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«Pestaggi, stupri e terrore psicologico, ecco cosa ho visto»

Il ticinese Anek Speranza racconta la missione della Global Sumud Flotilla fermata da Israele prima dell’arrivo a Gaza: «Hanno cercato di spogliarci della nostra identità».
«Pestaggi, stupri e terrore psicologico, ecco cosa ho visto»
TioTalk
«Pestaggi, stupri e terrore psicologico, ecco cosa ho visto»
Il ticinese Anek Speranza racconta la missione della Global Sumud Flotilla fermata da Israele prima dell’arrivo a Gaza: «Hanno cercato di spogliarci della nostra identità».

SAVOSA - «Hanno cercato di spogliarci della nostra identità, di confonderci, di umiliarci e terrorizzarci. In che modo? Con la violenza e il dominio sulla persona».

Tra gli attivisti della spedizione umanitaria della Global Sumud Flotilla, intercettata in acque internazionali dalle forze israeliane a metà maggio scorso, c'era anche il 27enne ticinese Anek Speranza, ospite dell'ultima puntata di TioTalk. Occhi lucidi, parole soppesate con precisione e ancora scosso da quanto vissuto pochi giorni fa, Anek ha raccontato la violenza, le torture e i pestaggi subiti prima del rimpatrio.

«Ci hanno mostrato un assaggio di quello che viene fatto alle persone palestinesi, ai quasi 10'000 ostaggi che si trovano ancora oggi nelle carceri del regime israeliano. Essenzialmente si tratta di violenza unita al tentativo di dominio. Provano a spogliarti della tua identità, a confonderti e a terrorizzarti».

Oltre ai pestaggi e alle ossa rotte, dalle testimonianze degli attivisti sono emerse anche violenze sessuali. «Durante tutto il viaggio mi ero preparato psicologicamente a qualsiasi evenienza, anche a subire il peggio. Fortunatamente non sono stato colpito quanto altri attivisti. L'aspetto più difficile per me è stato sentire i colpi, le urla e gli stupri sui miei compagni».

«È stato impressionante rendersi conto di essere dentro uno spazio che emula e rappresenta ciò che abbiamo studiato sui libri di scuola: un regime totalitario. Sentivamo in loop costante l'inno israeliano, ci obbligavano a restare piegati in una posizione di stress, dormivamo in oltre 100 persone dentro un piccolo container nel quale era impossibile prendere sonno».

Una missione che ha suscitato anche molte critiche. L'opinione pubblica mondiale e svizzera si è divisa tra chi ritiene la Flotilla un inutile tentativo di protagonismo e chi invece crede nell'importanza di riaccendere i riflettori su quanto avviene all'interno della Striscia di Gaza e in Libano. «Sono un po' di anni ormai che il mondo si è polarizzato», ha continuato Anek. «Il mondo si scinde perché chi viene oppresso si alza e inizia a lottare sempre più forte, spingendo chi opprime a reagire per evitare che ciò avvenga, che una liberazione avvenga. Non sono stupito: la violenza ormai è ovunque».

I governi dei diversi Paesi d'origine degli attivisti della Flotilla hanno assunto posizioni differenti riguardo al trattamento riservato ai propri cittadini da parte dell'esercito israeliano. La Confederazione svizzera è sì intervenuta tramite l'ambasciatore israeliano a Berna, ma si è poi limitata a dichiarare che "erano a conoscenza dei rischi che avrebbero affrontato". «È sicuramente deludente. Ma abbiamo sentito le opinioni di Ignazio Cassis negli ultimi tre anni, quindi non mi ha sorpreso. È stato deludente arrivare a Istanbul e vedere tutte le bandiere delle nazioni partite e non vedere la nostra. Credo che rappresenti bene l'omertà con cui è stata affrontata la questione».

Guarda l'intervista integrale e gli altri episodi di TioTalk su Tio.ch, oppure sul nostro canale YouTube.

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