28 anni di Castellinaria: i Dardenne e il Belgio, Christopher Lee e il letto...

Giancarlo Zappoli, storico direttore del Festival del cinema giovane di Bellinzona, ha condiviso a TioTalk i ricordi di questa esperienza e il suo pensiero sul cinema
Giancarlo Zappoli, storico direttore del Festival del cinema giovane di Bellinzona, ha condiviso a TioTalk i ricordi di questa esperienza e il suo pensiero sul cinema
SAVOSA - Un «lungo e prezioso percorso durato 28 anni», quello conclusosi lo scorso mese di gennaio e che ha visto Giancarlo Zappoli lasciare il suo incarico di direttore artistico di Castellinaria. In attesa di conoscere il suo successore nella "cabina di regia" del Festival del cinema giovane di Bellinzona, il critico cinematografico, saggista e direttore di MYmovies.it è passato dai nostri studi per un nuovo episodio di TioTalk.
Inevitabilmente si è partiti da un bilancio di questi quasi tre decenni bellinzonesi. «È stata una bellissima esperienza, anche perché questo è un festival a 360 gradi, che parla ai bambini, ai ragazzi, ai giovani adulti, agli adulti. Parla proprio a tutti - e questo significa un impegno più complesso, ma anche più soddisfacente». Generazioni di ticinesi sono passati da Castellinaria, insieme alle famiglie o durante le proiezioni per le scuole che hanno sempre caratterizzato la kermesse. Quelli che allora erano bambini «li rivediamo quando diventano grandi e si ricordano l'emozione di quella che magari è stata la prima volta al cinema. E adesso magari li ritroviamo come critici cinematografici».
Castellinaria è un'operazione culturale che pedagogica, come conferma Zappoli - il quale è laureato in questa disciplina e ha vent'anni d'insegnamento nelle scuole elementari. Ed è, il festival bellinzonese, una storia di continua crescita. Tante cose sono cambiate, nel corso degli anni: il direttore uscente le ha passate in rassegna, soffermandosi in particolare sul cambio del nome (del brand, direbbe qualcuno): da "Film festival ragazzi" a "Castellinaria". Poi l'ampliamento dell'offerta: «C'era una sezione sola, quella che si rivolgeva ai bambini delle elementari e ai ragazzi delle medie. Poi abbiamo aperto quella per gli studenti delle scuole superiori, ci siamo allargati con un concorso di cortometraggi specifico, rivolto al pubblico adulto», che in anni più recenti ha visto la formazione di una giuria di giovani detenuti presso il carcere della Stampa. E poi ancora l'Apericorto, Cinema&Gioventù, la proposta Industry con i convegni, gli atelier eccetera. E poi il passaggio dall'Espocentro di Bellinzona al Mercato coperto di Giubiasco.
Gli aneddoti di questi 28 anni sono moltissimi. Castellinaria ha una storia di grandi ospiti: Claudio Bisio, Neri Marcorè, Piero Pelù e Maurizio Nichetti, solo per menzionarne alcuni. Quelli indimenticabili? «Ne prenderei due: Christopher Lee e i fratelli Dardenne». Il primo, nonostante il suo status di attore leggendario, non ha chiesto alcun gettone di presenza (e questa è una costante per tutti gli ospiti del festival) e fece solo due richieste all'organizzazione: «La business class da Londra e la misura del letto». Informazione fondamentale per lui, che sfiorava i due metri di altezza. Dei registi belgi c'è invece un curioso racconto che riguarda la programmazione del loro film a Bellinzona e... una partita di calcio.
Il grande rimpianto? L'assenza di Margarethe von Trotta, che dovette annullare la sua partecipazione all'edizione 2023 per motivi di salute. A proposito di salute, con Zappoli si è discusso su come stia al momento il cinema, inteso come arte e industria ma anche come sala, luogo per una visione condivisa. Per farvi un'idea di queste e altre tematiche trattate nell'episodio, non resta che guardare il vodcast.




