Un naufragio tra sole, mare e Negroni

"Hawaii" di Sandro Mai è il racconto di una via d'uscita tanto drastica quanto ironica
"Hawaii" di Sandro Mai è il racconto di una via d'uscita tanto drastica quanto ironica
LUGANO - Nuovo singolo per i Sandro Mai, il duo insubre (metà ticinese, metà varesino) formato da Andrea Cometti e Alessandro Masci. Il brano in questione s'intitola "Hawaii" ed è stato scritto da entrambi, mentre la produzione e il missaggio sono stati affidati come da tradizione a Marco Ulcigrai. Lo stesso vale per il master, a cura di Andrea De Bernardi.
Di cosa parla questa nuova uscita per l'etichetta Dischi Lacustri? "Hawaii" è un manifesto tragic-pop dedicato a chi ha deciso di smettere di rincorrere le aspettative degli altri. Il brano affronta temi come l’overthinking, i sogni lasciati a metà e le relazioni logoranti, raccontando con sincerità quel momento in cui la frustrazione si trasforma in una liberatoria alzata di spalle.
Il testo si muove su due livelli: da un lato c’è l’intimità di uno sfogo autentico, dall’altro l’ironia tagliente di chi osserva un mondo sempre più esibito e “in vetrina”. Sandro Mai descrive «il gioco più vecchio del mondo», quello in cui si finisce sempre per perdere contro le regole della normalità e dell’apparire. Tra relazioni a senso unico, stress da performance social e la nostalgia per un mondo che non riconosce più – nemmeno il Fantacalcio è più lo stesso – l’artista offre uno sguardo disincantato e attuale sulla realtà di oggi.
Ma invece di lasciarsi sopraffare dalla rassegnazione, Sandro Mai sceglie una via d’uscita tanto drastica quanto ironica: un biglietto di sola andata per le Hawaii, dove naufragare felicemente tra sole, mare e tempeste di Negroni, mandando finalmente tutti a quel paese. È la rivincita di chi si sente «dalla parte di chi affonda», ma decide di farlo con stile e leggerezza.
"Hawaii", spiegano Cometti e Masci, non è una canzone di resa, ma lo sfogo di chi sceglie di perdere alle proprie regole, con la valigia sempre pronta e un sogno spedito altrove. Un brano malinconico, ma irresistibilmente liberatorio.





