più stabile possibile».

12:44

È ora il momento delle domande...

12:44

«C'è grande coesione nel Paese - conclude Berset -. Grazie per l'accoglienza di oggi. È un segnale forte che lanciate a Berna di coesione. Oggi abbiamo le strutture per affontare il problema. Continuiamo a collaborare».

12:43

«Non avremo vaccini per tutti, ma ci stiamo lavorando»

Berset si concentra poi sui vaccini: «Passeremo l'inverno senza vaccino. E anche dopo non ne avremo a disposizione il vaccino per tutti. Dovete saperlo. Oggi abbiamo 13 milioni di dosi riservate per la Svizzera. Ma ce ne vogliono almeno due dosi per ogni persona. Siamo in contatto con Moderna il cui vaccino è molto promettente. Lo abbiamo già riservato in estate. Con Pfizer abbiamo anche risultati molto buoni. Le procedure di omologazione sono in corso. Sono le stesse procedure che in Svizzera vengono applicate per ogni medicamento. NOn scendiamo a compromessi. I vaccini contro il coronavirus verranno omologati solo se sicuri ed efficaci».

12:40

«Se avete sintomi, andate subito a fare il tampone!»

«Nei prossimi mesi ci aspetta una fase delicata. C'è anche stanchezza nella popolazione - aggiunge il consigliere federale -. Ma sappiamo come affrontare la situazione: distanze, mascherina, igiene. La situazione è pesante, ma i mesi invernali saranno ancora più difficili. Sappiamo come fare però, e abbiamo i test. Siamo preoccupati che le persone che presentano sintomi però non vadano a fare il tampone. Mi appello alla popolazione: andate a fare il test se avete sintomi. Non contagerete altre persone, il lavoro, i familiari. Fatevi testare senza indugio. I tamponi non li pagate, sono presi a carico. Ce n'è per tutti, non esitate a farvi testare. È un messaggio importante. Bisogna fare uno sforzo, non aspettare, non indugiare. Bisogna identificare i malati e proteggere gli altri».

12:38

«Il Ticino è stato pioniere in primavera»

Berset ricorda anche come «il tracciamento dei contatti sia fondamentale. Il virus è lo stesso, ma nelle due ondate la situazione è cambiata. In primavera mancava il materiale, oggi è il personale che scarseggia. In primavera abbiamo avuto molti contatti, anche critici nei confronti di Berna. Ma il Ticino ha svolto un lavoro importante e pioneristico nei confronti degli altri Cantoni. I nostri contatti erano molto frequenti, anche più volte all'ora nei momenti più critici. Abbiamo sempre cercato di venirci incontro, di trovare insieme delle soluzioni».

12:36

Lodi al sistema sanitario ticinese, molto organizzato contro il Covid-19

A inizio agosto Berset è stato in Ticino in vacanza con la famiglia. «Si parlava della gestione della prima ondata, ma si sapeva che sarebbe arrivata la seconda in autunno - dice il consigliere federale -. E ora la situazione è molto seria. Rispetto alla primavera, stavolta tutta la Svizzera è molto colpita. Le cure intense e il sistema sanitario sono sotto pressione. Ci sono buone notizie: il trasferimento dei pazienti tra cantoni funziona. Stamattina ho visto gli sforzi portati avanti dal Ticino per garantire cure per tutti. L'organizzazione e la professionalità dei vostri ospedali e del personale sanitario mi hanno molto colpito. Avete imparato parecchio dalla situazione primaverile. Siete messi molto bene. Ho avuto l'impressione di una grande efficacia questa mattina, visitando i nosocomi».

