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CICLISMO

A 67 chilometri all'ora contro un cartello: «È un miracolo che io sia sopravvissuto»

Durante il Giro d'Italia, il ciclista tedesco Juri Hollmann si è schiantato contro un cartello a velocità sostenuta: «Mi sono rotto l'avambraccio e frantumato il bacino. E dopo le fratture sono seguite un'embolia polmonare e un'esperienza di premorte».
Imago / Instagram
A 67 chilometri all'ora contro un cartello: «È un miracolo che io sia sopravvissuto»
Durante il Giro d'Italia, il ciclista tedesco Juri Hollmann si è schiantato contro un cartello a velocità sostenuta: «Mi sono rotto l'avambraccio e frantumato il bacino. E dopo le fratture sono seguite un'embolia polmonare e un'esperienza di premorte».
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BERLINO - Il 15 maggio 2025 sarà una data che il ciclistaJuri Hollmann non dimenticherà tanto facilmente. Il tedesco stava partecipando al suo primo Giro d'Italia quando cade rovinosamente durante la sesta tappa che portava la carovana da Potenza a Napoli. Il 26enne resta esanime sul ciglio della strada e da lì inizia la sua lotta per la vita. In un colloquio con l'ex ciclista Rick Zabel su YouTube, Hollmann ha parlato per la prima volta del grave incidente, svelando particolari angoscianti del suo lungo calvario.

Braccio rotto e bacino frantumato
«Sinceramente: è un miracolo che io sia sopravvissuto», esordisce il 26enne che poi ricostruisce quella giornata che gli cambierà per sempre la vita. «La strada nel luogo dell'incidente era liscia come uno specchio e pioveva forte», ricorda Hollmann. Oltre a lui, caddero a terra anche altri ciclisti, ma nessuno subì danni così gravi come il corridore della Alpecin-Premier Tech.

Senza riuscire a frenare, Hollmann si è infatti schiantato contro un segnale stradale. «Da 67 chilometri orari a zero: quel giorno la mia vita è cambiata completamente», racconta il tedesco elencando le varie lesioni subite. «Avambraccio rotto. Bacino frantumato. Le ferite erano gravi. In particolare, le immagini del braccio rotto erano tutt'altro che belle» (chi vuole vederle le trova sul suo profilo Instagram inserito in fondo all'articolo, ma non sono un bello spettacolo).

«Coaguli di sangue ostruivano i polmoni»
Il 26enne sospira. E dopo un po' continua nel suo racconto: «I medici pensano che io abbia colpito il cartello con la coscia e che il femore sia entrato nel bacino e l'abbia frantumato. Quando ho aperto gli occhi, ho visto che il mio braccio aveva un aspetto decisamente diverso. Poi avevo un dolore fortissimo, ma non riuscivo a localizzarlo. Mi faceva male dappertutto. Continuavo a urlare e a dire che volevo in qualche modo dormire. Poco dopo sono svenuto, perché il dolore era semplicemente troppo forte».

In un primo momento, il ciclista tedesco è stato portato in ospedale a Napoli. Da lì è stato trasferito in una clinica specializzata a Herentals (Belgio). Ma è dopo l'operazione al braccio che la situazione è precipitata. «Mi diagnosticano una embolia polmonare. Coaguli di sangue avevano completamente ostruito i polmoni. Non riuscivo più a respirare», racconta Hollmann. D'urgenza, il 26enne è quindi stato trasferito all'ospedale universitario di Anversa. «Non ero sotto anestesia totale» racconta. «Ho gestito il dolore come se fossi in dormiveglia. Un segnale tipico di un'esperienza di premorte. Sentire quel calore, nonostante il dolore, è tipico».

La speranza
Solo dopo il trattamento dell'embolia, i medici hanno potuto passare alla ricostruzione del bacino, con quattro placche e ventiquattro viti. Dopo cinque settimane in Belgio sono poi seguite otto settimane di riabilitazione a Berlino. In tutto, Hollmann ha passato tre mesi interi su una sedia a rotelle.

A quel punto il ciclismo professionistico faceva ormai parte del passato: «A un certo punto ho pensato che non si trattava più di tornare a gareggiare e quando sarebbe successo. Si trattava di capire se sarei mai guarito e quanto ci sarebbe voluto. Ho solo sperato di non riportare danni permanenti, come una paralisi alle gambe».Nella sfortuna, a Hollmann è ancora andata (relativamente) bene. Non ha infatti riportato danni permanenti e nel frattempo e tornato in bicicletta, entrando a far parte della Canyon x DT Swiss All-Terrain Racing, squadra svizzera con cui attualmente partecipa a gare di gravel.

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