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Lorenzo Onderka

F-35: sicurezza o dipendenza?

Lorenzo Onderka, già candidato per Avanti con Ticino&Lavoro
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F-35: sicurezza o dipendenza?
Lorenzo Onderka, già candidato per Avanti con Ticino&Lavoro

Quando nel 2020 il popolo svizzero approvò l’acquisto di nuovi jet da combattimento, non si votava su un modello specifico, bensì su un credito di 6 miliardi di franchi destinato a rinnovare la nostra flotta aerea. Solo in seguito, nel 2021, le autorità federali hanno scelto l’F-35 come velivolo più adatto secondo le valutazioni tecniche. Su questo piano, la scelta non è in discussione: l’F-35 è un aereo moderno e performante, tra i più avanzati sul mercato. Ciò che oggi preoccupa sono invece i costi crescenti e il rischio di una dipendenza politica e tecnologica dagli Stati Uniti.

Sul piano finanziario, la promessa iniziale non è stata mantenuta: dai 6 miliardi CHF approvati si è già passati a circa 7 miliardi, con un incremento che non può essere spiegato solo con le oscillazioni dei cambi. Questo trend lascia temere ulteriori rincari.

E qui entra in gioco un altro rischio, ancora poco discusso: quello legato ai dazi e alle restrizioni commerciali introdotte dagli Stati Uniti. Già oggi si osservano difficoltà crescenti nel reperire ricambi per prodotti americani in Europa, ed il loro prezzo sta aumentando. È un problema che ho potuto constatare personalmente con la mia moto, ma che tocca molti consumatori e settori. Se simili ostacoli si estendessero a sistemi complessi come l’F-35, la disponibilità e il prezzo dei pezzi di ricambio potrebbero diventare un fattore critico.

A questo si aggiunge la dipendenza digitale. L’F-35 non è solo un aereo, è una piattaforma che necessita di continui aggiornamenti tramite il sistema informatico ODIN, controllato dagli Stati Uniti. Senza quel flusso costante di dati e autorizzazioni, gli aerei non volano. La Svizzera si ritroverebbe dunque a dipendere doppiamente: dai ricambi e dal software.

In tempi di rapporti distesi, tutto questo potrebbe sembrare un dettaglio. Ma la realtà è che le relazioni internazionali sono mutevoli. È quindi lecito domandarsi se sia saggio affidare una parte così sensibile della nostra difesa a un partner estero che, in certe circostanze, potrebbe esercitare una pressione indiretta.

Alla luce di tutto questo, l’acquisto degli F-35 solleva interrogativi legittimi: i costi aumentano, i ricambi potrebbero non essere garantiti e la nostra autonomia è limitata. Prima che i jet decollino, deve atterrare il buon senso.

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