12:34

La parola ora va al consigliere federale, Alain Berset: «Oggi ho visitato la Clinica Moncucco e l'ospedale Italiano. Oggi è la seconda volta che vengo in Ticino per la crisi coronavirus. Vi ringrazio per la collaborazione che da inizio pandemia abbiamo. Una collaborazione che va al di là della pandemia. IN questi momenti ci rendiamo conto della forza del federalismo. Da inizio anno ho avuto l'occasione di lavorare con Christian Vitta, ora con Gobbi, sempre anche con De Rosa. Ho sentito fino a che punto questa continuità e coesione governativa sia importante per rispondere a sfide come questa».

12:31

«Il federalismo funziona»

«Il Ticino segue l'andamento della pandemia non solo nel suo cantone ma anche oltre Gottardo e nella vicina Italia - ha aggiunto Gobbi -. Durante la prima ondata alcuni non capivano le misure rigorose di chiusura, ma i risultati ottenuti hanno permesso di comprendere il valore della nostra azione. Ora ci troviamo in un'altra fase delicata. Attorno a noi i Paesi hanno attuato misure più restrittive rispetto alla Svizzera. I romandi sono i più colpiti del Paese. Il Governo ticinese ha sempre mantenuto alta l'attenzione.

L'obiettivo è di evitare un "korona-graben" con dialogo e confronto. Il sistema federale funziona. Come ha dimostrato ieri il Consiglio federale, rispondendo alla richiesta dei Cantoni di aiutare le microimprese».

12:28

Il presidente del Consiglio di Stato continua: «La Confederazione ci ha riconosciuto le "finestre di crisi". E lo ha fatto più volte. Un'altra dimostrazione che il federalismo è patrimonio del nostro Paese. Nonostante in quel momento ci fosse una centralizzazione del potere alla Confederazione. I Governi cantonali non sono però rimasti fermi e inermi. Come pure i Comuni e le Città, che hanno dato sostegno ai commerci, unito la popolazione nel portare la spesa agli anziani».

12:27

Dialogo, confronto, valutazioni, decisioni

Prende quindi la parola Norman Gobbi: «Il Ticino è l'unico cantone che lei ha visitato per ben due volte durante la crisi Covid. Una dimostrazione che la sua personalità ha permesso a tutta la Svizzera di affrontare con più tranquillità la crisi sanitaria. La prima volta è venuto a marzo 2020. Durante la prima ondata non ci siamo fatti travolgere, grazie alle misure prese. Gli scenari peggiori non si sono manifestati, grazie all'impegno della popolazione, il dialogo e le soluzioni pragmatiche. È questa la forza della Svizzera: dialogo, confronto, valutazione e decisioni prese. In uno spirito federalista in cui il gioco di squadra è indispensabile. Il nostro cantone è stato all'avanguardia in marzo ad affrontare la crisi nazionale. Siamo riusciti a far passare il messaggio al resto della Confederazione».

12:23

Il sindaco di Lugano si è poi rivolto a Berset direttamente: «Abbiamo bisogno di un aiuto economico dalla Confederazione. Vogliamo cooperare per contenere la diffusione del virus. Abbiamo bisogno di una vicinanza vera, una presenza viva. Per sentirci parte di un solo Paese, qualcosa di più grande di noi. Lugano è vicina alle altre località della Svizzera in difficoltà. Compito di Berna, Bellinzona e Lugano sia di non mettere in ginocchio nessuno, consentendoci di rialzarci il più presto possibile».

12:22

A introdurre la conferenza stampa è il sindaco di Lugano, Marco Borradori: «Avervi qui è un segno tangibile della vicinanza della Confederazione alla popolazione. Qui siamo stati travolti da un'ondata di solidarietà da parte di singoli, famiglie, vicini di casa, associazioni. Ci ha dimostrato che la nostra società è coesa. Abbiamo trovato nella cittadinanza un partner attivo e affidabile. Ne sono fiero. Ma non è che non ci siano state situazioni di precarietà. In questa seconda ondata leggiamo stanchezza, amarezza. Ma la maggioranza dei cittadini sa che il loro apporto fa la differenza».


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Ultimo aggiornamento: 2021-09-22 11:41:33 | 91.208.130.87