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CASTEL SAN PIETRO

Credito da 490mila franchi e firme respinte: scontro sull’osteria stellata

Ricorso respinto dal Consiglio di Stato: resta valida la decisione del Municipio sull’irregolarità della domanda di referendum sul credito per i lavori all’Osteria Cuntitt. La sindaca Alessia Ponti pronta però a mediare: «Riflettteremo su progetto e costi».
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Credito da 490mila franchi e firme respinte: scontro sull’osteria stellata
Ricorso respinto dal Consiglio di Stato: resta valida la decisione del Municipio sull’irregolarità della domanda di referendum sul credito per i lavori all’Osteria Cuntitt. La sindaca Alessia Ponti pronta però a mediare: «Riflettteremo su progetto e costi».

CASTEL SAN PIETRO - Dopo la bocciatura del Municipio, arriva anche quella del Consiglio di Stato: la domanda di referendum, a sostegno della quale erano state raccolte 341 firme (312 valide), è stata respinta. Il difetto, già riscontrato dal Municipio nella lista per la raccolta delle firme, viene infatti definito «vizio formale grave» dal Consiglio, che rigetta anche ogni critica di eccesso di formalismo.

Dunque, nonostante le firme sufficienti raccolte, non si ricorrerà al voto popolare per esprimersi sull'approvazione da parte del Consiglio comunale (28 aprile 2025) del credito comunale di 490 mila franchi da destinare a lavori di ristrutturazione dell’Osteria Enoteca Cuntitt, che vanta una stella Michelin. Si tratta di «importanti investimenti di fondi pubblici a vantaggio di un progetto privato molto peculiare», avevano dichiarato a proposito dello stanziamento i promotori del referendum, all'atto della presentazione delle firme (fine giugno 2025). 

Da parte sua il Municipio - che nel respingere le 312 firme pur convalidate aveva evidenziato un vizio formale grave nel formulario utilizzato - a fine luglio del 2025 aveva precisato che i 490 mila franchi sono da destinarsi alla ristrutturazione della cucina, alla riorganizzazione degli spazi interni e alla realizzazione di una bussola d’ingresso dell’Osteria Enoteca.

«Ci hanno respinto il ricorso per via dell’avvertenza erronea nel formulario, nonostante le firme validate», spiega Cecilia Bernasconi, consigliera comunale (Sinistra e Verdi) e ricorrente al Consiglio di Stato.

Signora Bernasconi, che cosa succede ora?
 
«Il comune aumenta il moltiplicatore, taglia sugli aiuti sociali e ora interviene su quella che dovrebbe essere solo un'osteria popolare per volontà della benefattrice: stanzieranno i 490 mila franchi se non vogliono ragionare, ma almeno abbiamo ritardato il tutto di qualche mese».

C'è tuttavia la possibilità di ricorrere al Tribunale cantonale amministrativo, entro 30 giorni dalla notifica della decisione del Consiglio di Stato.
«Noi abbiamo fatto tutto il possibile, assumendoci anche i costi della procedura per rispettare la volontà dei tanti firmatari del referendum. Sia fatta ora la volontà giudiziaria, peccato per le opportunità perse e per i tagli alla socialità e ad altri progetti di maggiore rilevanza e priorità per l’interesse pubblico».

La sindaca: «Terremo conto delle firme e del malcontento»
Chi si dice invece soddisfatta di quanto deciso è la sindaca del paese, Alessia Ponti: «Accolgo con piacere la decisione del Consiglio di Stato dalla quale emerge anche che non si è trattato di un eccesso di zelo da parte del nostro Municipio, la cui azione è stata confermata in modo importante e su tutta la linea».

Sindaca, se nei prossimi 30 giorni non dovesse esserci il ricorso al Tribunale amministrativo, cosa accadrà?
«Sicuramente faremo una riflessione sull’entità dei lavori da eseguire e sull'importo di spesa, proprio perché comunque c'è stata una raccolta firme e una parte di popolazione si è dichiarata contraria a questo intervento, pensiamo che bisogna tenerne conto per avere rispetto di tutte le idee. Cercheremo quindi di rivedere l'intervento cercando di spendere magari un po' meno, occupandoci solamente della parte più necessaria».

Cosa risponde a chi sostiene che il credito sia a vantaggio di un privato?
«Non è un progetto privato perché lo stabile è di proprietà del Comune. Di fatto questi interventi verranno ripagati tramite un aumento della pigione d'affitto all'attuale affittuario, quindi il Comune recupererà nel giro di pochi anni quanto investito. Inoltre, gli interventi che andremo a fare sono sulla struttura e niente hanno a che vedere con l'attività di un privato».

Perché sono necessari?

«A 10 anni dalla ristrutturazione dello stabile ci siamo resi conto che ci sono dei dettagli che ne rendono difficile l'utilizzo in alcune circostanze. Per questo volevamo fare delle migliorie. Anche se non avessimo questo affittuario, ma un altro, e dovessimo avere un'osteria più popolare, cosa che di fatto oggi non abbiamo (e siamo contentissimi così perché l'Osteria porta comunque un'immagine e un valore aggiunto al nostro Comune), certi interventi li dovremmo comunque fare. Ad esempio, nel ristorante non è previsto uno spogliatoio per il personale: oggi siamo obbligati ad averlo diviso tra uomini e donne, mentre attualmente disponiamo di un localino dove si cambiano entrambi».

C'è chi vorrebbe un'osteria più popolare.
«A suo tempo questo era nato come un punto di incontro gestito da volontari ma nessun gruppo ha voluto gestire un'osteria di paese: si fa sempre più fatica a trovare associazioni. Abbiamo trovato un ristoratore che ci paga l'affitto e ha avuto un grande successo, non è colpa sua se la sua attività funziona bene».

Il vostro è dunque un supporto alle attività economiche locali?
«Il nostro Comune è intervenuto sostenendo anche altre iniziative private, penso all'aiuto che abbiamo dato ai viticoltori durante il Covid, al negozio di paese pressoché finanziato dal nostro comune, alle varie botteghe della valle. Non sono pochi i casi in cui il Comune interviene a favore di piccole realtà commerciali, proprio per poter favorire il tessuto socioeconomico del paese».

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