Dumping: un'ombra sul nostro futuro

Elia Agostinetti, Consigliere Comunale della Città di Mendrisio
MENDRISIO - 30.000 persone. 30.000 persone sotto i 45 anni che non hanno partecipato alle ultime elezioni.30.000 giovani che hanno deciso di delegare l’elezione di Governo e Gran Consiglio ad altri, per varie ragioni. Con il risultato che un legislativo in cui le necessità di questo secolo sono poco rappresentate ha deciso che le discriminazioni di genere e gli stipendi dei giovani ticinesi non sono questioni importanti. Che il dumping non è un problema.
La sfiducia nelle istituzioni è certamente comprensibile, visti anche i rapporti incestuosi emersi tra politica, economia e magistratura; è anche vero che per rompere con la logica capitalista che determina la nostra vita quotidiana serve ben altro che semplici cambiamenti di legge, per quanto importanti essi possano essere.
Ma è altrettanto vero che alcuni cambiamenti di legge possono migliorare – almeno in parte – la nostra condizione materiale; oppure possono permetterci di difendere meglio i nostri diritti, individualmente o collettivamente.
È a quest’ultimo aspetto che dobbiamo pensare quando ci sono delle votazioni, prima di decidere, come fanno decine di migliaia di persone, di buttare la busta perché “tanto non serve a niente”, perché “un voto non cambia nulla”. Eppure la realtà deve essere cambiata per evitare, ad esempio, che i giovani non trovino un lavoro decente in Ticino; che una donna guadagni 650 franchi in meno al mese solo perché è una donna; che, finita la maternità, venga lasciata a casa con scuse di vario tipo; che in Ticino si guadagni un terzo in meno rispetto a chi è rimasto a Losanna, Zurigo o Friborgo, indipendentemente dal titolo di studio o dal ruolo in azienda.
Tutto questo avviene anche perché le regole, le leggi e i contratti non vengono rispettati. Al padronato e ai partiti che gli sono amici non interessa far rispettare le regole, non interessa combattere quel fenomeno chiamato dumping, ovvero la spinta verso il basso dei salari.
Per questo, il prossimo 8 marzo dobbiamo votare SÌ all’iniziativa per la difesa dei diritti di chi lavora e contro il dumping salariale e sociale.Perché non è solo un voto: sono 30.000, e una differenza la fanno.



