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ITALIA / SVIZZERA

Il «socio finanziatore» dei clan in Lombardia è un finanziere ginevrino

All'inizio del 2026 è stato arrestato, ma già nel 2020 era stato condannato in contumacia in Italia - e in Svizzera era rimasto a piede libero
Il «socio finanziatore» dei clan in Lombardia è un finanziere ginevrino
IMAGO/Independent Photo Agency Int.
Il processo Hydra si è svolto a metà giugno. In esso sono emersi indizi su una collaborazione istituzionalizzata tra le grandi famiglie mafiose.
Il «socio finanziatore» dei clan in Lombardia è un finanziere ginevrino
All'inizio del 2026 è stato arrestato, ma già nel 2020 era stato condannato in contumacia in Italia - e in Svizzera era rimasto a piede libero

MILANO - Un finanziere attivo a Ginevra sarebbe al centro di una rete di rapporti con i vertici della criminalità organizzata italiana. La pista svizzera emerge nell’ambito dell’operazione Hydra, con cui le autorità italiane mirano a colpire una presunta "Supermafia" che riunirebbe ’Ndrangheta, Camorra e Cosa Nostra in un sistema di coordinamento per dirimere controversie e gestire affari comuni.

Secondo quanto emerso dal procedimento giudiziario in corso a Milano, ogni organizzazione avrebbe nominato propri garanti che si incontravano regolarmente, alimentando anche una cassa comune finanziata con contributi provenienti dalle attività criminali. I fondi sarebbero stati utilizzati, tra l’altro, per sostenere le famiglie dei detenuti. Un testimone chiave ha riferito che la collaborazione sarebbe nata tra esponenti del clan Senese di Milano e del clan Mazzei di Sicilia.

Il finanziere ginevrino, non incluso tra i 45 imputati del processo, avrebbe tuttavia intrattenuto rapporti con figure di spicco della Camorra. Negli ambienti del clan Senese sarebbe stato soprannominato «il presidente». Secondo le ricostruzioni, il suo contatto principale sarebbe stato proprio un esponente milanese del clan, attivo come garante durante gli incontri tra le organizzazioni.

L’uomo, italiano di nascita, avrebbe avviato negli anni Novanta uno studio fiduciario a Ginevra, espandendo poi le proprie attività in numerose società. In almeno due di queste sarebbero stati riciclati milioni di franchi. Nel tempo, sempre secondo le testimonianze, il suo ruolo sarebbe cresciuto: da semplice fiduciario a partner e finanziere del clan. Un testimone lo ha definito «l’oca che depone le uova d’oro».

Già condannato nel 2020 a sette anni di carcere a Roma, in contumacia, nell’ambito di un processo contro il clan Senese, l’uomo era rimasto in libertà in Svizzera. La svolta è arrivata all’inizio del 2026, quando è stato arrestato. Secondo quanto riportato da «La Repubblica», gli inquirenti svizzeri lo considerano il «cervello» dell’architettura finanziaria del clan.

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