Farinelli: «Non ho mai chiamato la polizia per allontanare i giornalisti italiani da casa mia»

Il liberale, finito nel mirino dei media della vicina Penisola, per la sua uscita sull'ambasciatore (e l'amatriciana) ridimensiona la vicenda. Lombardi: «La Svizzera ha sbagliato, è giusto spiegarsi».
Ha solcato il Gottardo per finire sulle pagine della stampa svizzerotedesca la querelle nata, e montata, fra politica e media ticinesi e italiani in relazione alla questione Crans-Montana.
Sulle pagine dell'Aargauer Zeitung (e non solo) sono finite sia lite accesa fra Lombardi e Del Debbio, di ormai una settimana fa, ma anche la vicenda che ha visto come protagonista il consigliere nazionale Alex Farinelli e la sua dichiarazione: «Per me l'ambasciatore italiano può anche restarsene a Roma, a mangiare pasta all'amatriciana», data ai microfoni della RSI.
Un'amatriciana indigesta
Parole che sono diventate un “meme” televisivo e che hanno portato due inviati di Rai 3 a piantonare l'ingresso di casa sua per due giorni. All'arrivo della polizia, che ha chiesto loro delucidazioni, i due si sarebbero ritirati affermando che gli agenti sarebbero stati chiamati dallo stesso Farinelli.
L'esponente PLR però nega: «Non ho mai chiamato la polizia, certo è che quando delle persone se ne stanno lì davanti a una casa in un paese ticinese è normale che qualcuno si chieda: “Chi sono? E che ci fanno qui?”. È altrettanto normale che qualcuno chiami la polizia», ha spiegato al quotidiano di CH Media.
I due inviati sono arrivati a Comano «senza preavviso» mostrando un'insistenza - a dire di Farinelli - eccessiva: «Non sono il sindaco di Crans-Montana». Riguardo all'uscita sull'amatriciana, ammette: «sì, non è stata particolarmente intelligente».
«Voglio solo aiutare la Svizzera»
Sentito dai media d'Oltregottardo, anche Filippo Lombardi è apparso tre volte in televisione (malgrado il Centro abbia chiesto ai suoi esponenti di non farlo).
In un caso, per l'apparizione su Rai 3, si è recato personalmente a Roma: «Quando il tuo Paese ha commesso degli errori e si trova in una situazione difficile, sta alla politica farsi avanti».
Secondo il ticinese il sistema elvetico ha effettivamente sbagliato, almeno due volte. Il primo a livello istituzionale (dal Municipio di Crans-Montana fino alla procura vallesana), il secondo a livello umano: «la Svizzera poteva mostrare più empatia per le vittime, comprese quelle svizzere».
Parole, però, quelle portate in studio che quasi mai vengono davvero ascoltate: «La nostra prospettiva purtroppo non “passa”. Prevalgono le emozioni e le polemiche, e questo è molto frustrante».



