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CANTONE / NEPAL

Nel buio totale, poi la luce

Dal Nepal al Madagascar: tre ticinesi portano energia elettrica dove prima non c'era. Il racconto dei protagonisti.
Seed of lights
Nel buio totale, poi la luce
Dal Nepal al Madagascar: tre ticinesi portano energia elettrica dove prima non c'era. Il racconto dei protagonisti.

LUGANO - La luce è vita. Il senso della frase può apparire scontato, ma acquista valore soprattutto nelle zone del mondo dove l'elettricità non c'è.

L'amicizia e il progetto - Come, per esempio, le valli interne del Nepal, focus di due progetti portati avanti da tre giovani amici: il 26enne Tommaso Fava di Breganzona, impegnato in un dottorato in neurobiologia all'Università di Zurigo, il 25enne Nicola Ritter di Caslano, che sta completando i suoi studi in ingegneria meccanica sempre nella Città sulla Limmat, e il 25enne ticinese d'adozione Francesco Balestrero.

La valle isolata e l'impianto idroelettrico - La prima iniziativa si è sviluppata lungo il fiume Nivarey, all'interno della Makalu Valley, un bacino molto stretto e percorribile principalmente a piedi. La zona è, di fatto, dimenticata dal Governo centrale. Qui, i tre ragazzi, tramite un impianto idroelettrico, hanno portato l'energia elettrica a 8 villaggi rurali. Insomma, 1'062 persone hanno trovato "la luce". "Light for Makalu Valley" è stato finanziato in gran parte da Daniele Foletti, fondatore e presidente onorario dell'associazione "Mani per il Nepal".

«Non potevamo chiuderla qui» - «È stata un'esperienza autentica - ci racconta Tommaso - abbiamo vissuto due mesi, accampati insieme a loro, fino a quando non si è acceso l'impianto. Siamo riusciti a realizzare un bellissimo progetto in collaborazione con gli abitanti della zona. E ci siamo detti che non potevamo chiuderla qui».

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Il secondo capitolo nepalese - Per questo i tre ticinesi si sono rimboccati le maniche e hanno dato vita, di nuovo, a un altro progetto, sempre avendo come focus un intervento idroelettrico in grado di portare energia in una zona, se possibile, ancora più impervia. «Per entrare nella valle serve un giorno di cammino. Per raggiungere il villaggio buddista di Pawakhola bisogna camminare altri sette chilometri in salita».

La vita con la luce - Durante la spedizione, spiega Tommaso, «abbiamo incontrato referenti, visitato villaggi privi di elettricità e raccolto informazioni tecniche. Questo viaggio ha rafforzato il legame con il Nepal e confermato la volontà di portare avanti progetti sostenibili, costruiti in collaborazione con le persone che ne beneficeranno». A questo proposito, il giovane non ha dubbi: «È stato bellissimo vedere come procede, adesso, la vita con la luce». Già, perché l'elettricità porta un cambiamento epocale nell'esistenza degli abitanti.

Seed of lights

«Buio totale? Non si vede a dieci centimetri» - «Essendo una valle chiusa, per lunghi periodi dell'anno l'illuminazione fornita dal sole termina molto presto. Ciò significa buio totale, senza nessuna contaminazione luminosa. Vuol dire non vedere a 10 centimetri».

«Con la luce le donne partoriscono senza difficoltà» - La vita si spegne quando il sole va giù: «Si può solo accendere un fuoco - aggiunge Tommaso - che rimane costantemente in funzione all'interno delle case, causando danni non indifferenti alla salute». Ora, con la luce, le abitudini cambiano. «Significa, per i bambini, poter studiare senza grossi problemi. Inoltre, la sera si può sviluppare con più facilità la socialità, dato che di giorno sono impegnati a lavorare». Ora, grazie a "Mani per il Nepal", arriveranno anche le stufe.

Seed of lights

Il progetto in Madagascar - L'approccio dei tre ticinesi è sempre "scientifico" e in collaborazione con le realtà e le persone residenti. Un modo di fare, insomma, improntato all'ascolto. Con questo spirito, stanno dando vita a un altro progetto, questa volta sull'isola di Nosy Faly, una località non turistica nella parte occidentale del Madagascar. L'obiettivo è mettere a punto un impianto fotovoltaico. «Sono circa 4'000 gli abitanti, si sostentano con la pesca. Con l'aiuto dell'energia elettrica potranno stoccare il pesce, per esempio. Ci occuperemo noi della parte ingegneristica: a questo proposito c'è un gruppo di tecnici e ingegneri che ci sta lavorando».

L'approccio - L’obiettivo è «evitare un aiuto umanitario “calato dall’alto”, con logiche quasi colonialiste, per vivere accanto alla comunità, condividendone cultura e dinamiche con il minor impatto possibile. Vogliamo sostenere, non cambiare, immedesimandoci nella loro realtà e documentandola». Il progetto prevede un impianto fotovoltaico destinato ai servizi essenziali, non alle singole abitazioni: «Si vuole procedere con gradualità, evitando interventi affrettati che, senza un’analisi attenta del contesto e una visione a lungo termine, rischiano di essere controproducenti».

L’associazione "Seed of light" è composta dai tre fondatori più un ingegnere entrato successivamente. Attorno al gruppo opera una rete di circa otto collaboratori. Qui trovate il sito internet ancora in allestimento.

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