«Mi svegliavo alle 7 del mattino e avevo già voglia di bere. Poi andavo a cercare la cocaina»

Parla un 30enne ticinese dipendente da alcol e cocaina attualmente ospite a Villa Argentina. «Se non ci fosse stato il mio cane probabilmente sarei già morto».
Parla un 30enne ticinese dipendente da alcol e cocaina attualmente ospite a Villa Argentina. «Se non ci fosse stato il mio cane probabilmente sarei già morto».
LUGANO - «Chi non ha mai avuto questi problemi mi vede solamente come un tossico e pensa “se l’è cercata”. Ma qui non c’è giudizio, qui vengo compreso». È quanto ci ha detto ieri, a margine dell’annuale conferenza stampa, un 30enne del Mendrisiotto attualmente ospite di Villa Argentina.
Il giovane si trova al centro terapeutico da marzo e con coraggio ci ha raccontato la sua storia.
«Ho un lungo trascorso di dipendenza da alcol e cocaina, parliamo di una decina d’anni», spiega. «Mi svegliavo alle 7 del mattino che avevo già voglia di bere. Quindi andavo subito al bar e poi a cercare cocaina».
«Passavo l'intera giornata al bar. Del resto non mi interessava più»
«La cosa triste è che poi purtroppo perdi interesse per tutto il resto», sottolinea. «Io sono appassionato della montagna, mi piace andare a camminare e stare all'aperto. Ma tutte queste cose le perdi perché poi a causa delle dipendenze non riesci più a lavorare...e la giornata la passi tutta al bar. A mezzogiorno ero già ubriaco. Poi la cocaina. Era un loop continuo».
Non tutti, inoltre, si accorgono che qualcosa non va. «Visto da fuori magari sembrava fossi contento, ero quel tipo divertente che si beve la birra alle 6 del mattino...e finisce per bere 11 litri d'alcol al giorno. E magari c’è anche chi arrivava e mi diceva “Grande”. Però quando rientri a casa sai che stai fallendo completamente nella vita».
«Tremavo e stavo male per l'astinenza»
Ed è una lotta continua tra corpo e mente. «La sera dicevo basta, mi sto rovinando, però al mattino quando mi alzavo sentivo l'astinenza e tremavo. Quindi andavo a comprare altro alcol».
«La mia famiglia l'ho fatta soffrire molte volte», riconosce poi il giovane. «Loro stavano male a vedermi continuamente sotto l’effetto di sostanze. Oltretutto spesso mi isolavo e non rispondevo al telefono per giorni».
Una grave malattia, poi il baratro dell'alcol
Ma come si entra in questo tunnel a soli 20 anni? «Nel 2014, quando avevo 18 anni, ho avuto una malattia abbastanza rara e sono stato per diversi mesi in ospedale tra Mendrisio e Losanna», ci spiega il ticinese. «Era una malattia grave, al punto che fino all’ultimo non si sapeva se sarei guarito o se sarei morto. C’era molta incertezza e questo mi ha creato un trauma. Questo carico emotivo mi ha portato a una depressione che inizialmente non avevo riconosciuto come tale. Da lì ho cominciato a sfogarmi bevendo. E una o due birre al giorno si sono trasformate in un rifugio completo nell’alcol, e poi nella droga».
E la situazione sfugge di mano. «Anche quando andavo in vacanza portavo sempre uno o due grammi di cocaina con me. Se non la portavo poi facevo il diavolo a quattro e la cercavo in qualsiasi posto finché non la trovavo. E anche quello ti fa pensare, cioè una persona va in vacanza per godersi panorami e relax, invece io passavo le vacanze per bar a cercare cocaina. L’ho trovata anche sul Lago di Garda, per dire, che non è nemmeno il genere di meta da queste cose».
«Ho capito che era il momento di chiedere aiuto»
All’inizio di quest’anno, però, un episodio doloroso porta a una svolta inaspettata. «Purtroppo mi è morto il cane, che per me era un punto di riferimento importantissimo e dava un ritmo alla mia quotidianità. Se non ci fosse stata la mia cagnolina adesso sarei già morto probabilmente…così ho capito che se volevo rimettermi in gioco dovevo chiedere aiuto ed essere seguito da professionisti».
Una strada in salita
Lungo la strada, però, non mancano gli ostacoli. «Lo scorso weekend, durante un’uscita libera, ho avuto una ricaduta», confessa. «So che ho sbagliato, ho danneggiato me stesso e i miei genitori, che mi vedevano pulito da mesi ed erano contenti del mio percorso. Ma è anche un insegnamento: so di essere ancora vulnerabile, che non sono invincibile. Il problema c’è ancora e bisogna lavorare soprattutto sulla prevenzione».
Già perché le tentazioni sono ovunque. «Anche solo andare in un bar per me è difficile, perché non riesco a dire "entro solo a bere un caffè"». E lo stesso vale per i supermercati: «Magari entro solamente per comprare un cornetto, poi vedo bottiglie e lattine di birra e non riesco a dire no».
Guardando al futuro, comunque, il giovane si dice ottimista. «Spero veramente di costruire una vita nuova. Sto anche pensando a una riqualifica professionale e a trovare un lavoro che mi faccia stare bene. E poi voglio ritrovare un equilibrio, tornare a coltivare le mie passioni per la montagna e lo sport, e magari un domani riprendere un cane, che per me è stato una salvezza».




