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LUGANO

«Ha sparato contro l'agente. Sapeva che l'arma era carica ma non che avesse la sicura»

Si è aperto il secondo giorno di dibattimento per il colpo fallito al Taleda. A prendere subito la parola il procuratore pubblico Simone Barca
Ti-Press
Si è aperto il secondo giorno di dibattimento per il colpo fallito al Taleda. A prendere subito la parola il procuratore pubblico Simone Barca

Secondo giorno di processo per il colpo fallito alla gioielleria Taleda di Lugano. Ieri, i sette imputati sono stati interrogati dal giudice Amos Pagnamenta in merito alla loro situazione personale e a quanto dichiarato in fase d'inchiesta. Il dibattimento, lo ricordiamo, si svolge per motivi di sicurezza all'interno del carcere della Farera e viene trasmesso in streaming nell'aula maggiore del Palazzo di Giustizia.

10:39

La breve fuga e l'arresto in zona Cattedrale
A quel punto, come noto, l’agente esplode un primo colpo. Il 50enne indietreggia, si ripara. Fa un ulteriore movimento. «Sono passati esattamente quindici secondi da quando l’agente ha esploso il colpo». Il rapinatore, diciamo pure il “capo” del gruppo, «capisce che non ha alcuna possibilità di colpire. Getta l’arma a terra. Però voleva fuggire. Corre contro l’agente, scappa verso l’autosilo Motta portando con sé merce per 300mila franchi». Lo scooter però non parte. Prosegue la fuga a piedi e viene intercettato in piazza Cattedrale.

10:36

«Ha sparato contro l'agente. Sapeva che l'arma era carica. Non che avesse la sicura»
«Uno dei due rapinatori posa l'arma che però viene subito impugnata dall’altro. E questo la rivolge, con il dito sul grilletto, verso l’agente. Si barrica verso la porta blindata, porta la mano sinistra fuori con l’arma e preme sicuramente una volta, se non due, il grilletto, tentando di esplodere un colpo contro l’agente. I colpi però non partono, grazie alla sicura. Sapeva che l’arma era carica. Che il colpo era in canna. Ma non sapeva, lo ha detto lui stesso, che avesse la sicura. Era pronto a tutto e non aveva la benché minima intenzione di trascorrere altro tempo in carcere».

10:34

Tutto in pochi secondi
Nei brevi istanti della rapina, accadono molte cose. “Ti ammazzo. Apri la vetrina o ti ammazzo”. “Ti ammazzo, stai lì”. Alcune delle minacce pronunciate all'indirizzo del commesso del Taleda. I due agenti in bicicletta sopraggiungono quasi immediatamente. Barca riavvolge al rallentatore quei momenti. «Sono passati sedici secondi dall’arrivo della polizia. Lo ripeto: sedici secondi. Ne passano alcuni ancora e l’agente estrae l’arma e intima alla banda di arrendersi«. In quel momento, il 50enne, principale imputato, incurante, si dirige alla vetrina e continua a svuotarla.

10:30

Con la sicura, ma pronti a sparare
Prosegue la ricostruzione del pp Barca. «Il gruppo si dirige verso la gioielleria Taleda. Ignari del fatto che a poca distanza da loro stavano sopraggiungendo due agenti in bicicletta». La "mente" del gruppo «si fa aprire la porta, seguito dagli altri tre. Impugnano le pistole e minacciano di morte il commesso per farsi consegnare la merce in vetrina. Entrambe le armi avevano caricatore pieno e colpo in canna. Avevano la sicura. Ma come bene emerge dalla ricostruzione, le due pistole con un movimento estremamente rapido si sarebbero potute disassicurare. Ed è per questo che avevano caricatore pieno e colpo in canna».

10:28

Le ore prima della rapina
Alle ore 10.30, la banda, composta da 7 membri, parte da Malnate. I veicoli hanno varcato il confine alle 10.45 circa. In segutio raggiungono il furgone (in una località ancora non definita) e poi ripartono per Lugano. Alle 11.10 escono dal raccordo dell’A2. Posteggiano in zona blu in via montarina 15. I quattro si incamminano verso via Motta, portando con sé il casco da moto. Un quinto effettua un sopralluogo, mentre gli altri entrano all’autosilo predisponendo gli scooter per la successiva fuga.

10:11

Il sopralluogo per la fuga
L’accusa procede minuziosamente a tracciare i movimenti della banda la sera prima della tentata rapina. Viene ripercorso il tragitto, orologio alla mano, compiuto dai diversi membri a bordo di un’auto, un furgone e due scooter. In particolare, il giro effettuato nella tarda serata del 1° luglio 2024, sottolinea Barca, aveva «un chiaro scopo esplorativo. Per mostrare la strada da percorrere il giorno successivo, ovvero per allontanarsi dal Lugano una volta avvenuta la rapina». «Quanto messo in atto è chiarissimo. Han portato a Lugano due scooter per la fuga, che sarebbero poi stati caricati sul furgone, anch’esso parcheggiato a Lugano».

10:00

Taleda, l'obiettivo definito «al più tardi» un mese prima
L’obiettivo della rapina era stato ben definito «al più tardi» al 10 giugno 2024, sottolinea Barca, proseguendo nella ricostruzione cronologica delle settimane che hanno preceduto il giorno del colpo (2 luglio 2024, ndr.). Il pp, un pezzo alla volta, smonta le versioni presentate ieri da alcuni degli imputati, riallacciando gli effettivi collegamenti tra gli imputati. «Le bugie hanno le gambe corte. O, in questo caso, i tabulati telefonici molto lunghi».

09:53

«Un soggetto ampiamente conosciuto all'estero»
Il 50enne serbo era «ampiamente conosciuto all’estero», spiega il pp, citando  precedenti rapine, una Lubiana e una ad Atene nel 2022. È stato quindi arrestato a Mosca nel maggio del 2023. Rimasto in detenzione in Russia senza mai essere estradato in Grecia. Poi è rientrato volontariamente in Serbia, in detenzione.

09:51

«La mente del piano era solo una»
Il pp Barca prosegue sui contorni organizzativi della tentata rapina. «La mente del piano era solo una», ossia il 50enne, principale imputato del procedimento. «È venuto a conoscenza della gioelleria Taleda già nel 2017, mentre si trovava in Ticino».

09:45

Un piano studiato «nei minimi dettagli»
«Sul motivo per cui siamo qua oggi, gli impuati hanno ragione. Hanno avuto sfortuna. Tanta sfortuna», ha esordito il pp Barca. «Gli imputati negheranno di aver confezionato nei minimi dettagli il piano per la rapina. Hanno anche menzionato in un verbale di essere “degli scappati di casa”. Di aver scelto su due piedi l’obiettivo. Di non aver avuto un preciso piano di fuga. Hanno anche negato di avere effettuato dei sopralluoghi. Peccato per loro che l’ottimo lavoro degli inquirenti ha permesso di ricostruire quanto accaduto prima, durante e anche nei momenti successivi alla rapina», ha proseguito il pp parlando di un piano studiato «nei minimi dettagli»

09:39

Secondo giorno
Il dibattimento si è riaperto alle 9.37. Prende parola il procuratore pubblico Simone Barca.

09:35
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