Cerca e trova immobili
SVIZZERA

«La Svizzera sbaglia a liquidare le critiche di Meloni come populismo»

Toni Ricciardi, deputato italo-svizzero e professore a Ginevra sulla querelle Svizzera-Italia su Crans-Montana: «Basta con le reciproche accuse, servono ponti tra i due paesi»
Imago/Zuma Press Wire
Fonte Tages-Anzeiger
«La Svizzera sbaglia a liquidare le critiche di Meloni come populismo»
Toni Ricciardi, deputato italo-svizzero e professore a Ginevra sulla querelle Svizzera-Italia su Crans-Montana: «Basta con le reciproche accuse, servono ponti tra i due paesi»

BERNA - Ha la doppia cittadinanza italo-svizzera e in questi giorni è fortemente sollecitato dai giornalisti che lo chiamano per analizzare la spaccatura che si sta creando tra l'Italia e la Svizzera in merito alle indagini sul rogo di Capodanno a Crans Montana. Toni Ricciardi, 48 anni, è deputato del Partito Democratico eletto all’estero, ed è anche professore di storia delle migrazioni all’Università di Ginevra. La Svizzera la conosce bene, ha vissuto a lungo a Baar (nel canton Zugo), dove si era trasferito con la famiglia quando aveva appena 8 mesi.

In un’intervista rilasciata oggi al Tages-Anzeiger, Ricciardi afferma che Roma ha ragione a criticare l’operato delle autorità elvetiche dopo l’incendio nella discoteca Le Constellation, costato la vita a decine di giovani. «La Svizzera si comporta in modo troppo semplicistico quando liquida le critiche di Giorgia Meloni come populismo», sostiene.

Errori di comunicazione - Secondo il parlamentare, nei primi giorni dopo la tragedia le autorità svizzere avrebbero comunicato male, mentre il sindaco di Crans-Montana avrebbe rifiutato qualsiasi scusa pubblica.

Critiche sono state rivolte anche alla gestione delle indagini a carico dei principali indagati, i coniugi Moretti. Ricciardi si dice sorpreso dalla mancata adozione di misure investigative più incisive: «Non comprendiamo perché telefoni, computer e altri oggetti rilevanti non siano stati sequestrati per preservare le prove, né perché i beni degli indagati non siano stati bloccati».

Da qui, secondo lui, la dura reazione italiana, culminata con il richiamo dell’ambasciatore. Roma, aggiunge, chiede semplicemente la creazione di squadre investigative comuni, uno strumento internazionale già previsto e ratificato da entrambi i Paesi. «L’Italia non vuole mettere in discussione la sovranità svizzera», precisa, ma sottolinea l’esperienza maturata nel contrasto a corruzione e criminalità organizzata.

Ricciardi giustifica anche la richiesta dell'Italia di prendere parte alle indagini: «È giusto chiedere la formazione di squadre investigative congiunte. Questo strumento internazionale è stato creato a Strasburgo nel 2001; la Svizzera lo ha ratificato più di 20 anni fa e l'Italia 10 anni fa. L'Italia non intende in alcun modo privare la Svizzera della sua sovranità. Purtroppo, l'Italia ha sviluppato competenze nelle indagini su corruzione e criminalità che la Svizzera, fortunatamente, non possiede. Siamo di fronte a fatti tutt'altro che chiari, e non c'è dubbio che i principali sospettati abbiano una certa familiarità con la criminalità organizzata».

Il precedente di Mattmark - Storico delle catastrofi, Ricciardi richiama il disastro di Mattmark del 1965, quando il crollo di un ghiacciaio provocò 88 morti, di cui 56 italiani. Dopo anni di processi, tutti gli imputati furono assolti e le famiglie delle vittime dovettero sostenere parte delle spese giudiziarie. «Spero che a Crans-Montana non si ripeta lo stesso schema», afferma, notando analogie anche nella creazione di fondi di solidarietà.

Respinge inoltre l’idea che l’Italia non sappia fare i conti con le proprie tragedie, citando condanne giudiziarie in casi come l’incidente dell’autobus ad Avellino o il disastro ferroviario di Viareggio.

«I primi dieci giorni delle indagini sono decisivi: per questo siamo irritati dalla lentezza iniziale delle autorità».

Non servono accuse - Ricciardi smentisce anche le voci secondo cui la reazione di Roma sarebbe legata al coinvolgimento di famiglie italiane influenti. «Un’affermazione fuori luogo», dice, invitando invece a concentrarsi sulle responsabilità personali.

La via d’uscita, conclude, passa dal dialogo: «Svizzera e Italia hanno bisogno l’una dell’altra. Non siamo in una partita di calcio». Sul piano politico-economico, le tensioni fiscali recenti non sarebbero legate alla tragedia, ma rifletterebbero piuttosto una questione più ampia: «La Svizzera non può continuare a beneficiare del mercato unico europeo solo a determinate condizioni. La geopolitica cambia e bisogna scegliere da che parte stare».


Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE