Cureglia e il camino: quando diventi habitué senza accorgertene

CUREGLIA - Cureglia è uno di quei paesi del Luganese che si raggiungono salendo: pochi minuti di tornanti e già ci si ritrova tra le colline, con il paesaggio che si apre in scorci verdi e tranquilli. Non è un posto che si incontra per caso. Ci si va con intenzione, oppure perché qualcuno te l’ha consigliato con quell’aria da «fidati, non te ne pentirai».
Nel mio caso è stato proprio il passaparola. E da gennaio la mia routine ha preso una piega del tutto imprevista.
Prima ero una persona normale: uscivo poco, mi accontentavo di una pasta al pomodoro davanti a Netflix e di un’insalata quando volevo sentirmi in pace con lo specchio. Poi è arrivato Aaron, il nuovo gestore dell’Osteria Bellavista, e ha cambiato le carte in tavola.
Adesso, invece di lamentarmi sul divano di freddo, caldo, sonno e compagnia bella, mi ritrovo a salire a Cureglia tre volte su due. I conti non tornano, ma nemmeno la mia forza di volontà. La prima volta ci sono andata per curiosità. La seconda perché «una volta sola non fa primavera». La terza perché ormai mi riconosce dalla macchina e mi fa quel cenno che dice tutto: «Finalmente, dove eri finita?». Ed è lì che capisci di essere diventata habitué senza averlo deciso.
Il gestore è di quelli rari: ti chiede «come va?» e sembra davvero interessato alla risposta. Ogni tanto scivola nel dialetto ticinese con una naturalezza disarmante, di quelle che ti fanno venire quasi voglia di rispondere «bun dì» anche se è l’unica parola che conosci perfettamente. In qualche modo, riesce a farti sentire più a casa di casa tua.
Il cibo merita un capitolo a parte. Al centro della sala c’è un camino in bella vista (e il nome del locale non è certo un caso): lì cuociono la carne davanti agli occhi di tutti. Già solo guardarlo mentre aspetti mette una fame seria. La brace ha quel sapore antico di legna e tempo che ti fa chiudere gli occhi al primo morso. Le costine arrivano in tavola con la silenziosa sicurezza di chi sa di essere irresistibile. I pizzoccheri e il risotto hanno quel tocco di esperienza che non si improvvisa. E le porzioni? Di quelle generose che ti fanno dire «non ce la faccio più»... per poi ritrovarti a fare la scarpetta con il pane, perché lasciare la salsa nel piatto sarebbe un vero crimine contro l’umanità.
Il personale completa il quadro: accoglie senza formalismi, con quel calore genuino e spontaneo che scalda più del camino. Se arrivi un attimo fuori orario, ti sorridono e ti dicono «per te troviamo il modo», con la stessa tranquillità con cui si apre la porta a un vecchio amico.
Se cercate un posto dove il cibo è onesto e buono, l’atmosfera ti fa dimenticare l’orologio e il paesaggio fa da cornice alla terrazza, allora l’Osteria Bellavista a Cureglia ha la risposta che fa per voi. Di solito mi trovate seduta vicino alla finestra, a guardare il panorama e a fingere (male) di non aver ordinato le costine per la quarta volta consecutiva.
Passateci una volta. Ma attenzione: il rischio di diventare habitué anche voi è altissimo. E poi non dite che non vi avevo avvertiti.




