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GIORGIO FONIOLa Svizzera tra coesione, tolleranza e rispetto

01.08.22 - 14:12
San Bernardino: l'allocuzione del Primo Agosto di Giorgio Fonio, deputato e segretario regionale OCST
Ti-Press (archivio)
La Svizzera tra coesione, tolleranza e rispetto
San Bernardino: l'allocuzione del Primo Agosto di Giorgio Fonio, deputato e segretario regionale OCST

Inizio questo mio breve saluto ringraziando gli organizzatori di questa magnifica giornata per avermi dato l’opportunità di essere tra voi in questo 731imo compleanno della nostra amata Svizzera. Non è un mistero che per me il San Bernardino rappresenta a tutti gli effetti la mia seconda casa. Un luogo fantastico nel quale cercare la pace, la tranquillità e anche un po’ di refrigerio in queste calde giornate estive.

È innegabile che il periodo che stiamo vivendo è sicuramente tra i più difficili e complicati degli ultimi decenni. Chi verrà dopo di noi probabilmente vedrà aumentare il materiale didattico per quanto concerne la materia di storia in quanto si ritroverà a studiare una pandemia e una triste guerra europea.

Nel preparare questo discorso ho pensato di non occupare i vostri preziosi minuti nel parlare di ciò che non funziona e ci preoccupa ma piuttosto di parlare di quello che nel nostro Paese ci rende unici nel mondo e che ritengo si debba tutti insieme difendere con i denti e con un pizzico di orgoglio.

Per farlo ho deciso di partire da tutta una serie di indicatori competitivi che dimostrano come la nostra Svizzera sia ai vertici a livello europeo e mondiale.


Elementi che possono e devono renderci fieri di ciò che siamo e di ciò che rappresentiamo.

Potrei partire dall’indice di felicità, che è un indicatore che misura il grado di soddisfazione dei propri cittadini e che vede la Svizzera situarsi al 4° posto dietro solo a Finlandia, Danimarca e Islanda, che come sappiamo sono delle perle in particolare per quanto concerne il welfare. Mi potrei soffermare su un altro indicatore particolare, che probabilmente vi farà sorridere, quello che misura la fiducia della popolazione nel proprio governo dove ci situiamo al 1° posto davanti a Norvegia e Finlandia. La nostra nazione si situa anche tra i migliori, precisamente al 2° posto, per quanto concerne l’indice mondiale della competitività, dove vengono classificate la produttività, il capitale umano e la protezione dell’ambiente.

Potrei parlare per ore di tutto quello che di buono ha fatto e continua a fare questa piccola nazione inserita al centro del continente europeo ma il tempo a disposizione è limitato.

Per me, che oggi ho la fortuna e il privilegio di poter parlare davanti a voi e, permettetemi di dirlo con un filo di emozione, davanti anche ai miei quattro figli, ciò che è fondamentale è rendersi conto della fortuna che abbiamo avuto nel ricevere nelle nostre mani questo importantissimo patrimonio chiamato Svizzera. Una società che si fonda su alcuni principi fondamentali quali la coesione, la tolleranza e il rispetto.

Un Paese capace di stare insieme ed essere unito nonostante le molte diversità che lo contraddistinguono. Alcune sottili e folkoristiche, come quelle culinarie o culturali, altre più importanti come ad esempio quelle linguistiche. Siamo un paese di 8 milioni di abitanti dove vengono riconosciute, quasi sempre, tutte e quattro le sue lingue nazionali.

Oggi, e non è casuale che parli di questo, ci troviamo a festeggiare il natale della Patria in un cantone che non è il Ticino e dove la lingua parlata non è quella utilizzata dalla maggioranza dei propri concittadini. Una particolarità tipicamente Svizzera che ci rende partecipi del privilegio che abbiamo ogni mattina nel poter vivere dove viviamo.

L’impegno che tutti noi dobbiamo mettere quotidianamente nel nostro agire è quello di fare in modo che tutto ciò che abbiamo ricevuto da chi ci ha preceduto possa essere mantenuto, se non migliorato, per poi poterlo consegnare un giorno ai nostri figli e ai nostri nipoti.

