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«Mi mancava solo fare il prete. Poi mi sono trovato a lavorare con Gianni Versace»

Yuri Catania, dalla moda internazionale all’arte partecipata, senza compromessi
«Mi mancava solo fare il prete. Poi mi sono trovato a lavorare con Gianni Versace»
Davide Giordano tio/20min
«Mi mancava solo fare il prete. Poi mi sono trovato a lavorare con Gianni Versace»
Yuri Catania, dalla moda internazionale all’arte partecipata, senza compromessi

SAVOSA - Yuri Catania ha attraversato mondi molto diversi, dalla moda internazionale all’arte urbana, passando per una svolta personale che ha cambiato radicalmente il suo modo di creare. Oggi realizza opere pubbliche e partecipate, effimere ma profonde, in cui le persone diventano parte del processo creativo. Un percorso fatto di fiducia, spiritualità e meraviglia, lontano dalle logiche della carriera tradizionale.

Il desiderio di diventare prete - Ospite della nostra nuova puntata di TioTalk Yuri Catania ha rivelato un rapporto molto intimo con la spiritualità. «Sono sempre stato un cattolico praticante, ho frequentato la chiesa fin da bambino come chierichetto, poi catechista ed educatore. Oggi vivo a Rovio e frequento la comunità di Betania. Mi mancava solo di diventare prete, poi ho deviato strada».

Il Covid come punto di rottura - La pandemia ha segnato un cambiamento radicale nel suo percorso, trasformando un momento difficile in una fase di rinascita creativa. «È brutto dirlo, ma per me è stato un momento d’oro. Non potendo più lavorare nella moda mi sono reinventato partendo dal giardino di casa. Da lì sono nati i fiori fotografati di notte, il Monte Generoso e il progetto dei Gatti di Rovio».

Davide Giordano tio/20minYuri Catania di fronte ad una sua opera

L’addio alla moda - Poi la fine di un lungo percorso, segnato da un cambiamento del settore che lo ha portato lontano da quel mondo. «Non è stata una scelta volontaria. Ho lavorato anche con Gianni Versace e avevo progetti con riviste internazionali, ma la comunicazione è cambiata radicalmente. La moda è diventata produzione rapida e social. Io arrivo da un’idea di moda come sogno e racconto e non mi sono più ritrovato in quel paradigma».

L’arte volatile come scelta - Durante la puntata ha sottolineato come l’effimero sia una scelta consapevole e non una conseguenza. «Mi spaventerebbe se fosse il contrario. Uso materiali semplici e biodegradabili. Le opere cambiano, si disgregano, sono vive. Non importa quanto durano, ma quanto restano nel ricordo».

Il coinvolgimento delle persone - Per lui il valore delle sue opere è il coinvolgimento diretto del pubblico. «La mia arte si basa sulla fiducia verso il prossimo. Chiedere aiuto oggi sembra una debolezza, ma non lo è. Le persone diventano protagoniste e ricordano il gesto fatto insieme».

Davide Giordano tio/20minYuri Catania mentre realizza le foto per la sua opera al Campus USI di Lugano

I sogni senza limiti - Uno sguardo al futuro. «Non è il budget che rende grande un progetto, ma l’idea. Nel 2026 realizzerò una grande esposizione nei supermercati Migros, dentro i reparti. Un altro sogno è un parco d’arte nella natura, fuori dal contesto urbano».

Gli errori come percorso - Infine ha spiegato come le scelte sbagliate possano diventare risorse preziose. «Non credo negli errori, ma nelle problematiche. Non aver finito l’università sembrava un limite, oggi penso sia stato fondamentale. Il mio percorso è stato tortuoso, ma mi ha portato qui».

Un messaggio finale - «L’arte può salvare il mondo. O almeno può farci sorridere. E a volte basta quello».

Guarda l'intervista integrale e gli altri episodi di TioTalk su Tio.ch, oppure sul nostro canale YouTube.

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