Il fallimento di Ticino 2020. «Una riforma in coma. Chiudetela»

Il progetto di riforma TI2020, nato per ridefinire i rapporti tra Comuni e Cantone, viene oggi definito 'in coma' da otto deputati che chiedono chiarezza sui risultati mancati.
BELLINZONA - «Una riforma ormai in coma». Così l'hanno definita otto deputati di varie estrazioni politica (Alessandro Speziali, Matteo Quadranti, Simona Genini; Fiorenzo Dadò, Maurizio Agustoni, Alain Bühler, Marco Noi, Giulia Petralli) il progetto TI2020, di cui oggi pochi ricordano. La sua origine risale al 2015. La riforma aveva come obiettivo quello di riordinare e ridefinire i rapporti fra Comuni e Cantone. Questo perché - era stato spiegato - c'era stato una centralizzazione dei compiti a scapito dell’autonomia comunale, sia dal punto di vista decisionale sia finanziario. In sostanza la riforma doveva intervenire in modo coordinato su più assi: la riorganizzazione interna dell’Amministrazione, la ripartizione dei compiti tra i livelli istituzionali, la revisione dei flussi finanziari e del sistema di perequazione, in coerenza con i principi di sussidiarietà, equivalenza fiscale e neutralità finanziaria globale per i cittadini.
Ebbene a più di dieci anni, il sentimento diffuso attorno a questa riforma è quello di una totale insoddisfazione. Scrivono i deputati nella mozione : «A oggi non risulta che il Parlamento abbia ricevuto i 7 messaggi promessi e riconducibili in modo diretto ai risultati di TI2020: i lavori dei gruppi si sono progressivamente rallentati fino, di fatto, ad arrestarsi, senza che vi sia stata una comunicazione formale di chiusura del progetto o una valutazione complessiva dei suoi esiti. Abbiamo semmai uno scambio di corrispondenza tra Cantone e Comuni, tutt’altro che rassicurante».
Per il Gran Consiglio diventa quindi difficile - in «assenza di un bilancio concreto e sistematico - capire quali raccomandazioni siano state formulate e per quali motivi le riforme annunciate non siano sfociate in atti legislativi o regolamentari concreti, malgrado il credito concesso e le aspettative generate».
Da qui la richiesta al Consiglio di Stato di presentare un messaggio di chiusura formale del progetto TI2020, che faccia il punto in modo sistematico, sul lavoro svolto dai singoli gruppi settoriali; sugli obiettivi raggiunti e su quelli non conseguiti; sulle principali raccomandazioni emerse, anche in relazione alla ripartizione dei compiti e dei flussi tra Cantone e Comuni.
Le sei domande contenute nella mozione
1. Di presentare un messaggio di chiusura formale del progetto TI2020, che faccia il punto in modo sistematico: sul lavoro svolto dai singoli gruppi settoriali; sugli obiettivi raggiunti e su quelli non conseguiti; sulle principali raccomandazioni emerse, anche in relazione alla ripartizione dei compiti e dei flussi tra Cantone e Comuni.
2. Di spiegare in modo trasparente le ragioni politiche, organizzative e operative per cui le riforme inizialmente previste non hanno trovato attuazione e per cui i messaggi annunciati nel Messaggio 7038 non sono mai stati sottoposti al Gran Consiglio, pur a fronte del credito quadro concesso.
3. Di indicare chiaramente se, in che misura e in quali ambiti i contenuti elaborati nell’ambito di TI2020 (analisi, dati, criteri, proposte) potranno ancora essere utilizzati come base per futuri interventi, in particolare per riforme settoriali dei rapporti finanziari e di competenze tra Cantone e Comuni.
4. Di confermare l’intenzione di procedere in futuro tramite messaggi tematici settoriali mirati, chiarendo le priorità (ad esempio case per anziani, nuova LPI, assistenza sociale) e il quadro strategico entro cui tali interventi verranno sviluppati, nel rispetto del principio “chi decide incassa e paga” e della neutralità finanziaria globale per il cittadino.
5. Di precisare, nel medesimo messaggio di chiusura, come si intenda strutturare il dialogo con i Comuni (Piattaforma Cantone–Comuni e altre sedi) nella definizione dei futuri messaggi settoriali, così da garantire trasparenza, corresponsabilità e un reale rafforzamento dell’autonomia comunale.
6. Fornire un’indicazione ai Comuni in merito alle due iniziative legislative dei Comuni pendenti (“Per Comuni forti e vicini al cittadino” e “Per la revisione transitoria dei criteri di partecipazione dei Comuni alla spesa cantonale per l’assistenza sociale”).