Mi piace ricordare che la generazione alla quale appartengo non ha fatto nulla negli anni per ottenere il benessere del quale beneficiamo. Sostanzialmente siamo la generazione del “tutto è dovuto” oppure del “è sempre stato così e quindi è normale”. In realtà è chi è venuto prima di noi che, con grande sacrificio e mettendosi in gioco ha costruito la Svizzera che conosciamo oggi sia in termini infrastrutturali che per quanto concerne il nostro Stato Sociale. Potrei citare i numerosi contratti collettivi, frutto di anni di discussioni e talvolta di scontri tra padronato e sindacati che però, seppur con qualche difficoltà reggono ancora oggi grazie all’importante valore del partenariato che favorisce la pace sociale. Un altro esempio emblematico è quello dell’AVS, introdotta nel 1948 grazie all’impegno delle classi operaie di allora e che negli anni l’ha vista migliorarsi. La nostra generazione per contro rischia di essere quella che potrebbe vederla peggiorata il prossimo 25 settembre, aumentando l’età di pensionamento delle donne. Una decisione che spero vedrà il popolo essere più saggio di quanto sono stati i parlamentari federali, che contrariamente a quanto di solito fanno gli svizzeri, hanno deciso di risolvere un problema importante con delle soluzioni cerotto piuttosto che andare alla radice del problema.

Perché se è giusto ricordare che l’AVS perde ogni anno 825 milioni di franchi sarebbe anche onesto ricordare che il motivo principale di questo risultato negativo è da ricercare nella discriminazione salariale!

Quindi il modo più saggio per risolvere questo problema dovrebbe essere quello di finalmente affrontare il tema che vede le donne guadagnare in modo del tutto ingiustificato e vergognoso il 20% in meno degli uomini. In questo modo potremmo garantire all’AVS un finanziamento a lungo termine senza mandare le donne in pensione a 65 anni.

Tornando all’impegno di cui parlavo poc’anzi, questo non può e non deve essere chiesto e richiesto solo ai politici, che come ho detto in entrata, nel nostro Paese godono ancora di una certa fiducia della popolazione, grazie anche ad un sistema, quello di milizia, che fa in modo che l’essere politico non ti esenti dai giusti obblighi quotidiani ai quali sottostanno la maggior parte dei cittadini.

 Questo impegno deve essere giustamente richiesto ad ogni singolo cittadino che compone il nostro tessuto sociale. Lo dobbiamo fare nei comuni, nelle associazioni, nel nostro agire quotidiano. Lo dobbiamo fare partecipando attivamente alle decisioni, non disertando le urne ma esprimendo in modo chiaro il nostro voto. Un impegno volto a fare si che i cittadini vivano attivamente la nostra società, favorendo la partecipazione rispetto all’indifferenza e all’esclusione. Essendo cittadini attenti a quanto accade attorno a noi e non spettatori indifferenti di una società alla quale tutti noi apparteniamo.

La Svizzera che conosco e che ha contribuito alla mia crescita di uomo, padre e politico è quella di un paese che mi ha insegnato che davanti alle disgrazie, al disagio e alla sofferenza non si agisce con indifferenza. Che si impegna nel sostenere le fasce più deboli della popolazione e che si adopera a livello internazionale per offrire accoglienza e sostegno a chi si ritrova a fuggire da drammi purtroppo a noi conosciuti.

Quanto dico è frutto del mio vissuto, quello di un bambino e di un giovane che grazie ad un paese come il nostro, ha potuto nonostante le molte difficoltà con le quali è stato confrontato, di potersi formare e di trovare la buona strada. Se avessi trovato indifferenza ed egoismo sul mio cammino, probabilmente non sarei l’uomo, il politico e il padre che sono oggi.

Io sono grato alla Svizzera, perché sono certo sia il paese delle opportunità.

Ve lo dico con grande umiltà, riconoscenza, senza vergogna e con la felicità di potermi oggi impegnare in prima persona per sostenere chi si trova a vivere un momento difficile, sia nella mia attività come sindacalista che come politico. Ed è per questo che condivido senza esitazione la celebre citazione di Kennedy che dice “non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiedi cosa puoi fare tu per il tuo paese”. E io, insieme a tutti voi, ritengo che sia fondamentale continuare ad impegnarsi affinché la nostra Svizzera, possa continuare a essere quel paese che favorisce l’inclusione, che non abbandona gli ultimi e che ai fanatismi e agli estremismi favorisce il dialogo e la concertazione.

A tutti voi e alle vostre famiglie, buon Natale della Patria e viva il San Bernardino, viva i Grigioni, viva il Ticino, viva la Svizzera!

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