Esercizi pubblici, quasi uno su tre non è ancora a norma: «Proroga fino a luglio, poi chiusura»

A tre anni dall'introduzione della nuova LEAR una fetta sostanziale degli esercizi in Ticino non ha ancora le carte in regola. GastroTicino: «È una buona ultima occasione», Zali: «Non ci sarà una seconda possibilità».
BELLINZONA - Ci eravamo lasciati a giugno 2023 con l'entrata in vigore della nuova Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (LEAR), frutto della consultazione attivata a febbraio dello stesso anno.
Le modifiche introdotte avevano lo scopo non solo di snellire la pratica della professione (con diverse semplificazioni, su tutte quella legata alla questione della gerenza) ma anche di garantire la sicurezza dell'utenza (tema particolarmente vivo dopo la tragedia di Crans-Montana) con locali idonei e conformi alle nuove normative cantonali per quanto riguarda igiene, polizia del fuoco e norme edilizie. A venire vagliati, durante la procedura, non solo i locali ma anche l'idoneità del gerente (e dell'eventuale gestore).
Tre anni dopo, al termine del periodo transitorio, in quanti si sono effettivamente adeguati e sono ora in regola? La maggior parte, ma c'è ancora una fetta «significativa» che, invece, non ha nemmeno attivato la procedura.
Quasi una struttura su tre non si è adeguata
Una realtà dei fatti, questa, «emersa con una certa preoccupazione», ha spiegato in conferenza stampa da Bellinzona il direttore del Dipartimento del Territorio (DT) Claudio Zali. Con lui, proprio per tirare le somme di questa fase interstiziale, anche la capa dei Servizi Generali della Polizia cantonale Bernadette Rüegsegger e il direttore di GastroTicino Gabriele Beltrami.
Se a fine gennaio 2026 su 2'381 esercizi, 1'113 non erano in regola (848 esercizi pubblici con ristorazione e 265 esercizi di alloggio senza ristorazione), le cose sono migliorate, ma di poco, a maggio (erano 743 - 553 e 190 - su 2'364).
Secondo la legge dovrebbero chiudere
«La realtà dei fatti ci ha posto di fronte a un problema: cosa succederà il 15 giugno per chi non si sarà adeguato?», si chiede retoricamente Zali, «stando alla LEAR approvata dal Consiglio di Stato proprio questo mercoledì, varrebbe la chiusura dell'esercizio».
Un esito, questo, draconiano: «anche considerando che stiamo entrando nel vivo delle vacanze estive». Da cui la scelta di procedere «in uno spirito un po' latino», continua il capo del DT. La soluzione è quindi quella di una proroga: le attività che non lo hanno fatto hanno tempo fino al 31 luglio «almeno per attivare la pratica».
Chi non lo farà dovrà aspettarsi la chiusura: «Da una parte si vuole mostrare un po' di comprensione, dall'altra è anche giusto che chi ha rispettato le regole non si senta preso in giro».
Il “tappo” della burocrazia
Ma come si è arrivati a questo risultato che per le istituzioni (e non solo) brucia? «Va ricordato che la LEAR attuale è frutto di un lavoro comune fra le autorità e il settore», spiega Bernadette Rüegsegger, «tutti gli attori coinvolti si sono attivati per sensibilizzare gli esercenti, lungo tutto l'arco dei tre anni. Noi come Polizia abbiamo anche chiamato direttamente gli esercizi pubblici al telefono».
Uno sforzo che non ha però dato i frutti sperati: «Sono numeri che ci hanno sorpreso», ammette Rüegsegger.
Se da una parte c'è chi era oberato dalle incombenze, chi - immaginiamo - non ne voleva proprio sapere o era impossibilitato per motivi economici, c'è anche chi si è attivato ma ha visto la sua pratica arenarsi nella burocrazia: «Soprattutto nell'ultimo periodo c'è stato un intensificarsi di domande che hanno un po' intasato gli sportelli di Comuni e Cantone», ha confermato la capa dei Servizi Generali della Cantonale.
«Una buona ultima possibilità»
«Questa è una legge che serve a tutti, a chi lavora a chi controlla e soprattutto alla clientela», commenta Gabriele Beltrami, «sono passati 36 mesi, avevano - o meglio avevamo - tutto il tempo per adeguarsi. Come associazione di categoria ci siamo mossi, con un fiume di lettere: nessuno può dire di non essere stato avvisato».
Per Beltrami, questa del Cantone è «una buona e ultima possibilità per chi non si è ancora adeguato e che davvero ci aspettiamo reagisca».
Conclude Zali: «il mondo della ristorazione è una realtà complessa, diversificata e importante per l'economia cantonale. La nostra intenzione è quella di andare in contro agli esercenti ma ribadiamo che non ci sarà un secondo decreto di deroga e il termine del 31 luglio resterà ultimo».



