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VALLESE

Ecco gli errori che mettono in crisi l'inchiesta sul rogo di Capodanno

Dai telefonini mai sequestrati fino alle abitazioni dei Moretti mai perquisite. Tutti gli sbagli degli inquirenti che hanno portato alla richiesta di ricusazione dei procuratori.
Imago/Bestimage
Ecco gli errori che mettono in crisi l'inchiesta sul rogo di Capodanno
Dai telefonini mai sequestrati fino alle abitazioni dei Moretti mai perquisite. Tutti gli sbagli degli inquirenti che hanno portato alla richiesta di ricusazione dei procuratori.

SION - Una serie di errori gravi di procedura, sin dalle primissime fasi dell'inchiesta. Tanti e tali da rendere la stessa vana e portare a una richiesta di ricusazione dei procuratori attualmente al lavoro sul caso. 

Sbagli pesanti che secondo gli avvocati mettono in dubbio la capacità e la volontà dei magistrati coinvolti nell’inchiesta di svolgere le proprie funzioni in conformità alle norme di procedura penale.

È quanto denuncia la richiesta di ricusazione, inoltrata al Pubblico ministero vallesano, da parte della rappresentanza legale di una delle vittime del rogo di Capodanno del “Constel”.

Il fermo tardivo di Moretti
Stando a quanto appreso da tio.ch, fra le (molteplici) mancanze da parte degli inquirenti viene citata in primo luogo «l’assenza di misure privative della libertà personale dell'imputato», quindi il fatto che non sia stato subito arrestato, una mancanza che avrebbe indotto Jacques Moretti a “mettere mano” agli account dei social media del locale.

Inoltre, l’assenza di misure restrittive della libertà ha portato i coniugi Moretti ad avere nel frattempo contatti con ex dipendenti, agenti, funzionari comunali, e pure con l'operatore del sistema di videosorveglianza del bar Le Constellation, le cui registrazioni delle quattordici telecamere di sorveglianza sarebbero ormai indisponibili.

Le perquisizioni solo 7 giorni dopo, e solo al locale
Gli avvocati rimproverano pure il fatto che non ci sia stata una tempestiva perquisizione dei locali e il sequestro immediato di documenti e registrazioni, il che ha portato a una conseguente perdita di prove. Le perquisizioni degli imputati sarebbero state fatte solo il 7 gennaio, dunque una settimana dopo il terribile rogo. 

Tale perquisizione avrebbe riguardato solo il bar "Le Constellation" e non l'abitazione degli imputati, la cui perquisizione era stata comunque ordinata il 1° gennaio. Sono mancate anche le perquisizioni nei locali del Comune di Crans-Montana, come pure nelle abitazioni dei responsabili della sicurezza del Comune.

Quei telefonini non sequestrati
È ritenuto critico anche il mancato sequestro dei cellulari (tanto degli indagati quanto delle vittime o ulteriori persone chiave) e del loro uso nei termini d'inchiesta. Sequestro che peraltro - viene fatto notare - è avvenuto solo su espressa richiesta dell'avvocato delle vittime, nonostante fosse stato accertato fin dall’inizio che tali telefoni contenevano informazioni importanti ai fini delle indagini. 

Non solo, ma gli imputati, durante il loro primo interrogatorio, consultavano il cellulare per rispondere a determinate domande, e ci sarebbero stati perfino momenti imbarazzanti come quando la polizia ha chiesto a Jacques Moretti il permesso di effettuare screenshot delle ultime immagini registrate dal sistema di sorveglianza del bar sul suo telefono.

Quelle foto non scattate (e quei video cancellati)
Critiche vengono espresse sul mancato sequestro tempestivo delle registrazioni video delle telecamere di sorveglianza di Crans-Montana, una parte delle quali è stata cancellata

Sarebbe lacunosa anche la documentazione fotografica dell'incendio, con solo alcune foto scattate dall'Istituto forense di Zurigo e nessuna scattata dalla Polizia cantonale. Il risultato è una mappatura lacunosa dello sviluppo del rogo all'interno del Constellation. 

Le fotografie esistenti permetterebbero esclusivamente di illustrare la posizione dei bengala trovati sul luogo e non consentono la determinazione precisa della posizione esatta del corpo di ciascuna vittima, nemmeno la posizione di eventuali estintori né una valutazione delle uscite di emergenza.

Una gestione caotica delle autopsie
I legali puntano il dito pure sulla mancanza di esami medico-legali dei corpi e sulla gestione caotica delle autopsie, facendo notare che sarebbe stato opportuno procedere con un esame forense sistematico di tutte le vittime.

Tra i punti contestati vi è l’esclusione dei ricorrenti dalle prime audizioni svolte dalla polizia sotto l’autorità della Procura. In particolare, le parti civili non hanno potuto assistere a due interrogatori.

Uno riguardava un dipendente del bar Le Constellation presente la sera dei fatti, l’altro una vittima che aveva fornito una registrazione video dell’evento. A tali udienze, invece, erano presenti gli avvocati degli imputati.

La figuraccia degli avvocati “consigliati”
Ulteriori critiche riguardano un episodio in cui la polizia avrebbe proposto alle famiglie delle vittime la scelta tra tre avvocati presenti in un elenco di origine ignota, alcuni dei quali potenzialmente in conflitto di interessi o privi della necessaria indipendenza. 

La Procura ha riconosciuto pubblicamente l’accaduto esprimendo rammarico, ma l’episodio – sostengono i legali – non risulterebbe documentato nel fascicolo, in contrasto con gli obblighi previsti dal diritto processuale svizzero.

Interrogatori con domande già comunicate per iscritto
Contrarietà inoltre viene espressa sulle procedure di interrogatorio degli imputati. La Procura infatti invita i legali delle vittime a presentare le loro domande agli imputati per iscritto e in anticipo, una pratica questa che viene giudicata una chiara violazione dell’articolo 66 del Codice di Procedura Penale che sancisce il principio della procedura orale dinanzi alle autorità penali.

Le critiche si snocciolano in lungo e in largo nelle 21 pagine inoltrate al Ministero pubblico vallesano. Tante contestazioni che si inseriscono in un clima teso ormai già a partire dalla fatidica conferenza stampa di inizio gennaio.

Se confermate, queste presunte irregolarità procedurali potrebbero incidere sul prosieguo del procedimento e alimentare ulteriori richieste di chiarimento sull’operato degli inquirenti.

Ora il Ministero pubblico dovrà esprimersi sull’istanza di ricusazione, e se la risposta sarà negativa, la parte che ha presentato l’istanza potrà sottoporla ad un Tribunale, che deciderà.

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