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«Ora controlliamo anche i social e i like degli stagisti»

Gli strascichi degli attacchi terroristi del 7 ottobre del 2023 per l'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi UNRWA spiegati dal suo direttore per le risorse umane Paolo Bernasconi.
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«Ora controlliamo anche i social e i like degli stagisti»
Gli strascichi degli attacchi terroristi del 7 ottobre del 2023 per l'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi UNRWA spiegati dal suo direttore per le risorse umane Paolo Bernasconi.

SAVOSA - Le accuse sono state numerose e di quelle che, anche quando vengono smentite in un secondo momento, producono un effetto a cerchi nello stagno difficile da arginare.

Una spirale emotiva che, sfruttata da propaganda e disinformazione, ha contribuito a consolidare un’equazione distorta: quella che legherebbe il fine ultimo e il personale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA) al gruppo terroristico di Hamas.

Le smentite della Corte internazionale dell'Aja - Già perché, come si dice, "in guerra la prima a morire è la verità" e il Medio Oriente non fa eccezione. Neppure una sentenza della Corte internazionale di giustizia dell’Aja, giunta lo scorso ottobre, è riuscita (almeno all’apparenza) a modificare una percezione ormai radicata in alcuni paesi.

È in questo contesto delicatissimo, per usare un eufemismo, che il ticinese Paolo Bernasconi ha assunto un anno fa il ruolo di direttore delle risorse umane della stessa agenzia dell’Onu. «Il quadro in cui operiamo è molto delicato non solo da un punto di vista umanitario, ma anche politico e finanziario». Con Bernasconi, ospite di un nuovo episodio di TioTalk, ripercorriamo le polemiche che hanno investito UNRWA, nel tentativo di fare chiarezza in una situazione resa ancora più confusa da una massiccia campagna di propaganda.

Gli strascichi del 7 ottobre del 2023 - «Quando ho inoltrato la mia candidatura la guerra era già scoppiata. Non erano ancora state votate le leggi israeliane che impediscono a ogni membro di UNRWA di accedere ai territori occupati, ma la campagna di disinformazione contro l’agenzia era già iniziata. Poco dopo il mio arrivo, la situazione è precipitata».

Impossibile, però, non partire da quel 7 ottobre 2023 e dal coinvolgimento di nove membri di UNRWA negli attacchi terroristici. «Ci tengo innanzitutto a sottolineare che noi di UNRWA abbiamo ripetutamente condannato gli attacchi del 7 ottobre, che non hanno alcuna giustificazione e sono stati di una crudeltà estrema. Operiamo secondo un principio di neutralità molto rigoroso, come tutte le Nazioni Unite. Chiunque non rispetti questi principi o faccia parte di gruppi armati viene licenziato».

I legami tra nove membri e Hamas - «Ci è stato segnalato che nove membri del nostro staff hanno partecipato agli attacchi. Non appena ricevuta questa informazione, l’abbiamo trasmessa alle Nazioni Unite per attivare un’indagine interna. Eppure Israele, malgrado le nostre ripetute richieste, non ci ha mai fornito le prove di questi legami».

Nonostante l'assenza di un’inchiesta interna queste nove persone sono state licenziate. «Lo abbiamo fatto per trasparenza. Va però ricordato che si trattava di nove individui su un totale di 30mila dipendenti. Israele sostiene che UNRWA sia infiltrata da Hamas, ma occorre saper mettere gli eventi nella giusta prospettiva. Talvolta ci chiediamo se queste accuse non abbiano un significato più profondo e non mirino, in realtà, a smantellare l’agenzia dell’Onu». Il motivo? «Perché dà fastidio che esista ancora un organismo che difende i diritti dei rifugiati palestinesi».

UNRWA e diritto di ritorno dei profughi - Una campagna diffamatoria che ha comunque prodotto effetti concreti. Diversi Paesi, con gli Stati Uniti in prima linea, hanno congelato o sospeso i finanziamenti, mettendo a rischio la sopravvivenza stessa dell’agenzia. «All’origine di questa offensiva c’è l’associazione tra UNRWA e il diritto di ritorno dei rifugiati palestinesi. Ma sono due cose diverse. Il diritto di ritorno è sancito da una risoluzione dell’Onu del 1948, ben precedente alla fondazione di UNRWA. L’agenzia ha uno scopo completamente diverso: è stata creata per supplire alle funzioni di governo nei territori occupati. Gestiamo l’istruzione, la sanità pubblica, l’assistenza sociale e il lavoro nei campi».

Bernasconi non lavorava ancora all’agenzia all’epoca dei fatti, ma gli strascichi di quegli eventi sono tangibili ancora oggi. «Stiamo applicando misure di neutralità come non ne avevo mai viste. Lavoro in questo ambito da trent’anni e non ho mai dovuto effettuare così tante verifiche. Oggi, quando assumiamo anche solo uno stagista, dobbiamo controllare le sue attività sui social media, eventuali impegni politici, ciò che ha fatto al di fuori degli studi. Stiamo facendo davvero di tutto per dimostrare la nostra neutralità. Vedere che alcuni politici svizzeri ignorano questi sforzi e le valutazioni espresse dalla Corte dell’Aja è deludente».

Guarda l'intervista integrale e gli altri episodi di TioTalk su Tio.ch, oppure sul nostro canale YouTube.








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