«Se fosse stato uno studente al primo anno gli avrei detto: "Torna a casa"»

Paolo Bernasconi, ospite di TioTalk, bacchetta il Consiglio di Stato per la carenza di strumenti in materia di prevenzione alla criminalità.
Con l'ex procuratore pubblico affrontiamo una chiacchierata tra cronaca nera, diritti umani e criptovalute.
Paolo Bernasconi, ospite di TioTalk, bacchetta il Consiglio di Stato per la carenza di strumenti in materia di prevenzione alla criminalità.
Con l'ex procuratore pubblico affrontiamo una chiacchierata tra cronaca nera, diritti umani e criptovalute.
LUGANO - «Un’isola felice». Con diversi “ma”, più o meno grandi, che non si possono - e non si devono - ignorare.
«Siamo un paese che non è teatro di criminalità» ma «bisogna poi parlare di quello che non funziona». Perché oggi «la criminalità si sta diffondendo anche nei paesi che sono stati più salvaguardati». L’istantanea, qui incorniciata in estrema sintesi, è quella che l’avvocato - ed ex procuratore pubblico - Paolo Bernasconi “scatta” ai microfoni di TioTalk. Una chiacchierata che ha toccato diversi temi: dal riciclaggio ai diritti umani, dalla criminalità organizzata alla prevenzione che non c'è. Senza risparmiare dure bacchettate alla politica cantonale.
«Il traffico di stupefacenti è diventato colossale». Lo respiriamo anche alle nostre latitudini, dove l’apertura di nuove inchieste legate al mondo della droga è ormai sempre più all’ordine del giorno. Così tante da passare, paradossalmente, quasi inosservate. Ma tornando al quadro generale, «la domanda preoccupante è questa: il profitto della vendita di queste tonnellate» di stupefacenti «dove va a finire? O meglio, dove viene riciclato?» E questo, ce lo dice la storia, è un problema che ben conosciamo anche in Svizzera. E in Ticino.
Un tasto particolarmente dolente c'è; che tocca in realtà tutto lo spettro del mondo finanziario e sul quale l'ex magistrato non ha mai mancato di puntare i riflettori: l'assenza di un'adeguata prevenzione. Ma chi è che dovrebbe fare di più? A chi sono da imputare queste carenze strutturali?
«Se l'avesse presentato un ragazzo al primo anno gli avrei detto: "Torna a casa"»
«È una domanda fondamentale. Noi oggi ci troviamo a discutere di repressione della criminalità. E se c'è un tema che è completamente negletto è quello della prevenzione». Anche nel nostro cantone. Bernasconi porta al banco un esempio e non fa sconti. «Anni or sono, in Gran Consiglio è stata presentata una mozione che chiedeva al Consiglio di Stato: "Fornite gli strumenti per la prevenzione alla criminalità economica". Il Consiglio di Stato ha reagito, qualche mese fa, con un rapporto che... Se me l'avesse presentato un ragazzo al primo anno di università gli avrei detto: "Torna a casa. Cambia facoltà". Con sei proposte che riguardano solo la repressione e non la prevenzione. Addirittura citando opere vecchie di 20 o 30 anni. Un disastro».
La «risposta del delinquente»
A complicare ulteriormente questo scenario, per definizione ricco di zone grigie, negli ultimi anni sono entrate in gioco anche le criptovalute. Libere e al contempo sfuggenti; e sulle quali anche i massimi organi di vigilanza hanno espresso raccomandazioni agli investitori e inviti a essere prudenti. Poi c'è il lato più oscuro, quello portato alla luce anche dalle cronache recenti. Si pensi alla rete smantellata dalla Procura di Zurigo attraverso cui sarebbero stati ripuliti oltre 1,3 miliardi di bitcoin in meno di una decina d'anni.
E qui, Bernasconi sceglie di affidarsi alla «risposta del delinquente» per spiegare perché il rischio non può essere negato. «In tutto il mondo. In Svizzera. E anche in Ticino. Quando un hacker mette un virus oppure sottrae dei dati. E quindi organizza un'estorsione e ti dice: "Vuoi che ti tolgo il virus? Vuoi che ti restituisco i dati? Come mi paghi? In franchi, in euro, in dollari? No, mi paghi in bitcoin"».





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