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ZURIGO

Attacco a Winterthur, bufera politica: «Revoca della cittadinanza subito!»

Dopo l'attacco terroristico a Winterthur, i politici reagiscono duramente e chiedono provvedimenti. Anche le autorità federali sono ora coinvolte: la SEM risponde alle accuse del governo zurighese.
Afp
Attacco a Winterthur, bufera politica: «Revoca della cittadinanza subito!»
Dopo l'attacco terroristico a Winterthur, i politici reagiscono duramente e chiedono provvedimenti. Anche le autorità federali sono ora coinvolte: la SEM risponde alle accuse del governo zurighese.

WINTERTHUR - L'attacco con coltello di Winterthur, classificato come «attacco terroristico» dal consigliere di Stato zurighese Mario Fehr, mobilita anche la Berna federale. Mentre, ad esempio, il presidente della Confederazione Guy Parmelin e il presidente dei Verdi liberali Jürg Grossen augurano su X una pronta guarigione alle vittime, alcuni consiglieri nazionali chiedono già l'adozione di misure.

Tuena (Udc): «Valutazione catastroficamente errata»
Come Mario Fehr, anche il consigliere nazionale zurighese dell'Udc Mauro Tuena condanna «con la massima fermezza» il fatto che al colpevole non sia stata revocata la cittadinanza. A suo avviso era noto che l'uomo fosse già stato radicalizzato nel 2015. «Una valutazione catastroficamente errata da parte della Segreteria di Stato della migrazione.» Proprio per casi come questo il Parlamento aveva infatti previsto la possibilità di revoca della cittadinanza. Per Tuena è evidente che l'uomo sia andato in Turchia «per radicalizzarsi ulteriormente e in modo ancora più estremo».



La Segreteria di Stato della migrazione, criticata da Mario Fehr, replica alle accuse del governo zurighese. «Su una procedura aperta poche ore fa – peraltro dalla Procura federale –, al momento non possiamo esprimerci», afferma un portavoce. Inoltre, per motivi di protezione dei dati e della personalità, non è possibile commentare singoli casi.

La Segreteria di Stato però precisa: «Si può, con il consenso dell'autorità del cantone di origine di una persona con doppia cittadinanza, revocare la cittadinanza svizzera, se il suo comportamento è gravemente pregiudizievole agli interessi o al prestigio della Svizzera». Rientra in questa fattispecie, ad esempio, chi commette gravi reati nell'ambito di attività terroristiche, estremismo violento o criminalità organizzata.

La SEM ha finora avviato complessivamente dieci procedure di questo tipo, precisa l'autorità. «Sette revoche della cittadinanza svizzera sono già state disposte; tutte riguardano persone che hanno sostenuto o commesso atti terroristici», conclude. Fedpol e DDPS non hanno rilasciato dichiarazioni sul caso.

Tuena ha ribadito inoltre di aver sempre avvertito «che un atto terroristico così grave può accadere con questa dannosa "cultura dell'accoglienza"». Persone del genere «semplicemente non appartengono al nostro Paese», ha aggiunto.

Wasserfallen (Plr): «Il colpevole deve andarsene!»
«Questo reato deve avere conseguenze chiare. Il colpevole deve andarsene! Revoca della cittadinanza e via!», è l'opinione del consigliere nazionale bernese del Plr Christian Wasserfallen.

Secondo lui, tuttavia, l'approvazione dell'iniziativa dell'Udc non sarebbe utile. «Al contrario: se usciamo dalla rete di sicurezza Schengen, non sapremo più da dove e quando i malfattori attraversano il confine. Sarebbe devastante», afferma.

Meyer (PS): «Un enorme shock»
«L'attacco di oggi a Winterthur è un enorme shock», dichiara la co-presidente dell'PS Mattea Meyer. La cittadina di Winterthur, che passa quasi ogni giorno vicino al luogo dell'aggressione, ha rivolto il proprio pensiero a tutte le persone coinvolte augurando alle vittime una pronta guarigione ed esprimendo gratitudine verso la polizia per aver evitato conseguenze ancora più gravi.

«Sono convinta che le autorità sapranno chiarire se questo atto terroristico di matrice islamista avrebbe potuto essere evitato e cosa sarà necessario in futuro per combattere il terrorismo estremista.» Per lei è chiaro: «Serve mantenere lo scambio di informazioni con le autorità di sicurezza dell'UE. Questo è messo in pericolo dall'iniziativa dell'Udc».

Binder (Centro): «Bomba a orologeria»
Il pericolo rappresentato da società parallele e organizzazioni ostili allo stato di diritto «nella nostra società aperta e libera è gravemente sottovalutato», afferma la consigliera agli Stati argoviese del Centro Marianne Binder.

La radicalizzazione nelle strade d'Europa è, secondo lei, una lezione da prendere sul serio. «Ciò che accade altrove può accadere anche da noi e sfociare in attacchi con coltello e omicidi: è una bomba a orologeria.» La Svizzera deve «finalmente rendersi conto» della necessità di investire molto di più nella sicurezza e nel lavoro della polizia, «per riconoscere e contrastare in modo più mirato questi centri di radicalizzazione».

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