«Ha sbagliato ma non è un Pink Panther»

Si è aperto il terzo giorno del processo per la rapina alla gioielleria Taleda di Lugano. La parola alle difese degli ultimi quattro imputati
Al via il terzo giorno di dibattimento per il processo della tentata rapina alla gioielleria Taleda di Lugano. Nella giornata di ieri, la mattina è stata dedicata alla lunga requisitoria del procuratore pubblico Simone Barca, mentre nel pomeriggio hanno preso il via le arringhe difensive. A esprimersi, finora, sono stati gli avvocati difensori di quello che è emerso essere il capo (e la mente) della banda e di altri due componenti del quartetto che ha materialmente agito all'interno del negozio in via Pessina.
Correo o complice? «Non era il regista né l’attore protagonista»
Il 51enne «è incensurato. Non ha mai commesso una rapina. Si è sempre comportato bene durante la sua carcerazione. E ha avuto un ruolo marginale. L’autista. È sempre stato in macchina. E non ha preso parte alla riunione, a Vienna» per organizzare il colpo, ha proseguito l’avvocato della difesa. Correo o complice della rapina? «Non bisogna guardare solo a chi fa cosa, ma valutare il peso complessivo della persona nell’economia della rapina», ha sottolineato Cattaneo, citando quanto stabilito dal Tribunale federale. Il 51enne «non aveva alcun ruolo di controllo sulla rapina né svolgeva un ruolo essenziale». Insomma, «non era il regista né l’attore protagonista», ma «si è limitato a fornire quanto gli era stato chiesto». La richiesta è quindi la derubricazione da correo a complice e, in generale, una «pena massicciamente ridotta e contenuta in al massimo 3 anni».
«Banda a geometria variabile? Allora la banda non esiste»
È il turno della difesa del 51enne austriaco, il quinto imputato. «Non voglio minimizzare l’accaduto né chiedere un’assoluzione impossibile», ha esordito l’avvocato Pascal Cattaneo che ha poi messo in discussione il quadro presentato dal pp Barca. «L’atto di accusa del procuratore pubblico disegna un quadro monolitico. Dove la parola banda diventa il tappeto sotto il quale nascondere responsabilità e consapevolezza dei singoli». La difesa ha proseguito nelle sue contestazioni anche in merito al concetto di banda a «geometria variabile», come descritta dall’accusa. «Definire la struttura a geometria variabile significa riconoscere, implicitamente, che questa struttura non esiste». La difesa chiede quindi il proscioglimento dall’aggravante della banda.
«È stato l’utile idiota della rapina»
La difesa del 36enne ha sottolineato che le sue mani non hanno mai toccato le armi. «Ha la colpa di essersi aggregato alla rapina ed essere entrato nel negozio», ma senza avere un ruolo centrale nell’ideare il colpo e nel progettarlo. «È stato, mi perdonerà, l’utile idiota della rapina» e ha agito, «scegliendo la via peggiore», per provvedere a un momento di difficoltà dopo aver perso il lavoro. «La colpa del mio assistito resta grave, ma» in virtù della sua condotta e del suo ruolo effettivo, la difesa chiede una pena detentiva «non superiore a 4 anni». Il pp, lo ricordiamo, ha chiesto 8 anni e 3 mesi.
«Si è arreso subito, non può essere irrilevante»
«All’arrivo della polizia, la rapina per lui era terminata». Il fatto che «si sia immediatamente arreso, non può essere irrilevante», ha proseguito l’avvocato, insistendo sul fatto che il 36enne non solo non ha mai commesso rapine, ma non ha proprio alcun precedente penale. «Non risulta da nessuna parte che ci fosse l’intenzione di effettuare altri colpi né che conoscesse il background criminale dei suoi correi», ha affermato, chiedendo di far cadere l’aggravante dell’aver agito in banda.
«Ha sbagliato ma non è un Pink Panther»
«La posizione del mio assistito è diversa», esordisce l’avvocato Stefano Stillitano, difensore del quarto imputato, ultimo membro del gruppo che è entrato nel negozio. «Ha sbagliato ma non è un Pink Panther. In passato non ha mai commesso reati». E ha proseguito ridimensionando in un certo senso anche l’accaduto. «In Ticino sono stati commessi reati più gravi». Il difensore ha poi contestato anche le modalità imputate al 36enne serbo. «Ha partecipato ma mai come ideatore”. Compiti di bassa manovalanza. “Non ha toccato le pistole. Non ha tenuto durante la rapina una condotta che può essere anche solo lontanamente pericolosa. Nemmeno ha fatto in tempo ad aprire lo zaino che è arrivata la polizia». E quando è arrivata la polizia «è rimasto immobile».
Terzo giorno
Si apre il terzo giorno di dibattimento per la tentata rapina alla gioielleria Taleda. Ieri, il procuratore pubblico Simone Barca ha formulato richieste di pena che vanno dai 3 anni e 10 mesi ai 15 anni. Il quadro tracciato dal pp è stato chiaro: era un banda ben organizzata che ha agito seguendo un piano dettagliato. Conclusa la requisitoria, è stato il momento delle difese. Il capobanda ha contestato il reato di tentato assassinio e, più in generale, tutte gli avvocati difensori che si sono espressi finora hanno chiesto sensibili riduzioni di pena, contestando in particolare l’appartenenza alla rete criminale dei Pink Panthers.
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