Latte in polvere, gestione inaccettabile per la Fondazione dei consumatori

L'episodio mette in luce gravissime lacune nel sistema di protezione in Svizzera, sostiene l'organizzazione
L'episodio mette in luce gravissime lacune nel sistema di protezione in Svizzera, sostiene l'organizzazione
BERNA - La Fondazione per la protezione dei consumatori (FPC) accusa il gigante alimentare francese Danone di aver gestito in modo inaccettabile il ritiro di latte in polvere contaminato da cereulide, una tossina batterica. L'episodio mette in luce gravissime lacune nel sistema di protezione in Svizzera, sostiene l'organizzazione.
Mentre in Germania e in Austria il richiamo di diversi lotti della linea Aptamil era già stato effettuato la scorsa settimana, nella Confederazione Danone ha atteso fino a ieri per reagire, malgrado la contaminazione fosse nota da tempo. Una differenza di tempistica che l'associazione definisce «inaccettabile».
«È assolutamente inaccettabile che le aziende alimentari si nascondano dietro parole vuote anche in casi delicati come quello dei prodotti per l'infanzia, mettendo a rischio la salute dei bambini», afferma la direttrice di FPC Sara Stalder, citata in un comunicato. Non più tardi di tre giorni or sono, in risposta a un'interrogazione dell'organizzazione, la multinazionale aveva fornito una «risposta standard non significativa». Ieri la svolta: il ritiro, giustificato con l'adozione di un nuovo valore di riferimento per la cereulide da parte dell'Ue.
La crisi della cereulide, una tossina prodotta dal batterio Bacillus cereus, è nota dallo scorso dicembre, quando Nestlé l'ha rilevata tramite controlli interni. In gennaio sono partiti i primi richiami, che ora coinvolgono oltre 70 paesi. Malgrado ciò i genitori e opinione pubblica sono rimasti a lungo all'oscuro: secondo la fondazione il caso dimostra il fallimento del sistema di autocontrollo dell'industria alimentare in situazioni complesse e globali e la necessità di regole chiare.
L'associazione denuncia precise carenze normative in Svizzera. Primo, mancanza di un limite legale per la cereulide; secondo, supervisione insufficiente, visto che l'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) non ha una panoramica completa sui limiti applicati dai produttori né sulla loro attività di controllo; terzo, le aziende agiscono spesso solo quando intervengono le autorità o sale la pressione pubblica, non per prevenzione; quarto, vigono obblighi di informazione troppo deboli, mentre la salute pubblica dovrebbe prevalere sulla reputazione aziendale.
Non è ancora certo che tutti i prodotti contaminati siano stati ritirati, avverte la FPC. «È certo, invece, che un caso del genere non deve ripetersi», sottolinea Stalder. «I genitori devono poter avere la certezza assoluta che i prodotti che somministrano ai propri bambini siano impeccabili e non dannosi per la salute», conclude la dirigente che dal 2008 è alla testa dell'associazione.




