keystone-sda.ch (Alessandro Di Marco)
Negli ospedali di Varese «non c'è più posto», avverte il sindaco Galimberti.
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11.11.2020 - 14:420
Aggiornamento : 15:59

Negli ospedali di Varese «non c'è più posto»

La situazione è sempre più grave in tutta Italia. L'allarme dei medici: «Vicini al collasso»

VARESE - «I nostri ospedali stanno raggiungendo la saturazione, non c'è più posto». È l'allarme lanciato all'agenzia di stampa italiana Ansa da Davide Galimberti, sindaco di Varese, al centro di un territorio dove sono in forte crescita i contagi da coronavirus e i ricoveri.

«Da Busto Arsizio a Varese, fino a Tradate, da giorni gli ospedali sono sotto pressione, si è cercato di recuperare posti letto nei vari reparti ma siamo al limite - dice. L'auspicio è che le misure del lockdown portino in fretta gli effetti sperati e che siano attivati velocemente i Covid hotel, per alleggerire la pressione sugli ospedali che sono al limite».

L'Asst rassicura: «Situazione gestita con ordine» - Nei sette ospedali di Varese e dintorni sono ricoverati circa 550 pazienti Covid, un numero da record, ma dalla Azienda sociosanitaria territoriale (Asst) Sette Laghi assicurano che «questa pesante emergenza senza precedenti viene gestita con ordine».

L'obiettivo è «correre più veloce del virus, mantenere un margine di vantaggio rispetto alle necessità, per tenere un equilibrio fra ingressi e dimissioni», sottolineano fonti della Asst, spiegando che all'ospedale di Circolo di Varese ci sono più di 350 ricoverati per coronavirus, circa 40 in terapia intensiva, oltre 90 con ventilazione meccanica a pressione positiva continua. Da ieri sono a disposizione altri 18 letti di terapia intensiva allestiti in un blocco operatorio.

Ad Angera sono stati riconvertiti 75 posti per pazienti meno critici, e altri 60 ricoveri si contano fra gli ospedali di Luino e Tradate. Inoltre da oggi i pazienti che necessitano di assistenza a minore intensità o convalescenti potranno essere ospitati all'ospedale di Cuasso, dove sono pronti 40 posti, con la possibilità di arrivare a oltre 100.

Per ora, spiegano dalla Asst Sette Laghi, solo pochi pazienti sono stati trasferiti verso Bergamo e all'ospedale nella Fiera di Milano, dove un modulo da 14 posti è gestito da un'equipe di anestesisti degli ospedali varesini. 

«Oltre la soglia critica» - La situazione ospedaliera è però complicata in tutta Italia. Nel paese - come rilevato dall'Agenzia per i servizi santiari regionali (Agenas) - oltre la metà dei ricoveri nei reparti di area medica degli ospedali (52%) riguarda pazienti Covid. Il 10 novembre risultava inoltre che il 37% dei letti di terapia intensiva sono occupati da pazienti Covid. Il valore di "soglia critica" del 30% è stato superato in 11 regioni.

La lettera aperta dei medici: «Vicini al collasso» - Gli stessi medici certificano la gravità della situazione degli ospedali italiani, che «sono ormai vicini al collasso, per carenza di personale e mancanza di posti letto a fronte dell'abnorme afflusso di malati per la rapida e vertiginosa diffusione dell'infezione da Covid. Non vanno dati messaggi che sminuiscono la situazione». Lo scrivono in una lettera aperta firmata dai medici internisti, geriatri e infermieri di Medicina interna. La situazione ospedaliera, affermano, «è drammatica».

Le Società Scientifiche degli internisti, FADOI e SIMI, dei geriatri, SIGG e SIGOT, e l'associazione degli infermieri di Medicina interna, ANÌMO, denunciano dunque la «drammatica situazione ospedaliera» dovuta alla pandemia da Covid-19. È «corretto e logico - affermano - monitorare la crescente saturazione dei posti letto nelle terapie intensive, ma in tante Regioni i tassi di occupazione dei reparti di Area medica sono ormai superiori al 100%, considerando anche la presenza dei malati non Covid, che continuiamo ad assistere, ma le cui possibilità di accesso agli ospedali si stanno riducendo. Una conseguenza probabile, se non certa, sarà l'incapacità di garantire gli standard qualitativi per le cure a tutti i malati cronici e ai malati acuti non Covid».

La situazione sanitaria «è drammatica - denunciano - e noi medici e infermieri, sia nei nostri reparti sia in altri reparti rapidamente riconvertiti in Unità Covid, ci prendiamo cura di oltre il 70% dei malati Covid ricoverati, garantendo tutte le cure, compresa l'ossigenoterapia e la ventilazione, e sentiamo il dovere di sensibilizzare sulla reale situazione che viviamo ogni giorno negli ospedalix.

Medici e infermieri sottolineano come si assista a «un'analisi continua dei dati che indirizza l'opinione pubblica verso fallaci rassicurazioni, portando a sottostimare il reale grado di saturazione dei posti letto che va ben oltre il 30 o 40% che viene comunicato». Infatti la realtà, rilevano, «non è quella rappresentata e tutti noi viviamo ogni giorno grandi difficoltà ad accogliere, curare e trasferire i tanti malati che giungono ai Pronto soccorso in numero superiore alla capacità ricettiva delle nostre strutture».

«Non è di aiuto per nessuno sottovalutare, sminuire, fingere che la situazione sia quasi normale o che a breve si possa normalizzare. Pertanto - affermano - chiediamo un maggiore impegno per una informazione che accresca la consapevolezza dei cittadini sulla realtà che stiamo vivendo. Serve una posizione chiara e univoca di fronte alla circolazione di notizie contraddittorie che rischiano soltanto di alimentare dissensi, confusione e malumore».

Le 11 regioni che superano la soglia del 40% dei ricoveri di pazienti con infezione da coronavirus nei reparti di medicina generale, malattie infettive e pneumologia, sono: Campania (47% cresciuta di ben 6 punti percentuali rispetto ai dati dell'8 novembre), Emilia Romagna (55%), Lazio (45%), Liguria (70%), Lombardia (75%), Marche (55%), Piemonte (95%), Bolzano (99%), Trentino (56%), Umbria (55%) e Valle d'Aosta (86% in calo di 5 punti percentuali rispetto all'8 novembre).

Per le terapie intensive la soglia limite del 30% dei posti occupati da pazienti Covid è stata superata, ieri, da 11 regioni: Campania (33%), Emilia Romagna (38%), Liguria (44%), Lombardia (54%), Marche (46%), Piemonte (56%), Bolzano (54%), Trentino (42%), Toscana (47%), Umbria (57%) e Valle d'Aosta (50%). Mentre Sardegna e Puglia si attestano al 30%.


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